Memorial per Floyd: «Togliete il vostro ginocchio dal nostro collo»
Continuano le manifestazioni in tutto il Paese. A New York la polizia e il sindaco sotto accusa per la violenza contro i dimostranti
di Marco Valsania
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“Togliete il vostro ginocchio dal nostro collo”. E' stata la giornata delle commemorazioni ieri, della cerimonia pubblica per il funerale di George Floyd con un'omelia del reverendo Al Sharpton contro il razzismo di oggi e di sempre, un messaggio racchiuso in quella frase simbolo. La cerimonia è avvenuta a Minneapolis, teatro dell'uccisione di Floyd per mano di quattro polizotti che l'hanno soffocato, appunto con un ginocchio sul collo, scatenando le maggiori proteste per i diritti civili da generazioni. Sarà seguita nei prossimi giorni da altre cerimonie in diverse città tra le quali Houston, dove Floyd era nato.
Nuove proteste, polizia attacca i dimostranti a New York
Assieme alle commemorazioni, sono continuate le proteste, giunte al decimo giorno, in nome di Floyd e contro la brutalità della polizia e la discriminazione. Numerose città hanno allentato o tolto i coprifuoco, da Los Angeles a Louisville, indicando che le dimostrazioni appaiono sempre più come proteste pacifiche. Non però New York, teatro di accese polemiche per la mano pesante adottata dalla polizia e difesa dal sindaco Bill de Blasio. Ancora ieri notte gli agenti hanno attaccato a manganellate dimostrazioni pacifiche solo per aver violato il coprofuoco, da Manhattan al Bronx. Numerosi anche gli arresti. Simili scene si erano verificate già mercoledì notte. Il capo della poliziai si era scusato per gli eccessi di mercoledì, chiedendo tuttavia ai manifesanti di non insultare gli agenti. Lae sue dichiarazioni non hanno diminuito la tensione.
Il discorso di Sharpton
L'omelia di Sharpton ha dato il tono, sobrio e determinato, alla giornata. Ha invocato riforme della polizia e del sistema della giustizia e ha fatto appello a una nuova stagione di riforme per i diritti civili. In altro passaggio, Sharpton ha detto che qualcuno confonde la pace con il silenzio. E di volere la prima, non il secondo. L'evento si è concluso con otto minuti e 46 secondi di silenzio, il tempo che il ginocchio del poliziotto Derek Chauvin è rimasto premuto sulla gola di Floyd.
Nuove minacce di Trump
Nelle stesse ore il presidente Donald Trump, assediato da denunce di dividere il Paese invece di unirlo nel momento della crisi e di invocare violenza contro le proteste, ha rafforzato lo schieramento delle forze dell'ordine a protezione della Casa Bianca ma ha visto sfaldarsi il suo sostegno. E ha twittato nuove minacce contro le proteste: ha rilanciato la lettera di uno suoi legali, che denuncia i manifestanti come terroristi e “studenti oziosi pieni di odio”.
Critiche tra i repubblicani
Crepe, davanti alla sua retorica, sono comparse dentro lo stesso partito repubblicano: la senatrice dell'Alaska Lisa Murkowski ha sottoscritto la forte denuncia dell'ex Segretario alla Difesa di Trump, James Mattis, che in un intervento sulla rivista The Atlantic ha accusato il Presidente di rappresentare un pericolo per la Costituzione. Murkowski ha definito quelle critiche “necessarie” e semmai “tardive” e ha indicato che potrebbe non votare per Trump alle elezioni di novembre. Trump ha risposto inveendo contro Mattis e promettendo che farà campagna contro la senatrice tra due anni, quando scade il suo mandato. “Appoggerò qualunque candidato, buono a cattivo” contro di lei, ha affermato tradendo la sua stizza. Altri repubblicani hanno continuato a difendere Trump a spada tratta, a cominciare dal senatore della South Carolina Lindsey Graham e da quello dell'Oklahoma James Inhofe.


