Industria

Metalmeccanica, ecco perché le lavoratrici guadagnano in media 6mila euro l’anno in meno degli uomini

Un report della Fiom Cgil in occasione dell’8 marzo analizza le retribuzioni del settore che per le donne si sono attestatate a 37.493 euro contro i 43.601 euro dei loro colleghi uomini. Tra il 2022 e il 2023 la differenza è aumentata

di Giorgio Pogliotti

(Adobe Stock)

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Fanno più part time e meno straordinari, anche per occuparsi della cura dei familiari, supplendo spesso alle carenze dei loro compagni o del sistema di welfare. Ricorrono meno a straordinari, ricevono meno premi aziendali. E sono penalizzate nella carriera lavorativa, occupando più raramente le posizioni di vertice in azienda. Sono alcune delle ragioni per cui le lavoratrici metalmeccaniche hanno guadagnato in media il 14,1% in meno degli uomini nella metalmeccanica: la retribuzione lorda media procapite nel 2023 per le lavoratrici si è attestata a 37.493 euro contro i 43.601 euro dei loro colleghi uomini. Il dato è in peggioramento visto che nel 2022 la differenza retributiva tra donne e uomini si attestatava al 13,5%.

Sono dati forniti dalla Fiom-Cgil, che in occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo ha analizzato 1.041 rapporti periodici sulla situazione del personale maschile e femminile nel biennio 2022/2023 nelle aziende metalmeccaniche con oltre 50 dipendenti, per un totale di 430.222 dipendenti, di cui il 78,6% uomini e il 21,4% donne.

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Straordinari, superminimi individuali e premi penalizzano le donne

Guardando alle componenti della retribuzione, per il solo salario accessorio (superminimi individuali, straordinari, premi di produttività) la differenza tra uomini e donne raggiunge il 25,3%, mentre per il salario “strutturale” frutto unicamente della contrattazione collettiva la differenza salariale di genere è più bassa, attestandosi al 10,6%. «La contrattazione collettiva riduce il divario», sostiene la Fiom, «il salario strutturale rappresenta il 75,9% del totale del salario degli uomini mentre sale al 79,1% di quello delle donne».

Meno donne nei ruoli apicali

La presenza di donne nel settore metalmeccanico è più bassa tra i dirigenti e gli operai rispetto a quella tra i quadri e gli impiegati. Le dirigenti nel 2022 erano 15,7% e nel 2023 16,3%; tra i quadri si è passati da 21,5% nel 2022 a 22,0% nel 2023; le impiegate erano 29,8% nel 2022 e 30,2% nel 2023; le operaie rappresentano il 12,7% nel 2022 e il 12,8% nel 2023.

Nella crescita occupazionale gli uomini sono aumentati più del doppio rispetto alle donne

L’occupazione nel biennio 2022-23 è cresciuta sia per le donne che per gli uomini: si contano 12.927 nuovi occupati (+2,98%). Ma rispetto a quella femminile che aumenta di 8.423 unità (+4,94%), l’occupazione maschile cresce quasi del doppio, di 8.423 unità (+2,46%). In sostanza, sottolinea la Fiom, un nuova assunzione su 3 è di una donna. Sulla diversa retribuzione incide anche il maggior ricorso al lavoro part time per le lavoratrici: il 3,5% dei dipendenti metalmeccanici ha un contratto a tempo parziale, ma mentre gli uomini sono l’1,1%, le donne sono il 12,2%. Anche per questa ragione nel 2023 alle donne che rappresentano il 21,4% spetta il 18,9% del monte retributivo annuo lordo.

Per il ricorso al lavoro agile le donne superano gli uomini

Quanto al lavoro agile, esso è utilizzato dal 28,7% dei dipendenti. Anche in questo caso emerge un forte divario: gli uomini nelle aziende del settore ricorrono allo smart working nel 25,6% dei casi mentre le donne per il 40,1%, probabilmente la sproporzione tra i due dati può essere determinata dal fatto che sulle donne molto spesso gravano i carichi di cura dei figli e dei familiari più in generale. 

la Fiom ha individuato tre filoni di azione per ridurre il gender pay gap: il primo è contrattuale attraverso il rinnovo del Contratto collettivo nazionale, il secondo è informativo accedendo ai dati in maniera più capillare, il terzo legislativo completando il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza salariale.

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