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Mediocredito, prestiti a +24% in Alto Adige

La crescita del credito concesso dall’istituto al territorio è dovuta ai fondidel Fri-Turismo a valere sulle risorse del Pnrr per le strutture turistico-alberghiere

di Paolo Paronetto

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Un 2023 di espansione delle masse e consolidamento del conto economico, con la prospettiva di una crescita futura nel segno della diversificazione ulteriore delle fonti di raccolta, anche valutando l’acquisizione di piccole banche retail.

Mediocredito Trentino-Alto Adige ha chiuso il 2023, 70esimo esercizio della sua storia, con un utile netto di 6 milioni, sostanzialmente stabile (+0,4%) rispetto al 2022, un margine operativo di 25,1 milioni (+1,9%) e un margine di interesse di 20,4 milioni (+0,5%). La «banca d’affari tascabile», come si autodefinisce, uno dei pochi sopravvissuti tra gli istituti regionali di mediocredito nati negli anni Cinquanta, non ha infatti potuto beneficiare dell’effetto traino dei tassi Bce che ha messo le ali ai bilanci delle banche tradizionali. «Non godiamo dell’effetto Bce perché i nostri costi di raccolta seguono l’andamento dei tassi di mercato», spiega il direttore generale Diego Pelizzari. Nonostante gli sforzi di diversificazione della provvista, infatti, anche sul lato retail Mediocredito non può contare su una raccolta anelastica come quella delle grandi banche commerciali, dato che fa affidamento su conti online i cui rendimenti devono essere adeguati giornalmente. Nel 2023 la raccolta di nuovi depositi da clientela retail e corporate è stata di 396 milioni (in accelerazione dai 287 milioni del 2022), di cui 270 da retail (più che raddoppiati dai 130 dell’anno precedente), in particolar modo attraverso il conto deposito online “Conto Rifugio”. Lo stock di raccolta, rimarca Pelizzari, ha superato gli 1,2 miliardi, a fronte di un attivo di 1,5 miliardi con impieghi per un miliardo e titoli di Stato italiani per 400 milioni. Lo scorso anno il volume del nuovo credito concesso ha superato quota 300 milioni (+5,3% sul 2022). Dal punto di vista territoriale, la banca segnala «un significativo incremento del credito concesso in Alto Adige (+24%) grazie ai finanziamenti del Fri-Turismo, a valere sulle risorse del Pnrr dedicate alle strutture turistico-alberghiere». Quanto alle aree di attività, accanto ai tradizionali finanziamenti a medio lungo termine, che «in parte hanno beneficiato della garanzia europea del Fondo europeo per gli investimenti, del Fondo di garanzia e di Sace», si evidenziano «le operazioni di finanza strutturata di supporto agli investimenti in energia alternativa e in infrastrutture, l’attività di advisor e arranger nelle emissioni di minibond, così come le operazioni di leasing strumentale in forte crescita rispetto al 2022». Negli anni, infatti, Mediocredito è sopravvissuta e cresciuta diversificando il business al di là del tradizionale credito corporate a medio termine e occupando «nuove nicchie di attivo» per diventare un partner a trecentosessanta gradi del sistema produttivo. «Forniamo tutto il supporto alle imprese sia per la finanza ordinaria che per operazioni straordinarie», chiosa Pelizzari. Mediocredito può contare sulle due sedi principali di Trento e Bolzano, oltre che sulle filiali di Padova, Treviso, Brescia e Bologna. «Ormai il raggio operativo della banca raggiunge l’intera area in cui sono presenti le principali Pmi italiane – sottolinea Pelizzari - e la raccolta arriva anche da Austria e Germania attraverso la piattaforma fintech tedesca Raisin». Il capitale oggi è detenuto per il 52,5% dalle Province di Trento e Bolzano, il 10% circa è in mano alla Cassa centrale Raiffeisen, holding del credito cooperativo dell’Alto Adige, e un altro 35% a Crr-Fin, a sua volta controllata pariteticamente di nuovo dalle Raiffeisen e dalla trentina Cassa Centrale Banca. L’azionariato negli ultimi anni ha visto progressivamente aumentare il peso delle realtà altoatesine ed è organizzato attorno a un patto di sindacato tra le due Province e le Raiffeisen. Accordo che è in scadenza a giugno e su cui ci sono «interlocuzioni in corso» per un rinnovo, si limita a dire Pelizzari, ricordando che «l’orientamento, anche del regolatore, è che gli enti pubblici dovrebbero fare un passo indietro sotto il 50% per favorire un processo privatistico». La banca, in ogni caso, punta a crescere grazie al rapporto con un territorio solido, in cui l’economia va «bene» e non si vede al momento «un peggioramento della qualità del credito». «Anche il rialzo dei tassi non ha del tutto bloccato gli investimenti», assicura Pelizzari. In questo contesto il punto di forza di Mediocredito è «l’agilità: abbiamo un taglio professionale, ma le dimensioni ci consentono di essere molto veloci». «Più che a una banca assomigliamo a una società di consulenza, siamo molto orizzontali – chiosa –. Siamo una piccola imbarcazione a motore che si muove molto rapidamente con una clientela che fa più fatica ad avere questo genere di rapporto con altre banche». Il tutto senza disdegnare opportunità di crescita esterna: «Ci stiamo guardando attorno perché ci piacerebbe allargare la gamma dei prodotti» conferma Pelizzari, che indica come possibili settori di espansione «il risparmio gestito e il retail, per avere più raccolta diretta da clientela e una rete per la distribuzione di prodotti finanziari».

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