Mercati e sfide future: il ruolo di Cdp tra pubblico e privato
Un’istituzione pubblica che fornisce capitali pazienti guardando all’impatto generato
di Giovanni Gorno Tempini
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Congiuntura economica, scenario geo-politico e pressioni competitive sono fattori che hanno un impatto diretto sulle scelte strategiche di un’Europa alle prese con importanti sfide. Il mercato unico è l’asset principale per affrontare correttamente e vincere queste sfide. Con un volume di scambi di beni interno alla Ue che vale poco più del 25% del Pil dell’Unione, rispetto al 60% degli Usa, diventa decisivo sostenere il mercato unico continentale, che dalla sua nascita ha consentito all’Europa una crescita aggiuntiva di Pil pari a 1.200 miliardi, l’8% in più rispetto a quanto si sarebbe osservato senza un mercato unico.
Con questa prospettiva, mercati e operatori pubblici e privati devono lavorare assieme al fine di promuovere la crescita di una platea di oltre 400 milioni di persone. All’Unione Europea serve una visione comune per superare l’eccessiva frammentazione che ne limita il potenziale di sviluppo. Guardiamo al mercato dei capitali: è necessaria una maggiore liquidità e integrazione per attrarre gli investimenti privati e finanziare la lotta al cambiamento climatico, accompagnare l’accelerazione tecnologica e rafforzare l’autonomia strategica. La mancata integrazione dei mercati, infatti, si lega ad alcune evidenti criticità: problemi di liquidità, scarsità di capitali e minore attrattività. Queste si traducono in multipli inferiori pagati per le imprese europee e difficoltà nel finanziare l’innovazione. Così le aziende pensano di quotarsi altrove.
Euronext nasce per contrastare questa direzione: è l’unione di sette listini, è l’infrastruttura tecnologica che può servire per arrivare al mercato comune e ad oggi è la Borsa in Europa con le migliori performance in termini di nuove Ipo. Un percorso che deve procedere di pari passo con un altro obiettivo incompleto: l’unione bancaria. L’andamento positivo dei margini dell’ultimo biennio non deve distogliere l’attenzione da una questione strutturale: le grandi banche europee sono molto domestiche. Se guardiamo ai loro bilanci prevalgono attività domestiche rispetto a quelle detenute nei confronti di altri Paesi dell’area dell’euro. Anche qui, una maggiore integrazione andrebbe a beneficio di tutti gli attori del sistema. In questo scenario mutevole, cambia anche la presenza dello Stato nell’economia, negli anni passati spesso invocata o ideologicamente avversata. In Europa, l’intervento pubblico utilizza in modo importante le Banche Nazionali di Sviluppo (Bns), istituzioni che veicolano il risparmio privato verso gli investimenti, con l’impegno di proteggerlo e remunerarlo, al fine di garantire un circuito virtuoso pubblico-privato. Cassa Depositi e Prestiti segue questa impostazione: il modello operativo delle Bns è parte integrante della sua mission a sostegno dell’economia, delle imprese e degli enti pubblici. Un’istituzione pubblica che opera secondo logiche di mercato, fornendo capitali pazienti e produttivi. Nel tempo l’organizzazione si è trasformata ed evoluta seguendo lo sviluppo dell’operatività, attraverso strumenti dedicati quali Cdp Equity, Cdp Real Asset, Cdp Venture Capital e Fondo Italiano d’Investimento.
Percorsi ed evoluzioni per i quali sono richieste competenze che devono avere declinazioni specifiche e altamente professionali e che hanno portato a sviluppare il modus operandi di Cdp, coniugando il rendimento dell’investimento con l’impatto generato. Così si può misurare in modo più completo il livello di crescita di un Paese, utilizzando metriche di analisi più ampie: il rispetto ambientale deve accompagnarsi con grande attenzione a tematiche del lavoro e sociali, attraverso una governance attenta e puntuale. Una filosofia che il Gruppo sta implementando e per alcuni prodotti sta applicando anche in termini di premialità: se ad esempio un’azienda finanziata raggiunge i target sociali e ambientali condivisi, il tasso d’interesse applicato può diminuire, garantendo sostenibilità e sviluppo. L’attenzione all’impatto generato è oramai una prassi consolidata nel funzionamento del nostro Cda, delle funzioni di business e di quelle di controllo e monitoraggio. Molta strada è stata fatta, dunque, e molta ne resta da fare per continuare a svolgere la missione di Cdp a supporto dello sviluppo sostenibile del Paese e in un contesto in cui grandi sfide globali richiedono visione strategica, ma anche pragmatismo e grande senso di responsabilità.

