Meloni e Salvini, i duellanti condannati a stare insieme
La partita del Quirinale ha lasciato pesanti strascichi ma al di là delle dure prese di posizione i due leader sanno di doversi riabbracciare a breve: a primavera ci sono le amministrative
di Barbara Fiammeri
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I punti chiave
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Entrambi strepitano e se le danno verbalmente di santa ragione - con tanto di accuse di “tradimento” e “vigliaccheria” - accomunati soltanto nel proclamare che «il centrodestra non c'è più», seguito da un perentorio «lo ricostruisco io» (copyright Giorgia Meloni), che «la coalizione si è liquefatta come neve al sole» (Matteo Salvini dixit). Ma tanto la leader di Fratelli d’Italia quanto il “capitano” della Lega sanno che saranno costretti a breve a riabbracciarsi.
Le amministrative di primavera
In primavera c’è un’altra tornata elettorale - si va a votare in 22 capoluoghi di provincia di cui 4 di Regione (Palermo, Genova, Catanzaro, L'Aquila) - e, a meno di non voler issare bandiera bianca prima ancora che la gara cominci, dovranno sedersi attorno a un tavolo.
II ruolo centrale di Berlusconi
Dove, ovviamente, ci sarà anche Silvio Berlusconi. L’ex premier del resto è quello uscito meno malconcio dalla partita quirinalizia. Ha tolto di mezzo la sua candidatura nel nome della “responsabilità”, lasciando ai due giovani alleati il compito di indicare la strada. Il risultato è storia nota e l’ex premier, dopo aver subito il contraccolpo del ritiro “forzato” ed essere stato qualche giorno al San Raffaele, è tornato ad Arcore ricordando tanto a Meloni che a Salvini che «senza il centro» e, cioè, «senza Forza Italia» non vanno da nessuna parte.
Meloni e il rischio dell’opposizione perenne
Meloni dall'opposizione ovviamente picchia duro. Ma la faccia feroce davanti alle telecamere lascia trapelare preoccupazione. La presidente di Fratelli d'Italia mentre minaccia che non è scontata l'alleanza con Salvini e Berlusconi assicura ai suoi che non è intenzionata a fare la fine di Marine Le Pen, ovvero di consegnarsi all’opposizione a vita. Come fu per il Pci di Enrico Berlinguer che, nonostante rappresentasse oltre il 30% (e non il 20) degli italiani - quando a votare andava quasi il 90% degli elettori - è sempre rimasto fuori dal Governo. Per questo teme come la peste un eventuale ritorno al proporzionale anche se continua a ripetere che Fratelli d'Italia sarebbe comunque determinante.
Le difficoltà del “capitano”
Chi però è più in difficoltà è certamente Matteo Salvini. La ricerca del candidato/a al Quirinale alla fine è stata un fallimento che grava soprattutto sulle sue spalle, visto che si era ingenuamente accollato il ruolo di “kingmaker”. Lo stato maggiore della Lega, come sempre, gli ha ribadito la fiducia ma certo non è abbastanza per sentirsi rassicurato. Inoltre, il suo tentativo di recuperare il bandolo di questa intricatissima matassa proponendosi di dar vita a un Partito repubblicano sul modello statunitense è stato affossato sul nascere tanto da Berlusconi quanto da Meloni. E infatti dopo ventiquattr'ore Salvini non ne parlava più.
