La storia

Medardo Rosso: mercato afflitto dai falsi, ma sorvegliato dall’archivio

Due mostre a Vienna e Basilea mettono il maestro italiano in dialogo con la scultura contemporanea

Elena Filipovic, direttrice del Kunstmuseum Basel a sinistra; “Ecce Puer” di Medardo Rosso, creazione: dopo il 1920, 1906 (originale), cera su intonaco, 47 x34 x 29 cm. (Creditline: Fabbri Federico; Photo Credit: courtesy Galleria Russo, Rome)

6' min read

6' min read

Non appena è diventata direttrice del Kunstmuseum Basel (la seconda donna nei 363 anni di storia del museo di Basilea e la prima americana), Elena Filipovic ha acquistato un’opera di Medardo Rosso. “Ciò dimostra quanto io creda nella sua importanza” ha affermato. Ora Filipovic ha pianificato una grande mostra a lui dedicata nel periodo più importante dell’anno, quello di Art Basel, quando tutto il mondo dell’arte è in città. L’esposizione, dal 29 marzo al 10 agosto, è organizzata in collaborazione con il Mumok di Vienna, dove è attualmente in corso (fino al 23 febbraio). Oltre a presentare al pubblico internazionale circa 50 sculture dell’artista italiano e 250 fotografie e opere su carta, le due mostre mettono Rosso in dialogo con artisti di ieri e di oggi per dimostrare la sua grande influenza sulla scultura moderna e contemporanea.

La mostra tra Vienna e Basilea

“Sono fan di Rosso da tempo - spiega Elena Filipovic, - già in passato pensavo ad una mostra con le sue opere in relazione a quelle di un’artista contemporanea. Anche Heike Eipeldauer del Mumok, che studia Rosso da anni, programmava una mostra su di lui fin da prima del Covid. Insieme abbiamo voluto evitare un approccio solamente formale, ma abbiamo guardato a Rosso in modo più profondo, evidenziando la risonanza del suo modo di pensare in relazione all’anti-monumentalità, al disfacimento della scultura, alla fotografia, alla messa in scena, alla ripetizione ossessiva di uno stesso soggetto. In alcuni casi il riferimento è più diretto ed esplicito, come per Marisa Merz con le sue ‘Testine’, o di Nairy Baghramian, che l’ha visto al Nasher Sculpture Center quando ha ricevuto il Nasher Prize Laureate nel 2022 e di conseguenza ha realizzato una serie di opere con la cera. In altri casi è meno diretto, come per Félix González-Torres, che probabilmente non lo conosceva, ma usa lo stesso concetto di sparizione corporea, per Marcel Duchamp con l’idea di ripetizione e di tornare su uno stesso soggetto, o ancora per Pamela Rosenkranz con la sua ricerca sull’incarnato”.

Loading...

Rosso vs Rodin

Nonostante questa profonda ammirazione da parte degli artisti, Medardo Rosso rimane ancora poco noto al largo pubblico al di fuori dell’Italia, soprattutto, se lo si confronta con il suo contemporaneo Rodin. “In qualunque museo del XIX e XX secolo in Europa, America o Asia si trova un Rodin, ma solitamente non un Rosso, e questo, naturalmente, influenza il mercato” così Filipovic. “Il problema è che non ci sono così tanti Rosso in circolazione, perché chi ce l’ha tende a non vendere, e anche perché Rosso in confronto ha prodotto di meno. Rosso voleva fare tutto da sé, fino alla fusione del bronzo, rendendo ogni opera unica, mentre Rodin si affidava alle fonderie e al lavoro esterno, riuscendo a produrre molte più copie. Inoltre, Rodin aveva capito che per essere famoso bisogna essere monumentale, sia nelle misure che nei soggetti – pensiamo al Monumento a Balzac – mentre Rosso amava raffigurare i bambini, i lavoratori, la gente semplice. Anche nel modo di fotografare le sculture: Rosso non permetteva a nessuno di fotografare le sue opere (e in questo certamente influenzò Brancusi) e sperimentava lui stesso con il mezzo fotografico; Rodin chiamava i più famosi fotografi del tempo, incluso il noto americano Edward Steichen, e usava la fotografia come mezzo per pubblicizzarsi”.

Il Museo Medardo Rosso

Le opere di Rosso in mostra a Basilea e Vienna vengono per lo più dalla famiglia dell’artista, che gestisce il lascito e il Museo Medardo Rosso a Barzio, in provincia di Lecco. È, soprattutto, grazie al loro lavoro che negli ultimi 20 anni la percezione dell’artista è radicalmente cambiata.

“Ho preso in mano il museo, fondato dal mio bisnonno Francesco Rosso, unico figlio di Medardo, nel 1990”, spiega Daniela Marsure Rosso, che lavora insieme a sua figlia, Guendalina Giannini Mochi. “È stato un momento spartiacque, perché da allora abbiamo fatto ordine tra le opere autentiche e quelle false, che circolavano copiose sul mercato”.

