Meno rischiosi e argine all’inflazione, la nuova vita dei bond societari
I bond corporate Ue investment grade trattano al momento su valori che indicano un rischio sempre minore rispetto ai titoli sovrani
2' min read
2' min read
I bond corporate Ue investment grade trattano al momento su valori che indicano un rischio sempre minore rispetto ai bond sovrani. E, sempre al momento, sono in grado di battere l’inflazione. Gira probabilmente su questi due cardini il buon andamento delle obbligazioni emesse da società private e dal settore bancario/finanziario, in questa fase di turbolenza dei mercati obbligazionari. Vediamo il perché.
Società più «sicure» degli Stati
Da almeno 18 mesi gli spread di rendimento (rispetto ai titoli di Stato e alla curva di Interest rate swap) è in costante diminuzione. Questo segnala che gli investitori sono sempre più ottimisti sulle prospettive di società e istituzioni finanziarie, cioè le considerano abbastanza sicure. L’ottimismo è poi tale che gli spread di rendimento sono vicini ai livelli minimi degli ultimi 10-15 anni. Da un certo punto di vista questo andamento sarebbe giustificato; i debiti degli Stati sovrani sono tendenzialmente di aumento, mentre quelli delle società corporate europee sono costanti se non addirittura in diminuzione.
Non solo. Anche grazie alle stringenti normative attuate negli ultimi 10-15 anni, il settore bancario/finanziario europeo si è fortemente rafforzato dal punto di vista della solidità patrimoniale. Non sorprende quindi troppo che per i bond corporate investment grade gli investitori chiedano sempre meno extra-rendimento (cioè “spread”) rispetto ai titoli di Stato.
Inflazione battuta
C’è poi un altro elemento che probabilmente aiuta a mantenere sostenuta la domanda degli investitori: i rendimenti reali (cioè la differenza tra il rendimento nominale a scadenza di un bond e il tasso di inflazione) offerti dalle obbligazioni societarie sono su livelli storicamente elevati. Con rendimenti nominali che per scadenze a partire dai 24 mesi in avanti variano dal 3% al 5% (a seconda dei rating degli emittenti) e una crescita dei prezzi (sia attuale sia prospettica) che rimane attorno al 2%, gli investitori riescono oggi a battere facilmente l’inflazione e a proteggere i risparmi dall’erosione del potere d’acquisto. In quest’ottica, quindi, se rispetto agli spread di rendimento con la curva Irs e i titoli di Stato, l’attuale livello di entrata per gli investitori non è particolarmente allettante, rispetto invece al tasso di inflazione i rendimenti offerti dai bond societari mantengono un certo appeal.
Debito societario migliora
Se a questo si aggiunge la complessiva tendenza al miglioramento dei bilanci societari, in termini di minore indebitamento e maggiore solidità finanziaria, anche in una fase incerta come quella di queste settimane, e anche alle attuali valutazioni piuttosto “tirate” (in termini di spread), le prospettive per le obbligazioni societarie investment grade potrebbero nel complesso mantenersi abbastanza interessanti. A patto, però, che non si materializzi lo scenario più pericoloso: una forte recessione che imporrebbe, dai livelli attuali, un forte aumento degli spread a prescindere dai livelli di rendimento reale.


