Miele, il freddo fa crollare la produzione dell’80% rispetto al 2022
Basse temperature e siccità hanno compromesso la campagna primaverile. Import in continua crescita, ma secondo la Ue il 46% è a rischio adulterazione, Le api sono il primo indicatore dei cambiamenti ambientali.
di Alessio Romeo
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Albert Einstein sosteneva che «se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». Minacciate dalla crisi climatica e dai trattamenti per le sementi in agricoltura a lungo considerati responsabili della morìa delle api in Europa, queste ultime restano uno dei principali indicatori dello stato di salute dell'ambiente.
Quest’anno il freddo anomalo seguito alla lunga siccità ha compromesso la produzione di miele primaverile (che rappresenta la grande maggioranza) con un crollo stimato fino all'80% sul 2022. Un dato che si confronta con una produzione dello scorso anno di 23.500 tonnellate, in crescita sul precedente ma largamente al di sotto delle potenzialità che nell'ultimo decennio si sono ridotte del 23 per cento.
Pioggia e vento hanno rovinato i fiori e impedito alle api di volare facendo crollare le produzioni negli 1,5 milioni di alveari italiani curati da circa 73mila “pastori delle api” in tutto il paese.
«La produzione primaverile è quella principale perché andando avanti le fioriture si riducono – spiega Lorenzo Bazzana, responsabile economico della Coldiretti ed esperto del settore – con il passare dei mesi si alza la quota produttiva, la stessa tipologia di pianta fiorisce prima in pianura che in collina e montagna, anche se con il cambiamento climatico questa differenza si sta assottigliando».
Le oltre 60 varietà nazionali sono prodotte in una filiera corta caratterizzata nella maggior parte dei casi da apicoltori che invasettano e commercializzano il miele. «Tanto è vero che - sottolinea Bazzana – è uno dei settori con la più alta percentuale di vendita diretta. In fondo si tratta di un prodotto trasformato. Sfruttando la costanza floreale delle api molti apicoltori ottengono un miele monovarietale, come quello di acacia, castagno e tiglio; quando le api vanno a impollinare fiori diversi c'è il millefiori. Chi fa nomadismo si sposta per seguire le fioriture e fare una seconda raccolta».

