Il piano della premier

Meloni, politiche anticipate a giugno 2027 e referendum sul premierato nel 2028

La leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, propone politiche anticipate a giugno 2027 e un referendum sul premierato nel 2028 come parte della sua road map politica

di Emilia Patta

La premier Giorgia Meloni.

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Anticipare a marzo del 2027 la fine della legislatura in modo da tenere le prossime elezioni politiche a giugno. A quel punto accorpandole in un’election day con il voto nelle grandi città, tradizionalmente più favorevole al centrosinistra, sperando in un effetto traino per il centrodestra: da Roma a Milano, da Napoli a Bologna, da Venezia a Torino sono molti i capoluoghi che torneranno al voto nella prima metà del 2027. E a parte Venezia, amministrata da una Giunta di centrodestra guidata da Luigi Brugnaro, si tratta di tutte città a guida Pd e centrosinistra.

L’idea dell’election day politiche-grandi città a giugno 2027

Nel complesso sono oltre duemila i Comuni in cui si è votato nel 2021 e che rientrano nella tornata della primavera del 2027. Il ministero dell’Interno ha infatti già provveduto ad accorpare in due turni i rinnovi delle amministrazioni comunali andate al voto nel 2020/21, durante la pandemia: i comuni che hanno votato nel secondo semestre del 2020 torneranno al voto nella primavera del 2026 (sempre in un solo giorno), mentre quelli che hanno votato nel secondo semestre del 2021 appunto nella primavera del 2027.

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Quale migliore occasione per provare l’effetto traino del voto politico? Magari con l’aiuto di quel ritocco alla legge elettorale per l’elezione dei sindaci dei comuni sopra i 15mila abitanti che il centrodestra ha in mente di apportare all’interno della riforma del Testo unico sugli Enti locali: abbassare cioè la soglia per far scattare il ballottaggio dal 50% al 40%, come già avviene in Sicilia e Friuli Venezia Giulia, evitando così l’effetto ricomposizione al secondo turno dei partiti del centrosinistra spesso in ordine sparso al primo (nella stessa Capitale Roberto Gualtieri arrivò secondo al primo turno).

«Niente campagna elettorale ad agosto e niente rischi per la manovra»

Comunali a parte, l’idea di anticipare un poco la fine della legislatura ha come obiettivo esplicito quello di far restare un’eccezione il voto in autunno, come accaduto il 25 settembre del 2022 a causa dell’improvvisa caduta del governo Draghi. La premier Giorgia Meloni e i leader dei partiti di maggioranza ne hanno discusso nelle scorse settimane durante i frequenti vertici a Palazzo Chigi e l’ipotesi è stata confermata nelle scorse ore anche in una riunione del centrodestra alla presenza del ministro leghista Roberto Calderoli proprio sul tema delle comunali.

«Naturalmente per ora è solo un’ipotesi, visto che lo scioglimento delle Camere è prerogativa del Capo dello Stato, ma è chiaro che in questo modo si eviterebbe un’altra campagna elettorale sotto gli ombrelloni e soprattutto si eviterebbe il rischio di una manovra finanziaria da varare in fretta e furia dopo il voto, pena l’esercizio provvisorio», ci conferma il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.

Il referendum sul premierato slitta al 2028, a distanza di sicurezza

In questo schema prende ancora più corpo la prospettiva di celebrare il referendum confermativo sul premierato dopo le elezioni politiche, e dunque nella primavera del 2028: il Ddl Casellati sull’elezione diretta del premier, al momento fermo alla Camera dopo un primo sì del Senato, dovrebbe così giungere alla doppia seconda lettura delle Camere solo all’inizio del 2027.

Troppo rischioso ricevere il verdetto dei cittadini sulla “madre di tutte le riforme” prima della fine della legislatura (il ricordo dell’allora premier dem Matteo Renzi che fu costretto a dimettersi dopo la sconfitta referendaria sul’abolizione del Senato elettivo è ben presente a tutti i successori inquilini di Palazzo Chigi). E troppo rischioso sommare il premierato all’altra riforma costituzionale potenzialmente divisiva, quella sulla separazione delle carriere dei magistrati, che invece la maggioranza vuole portare a termine, referendum confermativo compreso, entro la legislatura.

Quest’anno focus sul voto in 5 regioni, tra cui Veneto e Campania

Per quest’anno i fari sono intanto puntati sulle regionali in Veneto, Toscana, Campania, Puglia e Marche. Il governatore Luca Zaia, facendo leva sulla legge regionale veneta che stabilisce che le elezioni si possano tenere solo in primavera, aveva proposto una slittamento al 2026 assieme alla prima tornata di comunali in modo da poter presenziare alle Olimpiadi invernali. Ma nella citata riunione lo stesso Calderoli ha dovuto prendere atto che la strada non è percorribile: il nodo del terzo mandato del “Doge” andrà risolto politicamente.

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