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Medusa and Judith: Caravaggio in Music in Siena

The new opera by Yann Robin, a French composer born in 1974, on a libretto by Elisabeth Gutjahr premiered in Italy at the Teatro dei Rinnovati

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Translated by AI
Versione italiana

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Caravaggio wanders restlessly about the scene, tormented by the hissing of snakes on the head of Medusa, a terrifying face he has just finished painting; a face that terrifies and attracts him. Beside him is Fillide Melandroni, a Roman courtesan, his favourite model who now suggests a new painting to him: Judith and Holofernes. Contracted in a scream of stunned terror, Medusa's mouth is, after all, the same one that tears open Holofernes' face.

This is the starting point for Medusa, a new opera by Yann Robin, a French composer born in 1974, on a libretto by Elisabeth Gutjahr (translated from German into Italian by Fausto Tuscano), premiered in Italy at the Teatro dei Rinnovati in Siena; in reality, a Prologue and Epilogue that frame La Giuditta, an oratorio by Alessandro Scarlatti, presented for the occasion in the second version for just three voices. It is the result of the collaboration, in the educational sphere, between the Accademia Chigiana, the Mozarteum University of Salzburg and the Accademia di Belle Arti di Brera.

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Contemporary Baroque Engraving

Non un dittico, dunque, come sulle prime l’accostamento dei due titoli sul cartellone potrebbe far pensare, ma un vero e proprio innesto di barocco sul contemporaneo, o di contemporaneo sul barocco, che li salda in una sola drammaturgia (di Armela Madreiter). Anche per questo sarebbe stato più giusto ed efficace dare allo spettacolo un titolo unico, che ne riassumesse senso e contenuti. Il finale della Giuditta di Scarlatti, con l’entrata vittoriosa dell’eroina biblica nella città di Betulia, è del resto eluso, per fermarsi sulla scena della truculenta decapitazione fissata nel quadro di Caravaggio; e da qui il passaggio alla parte finale della Medusa di Robin è però ardito, troppo concettoso e privo di quell’immediatezza di comprensione che il teatro chiede, rivelandosi il punto debole della proposta: sparito l’atelier di Caravaggio, compare l’Angelus Novus di Paul Klee, lo sguardo di Medusa si è trasformato nel suo, che ora si volge al passato constatando come tragedie e calamità non abbi

L’orrore come altra faccia di una bellezza sconvolgente, la violenza senza fine che guida l’agire umano fino ai nostri giorni: sono tanti i temi che si ripropongono in questo spettacolo coraggioso, da ripetere, magari più rifinito nella drammaturgia finale del libretto, e che tutto sommato a Siena è accolto dal pubblico con un ottimo successo. Anche perché la regia di Florentine Klepper è ben fatta, comunica la dimensione noir di Caravaggio con moduli scenici grigio-neri, gioca sull’inquietudine di continui transfert, ti trascina in una dimensione visionaria che ha i penetranti ed ipnotici fasci di luce del light designer Conny Zenk. La dimensione contemporanea di Robin e quella barocca di Scarlatti si sdoppiano a livello interpretativo, senza generare scollamenti: in Medusa, la scrittura brulicante di Robin è resa in maniera puntuale da Kai Röhring alla guida dei nove strumentisti dell’Arco Ensemble; in Giuditta, Vittorio Ghielmi opta per un taglio prudente ma attento, con l’Orchestra Barocca

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