Cambiamento climatico, perché mezzo grado in più fa tutta la differenza del mondo
di Gabriele Meoni
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Mezzo grado non è niente, è una variazione di temperatura impercettibile per ciascuno di noi. Per gli abitanti delle isole del Pacifico invece è una questione di vita o di morte, la differenza tra respirare e finire sommersi dall’Oceano.
È per questo che i governanti di questi micro-paradisi noti a noi occidentali solo per i viaggi “categoria lusso” sono in prima fila da anni nella lotta ai cambiamenti climatici. Sono loro che nel 2009 fecero fallire la Conferenza Onu di Copenaghen. E sono sempre loro che ancora oggi combattono con tutte le forze per impedire che il pianeta si surriscaldi di più di 2 gradi. «Ai grandi Paesi inquinatori – hanno dichiarato all’ultimo incontro del Pacific Island Forum – diciamo: il nostro oggi è il vostro domani».
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Il limite da non superare
La Conferenza Onu di Parigi del dicembre 2015 ha stabilito il duplice obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali (oggi siamo già a +1) e di mettere in campo azioni per limitare l'incremento a 1,5 gradi, come chiedono le Isole del Pacifico. «Quello dei 2 gradi è come un limite di velocità – spiega Frank Raes, climatologo che fino al 2015 ha guidato l’Unità sul rischio climatico del Servizio scientifico della Commissione europea - Un tetto da non avvicinare per evitare rischi sempre maggiori. È un buon esempio di compromesso tra conoscenze scientifiche e pragmatismo politico».
Che cosa cambia con mezzo grado in più
Perché mezzo grado fa tutta la differenza del mondo lo ha spiegato l’Ipcc (il Gruppo intergovernativo contro i cambiamenti climatici) in un rapporto dello scorso ottobre. Un aumento di 2 gradi invece che di 1,5 farebbe lievitare dal 14 al 37% la quota di popolazione mondiale esposta a ondate di caldo, renderebbe l’area del Mediterraneo molto più soggetta a periodi di siccità, farebbe praticamente scomparire la barriera corallina e aumenterebbe di 10 volte la probabilità di estati senza ghiaccio nel Mar Artico.

