Sì del Senato a risoluzione di maggioranza per impegno a Kiev «fino a quando necessario». Meloni: no a intervento diretto
Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nelle comunicazioni in Aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo
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I punti chiave
- L’invito unitario di FdI, Fi e Lega
- «No a intervento diretto, rischio escalation»
- «Il sacrificio di Navalny non sarà dimenticato»
- «Come ci si può sedere a trattare con la Russia?»
- «Ribadiremo no ad operazione Israele a Rafah»
- «Bene nuovi vertici Anp, rilanci prospettiva dei due Stati»
- «Italia pronta a fare la sua parte sulla difesa europea»
- «Dare fondi adeguati a difesa Ue, libertà ha un costo»
- «No ad opposizioni ideologiche sull’accordo con l’Egitto»
- «Non interrotta la ricerca di verità per Regeni»
- «Migranti, vogliamo alleanza globale contro i trafficanti»
- «Fondi del Pnrr non grazie a Conte ma per dramma dei conti»
- Bozza maggioranza: sostegno a Kiev,condanna per morte Navalny
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L’Aula del Senato ha votato con 110 voti a favore, 25 contrari e 39 astenuti la risoluzione di maggioranza presentata dopo le comunicazioni del premier Giorgia Meloni, in vista del consiglio europeo del 21 e 22 marzo che tratterà di guerra in Ucraina, sicurezza e difesa comune, Gaza, allargamento dell’Ue, relazioni esterne, migrazione, agricoltura e semestre europeo.
L’invito unitario di FdI, Fi e Lega
Nel testo dei partiti che sostengono l’esecutivo Meloni, tra i 19 punti si legge l’invito al governo italiano a «continuare ad assicurare all’Ucraina un forte sostegno declinato nelle diverse dimensioni, politico-diplomatica, economico-finanziaria, militare e umanitaria, per tutto il tempo necessario». Inoltre si far riferimento a una «attività di preparazione della Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina che l’Italia dovrebbe ospitare nel 2025». Sul tema del conflitto a Gaza FdI, Fi e Lega chiedono, tra l’altro, interventi umanitari a Gaza, di perseguire la prospettiva dei “due popoli, due Stati” e anche di contrastare l’antisemitismo dilagante. Sul punto dei migranti invece si ricorda l’importanza degli accordi internazionali e dell’attuazione del piano Mattei. In Aula sono state votate per parti separate le altre cinque risoluzioni, presentate dal Pd, dal M5S, da Avs, da Iv e da Azione. Risoluzioni su cui il governo aveva chiesto per alcune parti una riformulazioni per dare il via libera.
«No a intervento diretto, rischio escalation»
«Ho voluto riaffermare il sostegno all’Ucraina convocando il G7 da Kiev, nell’anniversario dell’aggressione russa e dell’eroica resistenza ucraina». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nelle comunicazioni in Aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo che discuterà di guerra in Ucraina, sicurezza e difesa comune, Gaza, allargamento dell’Ue, relazioni esterne, migrazione, agricoltura e semestre europeo. «Ci avviciniamo a uno degli ultimi Consigli europei di questa legislatura e superato lo scoglio della revisione del patto una parte molto significativa verterà sui grandi temi della politica internazionale e si partirà dal tema» dell’invasione russa. Sulla proposta avanzata dalla Francia circa il possibile intervento diretto, «ribadisco anche in questa Aula che la nostra posizione non è favorevole a questa ipotesi foriera di un’escalation pericolosa da evitare a ogni costo», ha aggiunto la premier, che ha auspicato sulla posizione del governo la compattezza del Parlamento.
«Il sacrificio di Navalny non sarà dimenticato»
E ancora: «L’Italia saluta con favore l’ingresso della Svezia e della Finlandia nella Nato e condanna ogni atteggiamento aggressivo della Russia verso questi Paesi amici così come nei confronti dei paesi baltici. Ribadiamo la nostra condanna ad elezioni farsa nei territori ucraini ed il decesso di Nalvalny il suo nome come simbolo del sacrificio per libertà non sarà dimenticato».
«Come ci si può sedere a trattare con la Russia?»
«Come ci si può sedere al tavolo delle trattative con chi non ha mai rispettato gli accordi?». ha aggiunto Meloni parlando delle violazioni degli accordi della Russia nei confronti dell’Ucraina. Sulla cooperazione con Kiev ha aggiunto: «Non si tratta dell’impegno a fornire armi, ma di un’intesa che riguarda una cooperazione a 360 gradi, come è naturale che avvenga con uno stato che ha avviato il processo di ingresso nell’Unione europea».


