La Germania dopo il voto

Merz: «Whatever it takes» sulla difesa. Accordo tra Cdu ed Spd, la riforma nei prossimi giorni al Bundestag

Il probabile futuro cancelliere tedesco prende a prestito le parole pronunciate da Mario Draghi durante la crisi dell’euro. Sulla difesa, il leader dei cristianodemocratici, e vincitore delle elezioni del 23 febbraio, è pronto a fare qualunque cosa sia necessaria, per rispondere «alle minacce alla nostra libertà e alla pace nel nostro continente». E ci sarà anche un super fondo da 500 miliardi di euro in dieci anni per le infrastrutture. Tre miliardi per Kyiv

dal nostro inviato Gianluca Di Donfrancesco

Aggiornato il 5 marzo 2025, ore 15:13

Friedrich Merz (Cdu) e Lars Klingbeil (Spd) (REUTERS)

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BERLINO - «Whatever it takes»: Friedrich Merz, il probabile futuro cancelliere tedesco, prende a prestito le parole pronunciate da Mario Draghi durante la crisi dell’euro. Sulla difesa, il leader dei cristianodemocratici, e vincitore delle elezioni del 23 febbraio, è pronto a fare qualunque cosa sia necessaria, per rispondere «alle minacce alla nostra libertà e alla pace nel nostro continente». E ci sarà anche un super fondo da 500 miliardi di euro in dieci anni per le infrastrutture.

La svolta

Dopo anni di dibattiti e frenate, a Berlino è arrivata una vera e propria scossa. C’è da dare risposta alla lunga stagnazione economica, è vero, ma la svolta è soprattutto il risultato della drammaticità del contesto internazionale, rivoluzionato dal cambio di paradigma imposto dal presidente Usa, Donald Trump.

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Subito dopo il voto, Merz aveva annunciato l’intenzione di potenziare la spesa per la difesa. E proprio come Merz voleva, l’accordo con la Spd è arrivato in tempi strettissimi e prima del vertice Ue di giovedì. Il leader della Cdu ha dato l’annuncio nella conferenza stampa del 4 marzo, al termine di una giornata di consultazioni con i vertici della Spd. Insieme a lui c’erano Markus Söder, il leader della Csu (il partito gemello della Cdu in Baviera), e i co-presidenti della Spd, Lars Klingbeil e Saskia Esken.

La Cdu e Merz hanno a lungo e ripetutamente frenato, anche nei giorni scorsi, sulla riforma del tetto al debito in Costituzione, che limita allo 0,35% del Pil la capacità di disavanzo strutturale del Governo federale. Ora, ha spiegato Merz, si proverà ad allentare quelle norme, in modo che non venga conteggiata la spesa per la difesa che supera un punto percentuale di Pil. Non ci sarebbe più un limite massimo. Viene superata, quindi, anche la preferenza per fondi speciali, mirati e limitati nel tempo.

Il budget per la difesa è di 53 miliardi per quest’anno (e per i prossimi due). Un punto di Pil equivale a circa 43 miliardi. Le nuove regole proposte libererebbero subito una decina di miliardi, che non sarebbero più soggetti al tetto sul debito.

Tappe forzate

Già la prossima settimana, i promessi partner del futuro Governo nero-rosso presenteranno una mozione al Bundestag, senza dunque aspettare che si insedi la nuova Camera bassa. In questo modo, con l’appoggio dei Verdi, potranno raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi necessaria a riformare la Costituzione. Una mossa per molti aspetti controversa: nel nuovo Bundestag, che si insedierà tra venti giorni, non ci saranno i numeri se non coinvolgendo Alternative für Deutschland o Die Linke. Afd è schierata sulla difesa del freno e comunque i socialdemocratici della Spd non accetterebbero i voti dell’ultradestra. Die Linke è contraria al freno, così come alla spesa per le armi.

Le polemiche sono scontate, ma le elezioni ormai sono alle spalle: i problemi di consenso saranno affrontati in futuro. E chissà: se l’economia tedesca ripartirà, gli elettori potrebbero decidere di premiare la svolta.

Anche per il fondo per le infrastrutture, sul quale ha insistito la Spd, serve la maggioranza dei due terzi.

L’appoggio della Bundesbank

Poche ore prima dell’annuncio di Merz, la Bundesbank aveva ribadito di essere favore della riforma del freno al debito. La Banca centrale aveva proposto di alzare il tetto fino all’1,4% del Pil, se il debito pubblico si abbassa sotto al 60% del Pil. La capacità di indebitamento aumenterebbe di circa 220 miliardi tra il 2026 e il 2030, rispetto allo scenario a regole invariate. Se invece il debito supera il 60% del Pil, nelle elaborazioni della Bundesbank ci sarebbe spazio per un indebitamento allo 0,9%. Si “libererebbero” quasi 100 miliardi di euro. Il debito pubblico tedesco è già sotto il 63% del Pil.

Aiuti all’Ucraina

Merz ha anche detto che vuole ottenere l’approvazione immediata per un pacchetto di aiuti da 3-3,5 miliardi di euro per l’Ucraina.

I dettagli dell’accordo

L’esenzione della spesa per l’esercito dal tetto al debito dovrebbe consentire alla Germania di aumentare il budget per la difesa, attualmente pari a circa 52 miliardi di euro, in modo da rispettare stabilmente il target Nato del 2% del Pil. L’obiettivo è stato raggiunto per la prima volta nel 2024, grazie al fondo speciale istituito dopo l’invasione russa dell’Ucraina e che si esaurisce entro il 2027.

I conservatori e la Spd presenteranno una legge per velocizzare pianificazione e appalti per le forze armate e un elenco prioritario di armamenti che possono essere acquistati rapidamente, entro i primi sei mesi dalla formazione del Governo.

Circa 100 miliardi del fondo per le infrastrutture (500 miliardi) dovrebbero essere messi a disposizione dei Länder e dei Comuni che si trovano in difficoltà finanziarie. I Länder saranno anche autorizzati a indebitarsi fino allo 0,35% del Pil (oggi non possono).

Una commissione di esperti elaborerà una proposta per modernizzare il freno del debito, al fine di stimolare gli investimenti su base permanente. Le proposte costituiranno la base per un progetto di legge di riforma più ampia, che le parti intendono concludere entro la fine del 2025.

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