Medardo Rosso nel suo studio sul Boulevard des Batignolles, 1890, stampa dal negativo su vetro originale, 13 x 17,7 cm, © Archivio Medardo Rosso

In vita Medardo Rosso non aveva avuto un mercante di riferimento e, anche in questo caso, si era occupato personalmente delle vendite a collezionisti e i musei in tutta Europa. “Pur vivendo nella Parigi di Manet, Renoir, Degas, che era suo amico e l’aveva aiutato al suo arrivo nella capitale francese (Degas, infatti, parlava italiano, avendo parenti napoletani), non ha mai avuto i mercanti come gli altri artisti, perché era uno spirito assolutamente ribelle, quindi, non avrebbe mai accettato avere delle condizioni per produrre la sua opera” così Daniela Marsure. “Lo faceva quando lo sentiva, quando l’aveva in mente, coi suoi tempi e solo quando entrava in unione intellettuale e in un rapporto di fiducia con l’acquirente. Aveva molti collezionisti direttori di musei a quale si presentava lui personalmente, infatti, ha viaggiato tantissimo nel Nord Europa, mentre in Italia non è stato riconosciuto fino al 1911 quando Soffici gli fa una mostra a Firenze”. Già nel 1986 è entrato nella collezione del South Kensington Museum a Londra (attuale Victoria and Albert), poi a Dresda (1901), Essen (1902), Lipsia (1903), Parigi (1907), solo nel 1913 nella Galleria nazionale di Arte Moderna di Roma, l’anno dopo a Ca’ Pesaro a Venezia e nel 1921 a Palazzo Pitti a Firenze. “Sapeva di essere in anticipo sui tempi, per cui a volte teneva nascoste le sue opere. Quando Clemenceau, presidente del governo francese, nei primi di Novecento, volle acquistare due sue opere, Rosso gli disse che erano troppo avanzate e, in effetti, vennero messe nei magazzini”.

La storia del mercato

Dopo la morte, il figlio Francesco si occupa del lascito e fonda il museo di Barzio in una casa ristrutturata con l’aiuto di Piero Portaluppi. Inoltre, regala tantissime opere alla Gnam di Roma, alla GAM di Milano, fa mostre in Italia, a Parigi. Quando muore, nel 1956, si blocca tutto. Sua moglie e sua figlia non si occupano della promozione di Rosso, anzi, rifiutano qualsiasi richiesta di prestito persino a Margaret Scolari Barr, storica dell’arte e moglie del direttore del MoMA Alfred Barr, che pubblica una monografia in inglese su Rosso nei primi anni 60 e fa una mostra al MoMA. Affidano l’archivio a Luciano Caramel e in questo periodo il mercato viene inondato dalle copie. Nel 1990, alla morte della figlia di Francesco, nonna di Daniela Marsure, subentra quest’ultima, che inizia un lavoro di studio e di riordino dei documenti e di accreditamento del museo. Nel 2009, con la pubblicazione del catalogo ragionato, c’è stata la svolta. Il museo stesso si occupa oggi delle autenticazioni grazie ad un comitato scientifico, ma ci sono ancora tante copie in circolazione.

In galleria

Nei primi anni 90 ha iniziato ad occuparsi di Rosso anche la galleria Amedeo Porro Fine Arts, con sedi a Lugano e Londra. “Rosso è stato sempre presente nei musei italiani e in alcuni internazionali, ma poco ricercato dal collezionismo privato e non capivo il perché” ha affermato Porro. “In America, Giappone e Germania c’è sempre stato interesse, quindi, già dalla metà degli anni 90 ho iniziato un rapporto di collaborazione con la galleria Peter Freeman a New York per aprire la strada all’America. Abbiamo fatto mostre e pubblicazioni per tirare fuori Rosso dall’anonimato e farlo conoscere ai privati”.

Oltre alla questione delle copie, ci sono anche produzioni successive alla sua morte, ma riconosciute. “C’è da distinguere la produzione del figlio Francesco” spiega Porro, “che ha prodotto opere del padre quando richieste, per esempio, dai musei, e quella dell’avvocato Vianello-Chiodo, che ha assistito Rosso negli ultimi anni di vita, per cui Rosso, come ringraziamento, gli ha dato un gruppo di sei gessi dei quali lui aveva il permesso di fare le fusioni. Ma questi due filoni sono entrambi riconosciuti come opere di Medardo Rosso, seppure con valori commerciali diversi: circa la metà quelle del figlio e circa un terzo quelle dell’avvocato. Oggi c’è poco materiale disponibile: su 252 opere catalogate, 134 sono nei musei. Quindi, solo 118 sul mercato, di cui una parte in collezioni private, altre distrutte e molte date come collocazione sconosciuta. Un corpus, quindi, molto esiguo per soddisfare una richiesta sempre più elevata”.

La valorizzazione sul mercato

I prezzi in questi venti anni sono quintuplicati. Per i capolavori si arriva al milione di euro, 400-500mila per le opere medie e 50-100mila per quelle minori, a seconda del soggetto, della tecnica, dello stato di conservazione. Ma i soggetti importanti oramai sono introvabili. “Le ultime due versioni della ’Dame a la Voilette’ in commercio sono state da me vendute al MoMA e a Rotterdam”, così Porro. “L’Ecce Puer è un altro soggetto fondamentale ma introvabile, ce ne saranno due in commercio, ma in Italia e notificate. Questo è un altro fattore che non aiuta la valorizzazione, perché non permette la circolazione internazionale delle opere importanti e ne danneggia la visibilità e il mercato”.

E come reagisce il mercato ai falsi? “È inesorabile - risponde Porro -, quando nei cataloghi d’asta esce una scultura senza giustificazione, senza storia, il mercato non premia e va invenduta, oppure passa ad un prezzo di mille, 2-3mila, 6-8mila euro, acquistata come soprammobile”.

C’è ancora da valorizzare la produzione fotografica e su carta, ma anche quella è rara sul mercato, la maggior parte si trova in archivio. “È un mercato ancora tutto da creare - spiega Porro -, c’è ancora un lavoro di catalogazione da fare, ma il museo ci sta lavorando e allora si aprirà un mercato alternativo alla scultura”.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti