Milano

MIA Photo Fair migliora la qualità

Fotografia con prezzi accessibili e capacità di parlare al largo pubblico. Sottoquotati i grandi maestri italiani e circolazione internazionale inceppata

Arnold Odermatt, «Hergiswil, 1982», 1982, C-Print, 50 x 50 cm, 15 + 4 AP. Courtesy: © Urs Odermatt, Windisch - Galerie Springer Berlin

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Il mercato della fotografia artistica italiana ha tanto potenziale ancora inespresso. A sostenerlo è uno dei più importanti galleristi in questo settore a livello internazionale, l’inglese Michael Hoppen, che ha aperto la sua galleria a Londra più di 30 anni fa. Lo abbiamo incontrato a Milano in occasione della 14ª edizione della fiera per la fotografia MIA Photo Fair, sponsorizzata da BNP PARIBAS e aperta fino a domenica 23 marzo, a cui partecipa per la prima volta. “In Italia, per tutto il Novecento, ci sono stati fotografi che sono stati non solo bravi, ma tra i migliori - ha commentato - ma il problema è la circolazione internazionale, ci sono troppi limiti. Artisti come Giacomelli, Basilico, Letizia Battaglia, Giorgio Sommer, Vittorio Sella, Ugo Mulas dovrebbero essere più noti all’estero, mentre sono sconosciuti. L’Italia all’estero è associata all’antico e al design, non alla fotografia, come per esempio la Francia o l’America. Bisognerebbe fare di più per promuoverla”. In fiera ha portato una grande varietà di nomi, dai giapponesi agli americani, per mostrare la varietà del suo programma, con prezzi da 3.800 a 20.800 euro (ma la maggior parte sono sotto i 10mila euro).

Vittorio Sella, Seracchi del Ghiacciaio del Madrone, 1879 – 1892, stampata / printed 1893 c., Stampa a collodio, 29 x 39 cm, Pezzo unico / Unique piece. Courtesy: De Primi Fine Art

La qualità

Non è l’unica nuova galleria a MIA quest’anno. La fiera ha 21 nuovi nomi, tra cui molti che hanno apportato più qualità alla manifestazione rispetto agli anni passati. Per esempio, c’è la galleria berlinese Springer, che è stata una delle prime gallerie a Berlino nel dopoguerra (fondata nel 1948) e da circa 13 anni si è specializzata sulla fotografia. Presenta uno stand monografico dedicato allo svizzero Arnold Odermatt, scomparso nel 2021 a 96 anni, poliziotto con la passione della fotografia, che ha dato vita a diverse serie di lavori spesso realizzati in servizio. Tra le più famose c’è la serie degli incidenti, in bianco e nero (da 3.500 a 8mila euro), quelle dei fanali sciolti delle automobili, realizzata in occasione di un incendio di un hotel (6mila-12mila euro), o quella della funivia nei suoi diversi usi e funzioni, scattata quando già era in pensione. Una di queste è stata premiata con il premio MiramART, promosso dal collezionista Andrea Fustinoni, della famiglia proprietaria del Grand Hotel Miramare a Santa Margherita Ligure.

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Focus Svizzera

Lo stand fa parte del focus Svizzera, affidato alla curatrice Risha Paterlini, che ogni anno cura un focus su una nazione internazionale. “È un paese interessante perché non solo ci sono tanti artisti locali - fa notare Paterlini -, ma anche internazionali che vivono in Svizzera e svizzeri rappresentati da gallerie internazionali, riflettendo il cosmopolitismo della nazione”. Un concetto che emerge bene allo stand di NContemporary, che accoglie i visitatori con fotografie del siciliano Salvatore Vitale e dell’israeliana Naomi Leshem, entrambi da tempo residenti in Svizzera, che riflettono rispettivamente sul tema della sicurezza nazionale (tema tristemente attuale) e sul paesaggio (prezzi per Vitale tra 1.500 e 5mila euro e per Leshem tra 5mila e 7mila euro). Accanto a loro, Anila Rubiku, albanese di base a Milano, che fotografa le vetrate dei palazzi milanesi anni ’50 e le fa poi ricamare dalle donne carcerate in Albania – un’altra strada della fotografia, che supera il mezzo stesso (6mila euro).

Naomi Leshem, Dot, 2016, archival print on fine art paper, cm 80x80, Courtesy Ncontemporary

I mille volti della fotografia

Dalla Svizzera arriva per la prima volta anche Gaze Off di Franco Marinotti, galleria che ha come scopo quello di sostenere gli artisti sollevandoli dalle pressioni della domanda del mercato. Al suo stand, la fotografia è interpretata in vari modi, dalle sovrapposizioni di diapositive di Roberto Macchiut agli scatti privi di orizzonte di Fabrizio Contarino, che lancia la macchina fotografica lontana da sé appesa un filo per separarla dalla propria volontà, fino al diario di immagini di Jean-Marie Renyer, presente in fiera anche nella sezione istituzioni in rappresentanza della nuova Fondation Bugnon di Château-d’Œx.

Anche da Viasaterna di Milano le proposte delle sette artiste presenti partono dal tema della mano e del gesto per oltrepassare il mezzo fotografico inteso in senso classico. Si va dai collage digitali di Teresa Giannico ai dialoghi con l’intelligenza artificiale di Camilla Gurgone che danno vita a immagini su scontrini destinate a scomparire (prezzi in stand da 1.200 a 9mila euro).

Chloè Quenum, Sweetness and Sofia, 2024, Courtesy Martina Simeti

Lo stesso approccio fuori dagli schemi caratterizza le proposte di Martina Simeti (nel focus svizzero) con vari artisti, tra cui Chloé Quenum, che ha rappresentato il Benin alla Biennale di Venezia e propone un lavoro sulla memoria, la distorsione e la liquidità attraverso la sovrapposizione di immagini (prezzi 7mila euro), mentre Anais Wenger riflette sulla trasmissione dell’arte e sul display, incastonando le ninfe di Monet in strutture che richiamano i tavoli con le ruote di Gae Aulenti (2mila euro). Da Ida Pisani le fotografie di Regina José Galindo e Binta Diaw dialogano con i disegni su stoffa della curda Zehra Doğan realizzati in prigione (prezzi in stand da 2mila a 20mila euro).

Nick Brandt - Onnie by Cliff, Fiji 2023 from SINK / RISE, Chapter Three of The Day May Break - Courtesy WILLAS contemporary

I premi

Il riconoscimento attributo dallo sponsor della fiera è andato alla galleria svedese Willas per un’opera di Nick Brandt del terzo capitolo della serie “The Day May Break”, che visualizza l’innalzamento degli oceani nelle isole Fiji, le prime che finiranno sott’acqua. Altri suoi lavori in stand sul tema del cambiamento climatico saranno esposti alle Gallerie d’Italia a Torino l’anno venturo (prezzi 14.640-17.900 euro). L’intero stand, che per l’allestimento ha ricevuto il premio Casa Museo Molinario Colombari – Dialoghi visivi, è dipinto in modo da sembrare in fondo all’oceano ed espone da un lato le fotografie al microscopio del fitoplancton di Jan Schlegel, che negli ultimi 50 anni si sono ridotti del 50% a causa del riscaldamento globale (l’intera serie di 51 opere vale 58mila euro, ogni singola opera 2.510 euro). Di fronte ci sono le opere di Helen Schmitz: paesaggi romantici dove, però, si vedono le tracce dell’intervento dell’uomo (4.150-8mila euro). “È la prima volta che partecipiamo alla fiera e siamo molto soddisfatti” ha commentato la gallerista Ellen K Willas. “L’unico problema è che l’Iva in Italia è troppo alta. In Svezia è stata abbassata negli ultimi anni fino al 12%, in Norvegia è al 5%”.

Il vintage

Quest’anno per la prima volta la direttrice della fiera Francesca Malgara, in carica dall’anno scorso, ha invitato le gallerie a non puntare solo sul contemporaneo, ma a portare anche lavori storicizzati, creando un percorso dedicato alle stampe vintage. È in questo contesto che si posiziona il lavoro di The pool NYC di Milano, dedicato alla fotografia anonima, un genere che negli Usa ha già spopolato, mentre in Italia è adesso in crescita. In stand ci sono varie proposte, tra cui una collezione di Pierrot che vanno dal 1860 alla fine della Seconda guerra mondiale e vengono da Cecoslovacchia, Bulgaria, Germania, Francia, America, raccontando la storia di questo personaggio malinconico (prezzo 10mila euro). Lo stand ha riscosso tale successo che è stato tutto venduto in poche ore durante la preview.

La fotografia si conferma come un mezzo accessibile a livello di prezzo e capace di parlare al largo pubblico, per cui è un’ideale porta di ingresso al collezionismo e può facilitare il ricambio generazionale tanto necessario in questo mondo.

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