Merz: «Whatever it takes» sulla difesa. Accordo tra Cdu ed Spd, la riforma nei prossimi giorni al Bundestag
Il probabile futuro cancelliere tedesco prende a prestito le parole pronunciate da Mario Draghi durante la crisi dell’euro. Sulla difesa, il leader dei cristianodemocratici, e vincitore delle elezioni del 23 febbraio, è pronto a fare qualunque cosa sia necessaria, per rispondere «alle minacce alla nostra libertà e alla pace nel nostro continente». E ci sarà anche un super fondo da 500 miliardi di euro in dieci anni per le infrastrutture. Tre miliardi per Kyiv
dal nostro inviato Gianluca Di Donfrancesco
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I punti chiave
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BERLINO - «Whatever it takes»: Friedrich Merz, il probabile futuro cancelliere tedesco, prende a prestito le parole pronunciate da Mario Draghi durante la crisi dell’euro. Sulla difesa, il leader dei cristianodemocratici, e vincitore delle elezioni del 23 febbraio, è pronto a fare qualunque cosa sia necessaria, per rispondere «alle minacce alla nostra libertà e alla pace nel nostro continente». E ci sarà anche un super fondo da 500 miliardi di euro in dieci anni per le infrastrutture.
La svolta
Dopo anni di dibattiti e frenate, a Berlino è arrivata una vera e propria scossa. C’è da dare risposta alla lunga stagnazione economica, è vero, ma la svolta è soprattutto il risultato della drammaticità del contesto internazionale, rivoluzionato dal cambio di paradigma imposto dal presidente Usa, Donald Trump.
Subito dopo il voto, Merz aveva annunciato l’intenzione di potenziare la spesa per la difesa. E proprio come Merz voleva, l’accordo con la Spd è arrivato in tempi strettissimi e prima del vertice Ue di giovedì. Il leader della Cdu ha dato l’annuncio nella conferenza stampa del 4 marzo, al termine di una giornata di consultazioni con i vertici della Spd. Insieme a lui c’erano Markus Söder, il leader della Csu (il partito gemello della Cdu in Baviera), e i co-presidenti della Spd, Lars Klingbeil e Saskia Esken.
La Cdu e Merz hanno a lungo e ripetutamente frenato, anche nei giorni scorsi, sulla riforma del tetto al debito in Costituzione, che limita allo 0,35% del Pil la capacità di disavanzo strutturale del Governo federale. Ora, ha spiegato Merz, si proverà ad allentare quelle norme, in modo che non venga conteggiata la spesa per la difesa che supera un punto percentuale di Pil. Non ci sarebbe più un limite massimo. Viene superata, quindi, anche la preferenza per fondi speciali, mirati e limitati nel tempo.
Il budget per la difesa è di 53 miliardi per quest’anno (e per i prossimi due). Un punto di Pil equivale a circa 43 miliardi. Le nuove regole proposte libererebbero subito una decina di miliardi, che non sarebbero più soggetti al tetto sul debito.


