Consiglio dei ministri

Migranti, in 17 articoli la stretta su flussi e irregolari. Ma l’ok è rinviato

Ecco la bozza entrata in Consiglio dei ministri con le regole per i datori contro truffe e infiltrazioni e un altro giro di vite sui richiedenti asilo

Migranti, Meloni: "L'Onu deve fare di piu' contro il traffico di esseri umani"

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Diciassette articoli che rimettono mano alla disciplina dell’ingresso in Italia dei lavoratori stranieri per stanare le domande palesemente infondate e le irregolarità, stabiliscono i criteri da seguire per il 2025 e irrobustiscono di 500 unità gli organici delle strutture territoriali civili del ministero dell’Interno (area assistenti), stanziando 10.072.900 euro per il 2025 e 20.145.800 euro a decorrere dal 2026, e di 200 unità quelli del dicastero degli Affari esteri, con 1.916.499 euro nel 2025 e 7.665.992 euro dal 2026.

Stretta anti-truffe e nuovo giro di vite sui richiedenti asilo

Con il decreto legge approdato oggi in Consiglio dei ministri ma rinviato per l’approvazione a una delle prossime riunioni, il Governo ha avviato l’esame della stretta annunciata contro chi utilizza i flussi legali per favorire clandestinità, sfruttamento e caporalato. Ma il testo va anche oltre, introducendo un nuovo giro di vite per rendere più agevole il trattenimento dei richiedenti asilo (lo sguardo è anche all’imminente apertura dei nuovi centri in Albania, il collaudo è previsto entro il 10 ottobre) qualora non abbiano «consegnato il passaporto o altro documento in corso di validità» o non prestino «idonea garanzia finanziaria, ovvero nelle more del perfezionamento della procedura concernente la prestazione della garanzia finanziaria», e per potenziare le procedure di identificazione degli irregolari. «La materia è molto complessa - ha spiegato nella conferenza stampa al termine della riunione a Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano - che richiede qualche affinamento e qualche precisazione, che avverrà auspicabilmente in maniera conclusiva al prossimo Consiglio dei ministri».

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Accesso agli smartphone per verificare l’identità dei migranti

All’articolo 12 della bozza compare (come anticipato sul Sole 24 Ore oggi in edicola) la possibilità di accedere ai dispositivi elettronici mobili in possesso dei migranti soccorsi in mare o rintracciati alle frontiere per «produrre gli elementi relativi all’età, all’identità, alla cittadinanza, nonché al Paese o ai Paesi in cui ha soggiornato in precedenza». In caso di mancata collaborazione, il questore può richiedere all’autorità giudiziaria (il giudice di pace competente per territorio) l’autorizzazione all’accesso, che in circostanze urgenti può essere resa anche oralmente. Sulla norma il dicastero della Giustizia ha sollevato perplessità in pre-consiglio e richiesto contrappesi, a causa del rischio di violazione dell’articolo 15 della Costituzione in materia di tutela della riservatezza.

Dopo le navi, pugno duro anche sugli aerei delle Ong

La bozza del provvedimento prevede una stretta anche sugli aerei delle Ong impegnati nella ricerca di migranti nel Mediterraneo, dopo i divieti per le navi che erano stati già introdotti con il primo decreto legge in materia del Governo Meloni, a pochi mesi dall’insediamento. I velivoli dovranno avvertire «immediatamente e con priorità» l’Ente dei servizi del traffico aereo competente e il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo responsabile per l’area, nonché i centri d coordinamento degli Stati costieri responsabili delle zone contigue, attenendosi alle loro indicazioni. In caso contrario, si rischia una multa da 2mila a 10mila euro e il fermo del mezzo per venti giorni.

Tempi certi per la firma dei contratti di lavoro

Per contrastare il fenomeno delle “imprese fantasma”, che secondo il Governo nascondono traffici di migranti e infiltrazioni della criminalità organizzata, lo schema prevede l’irricevibilità delle domande di autorizzazione all’ingresso di lavoratori extra-Ue ai datori che nel triennio precedente non abbiano sottoscritto il contratto di soggiorno, a meno che non provino che dipende da cause a loro non imputabili. Il datore è tenuto a confermare la domanda di nulla osta al lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione entro sette giorni dalla comunicazione di avvenuta richiesta del visto di ingresso da parte del lavoratore, altrimenti il via libera è revocato. Entro otto giorni dall’arrivo del migrante, il contratto va firmato in via telematica e trasmesso allo Sportello.

Per il 2025 domande precompilate a novembre

Il Dpcm flussi per l’anno prossimo è atteso a gennaio. All’appuntamento, nella bozza di Dl, è dedicato l’articolo 2. I datori di lavoro interessati dovranno precompilare le domande, secondo le modalità che saranno definite da una circolare Lavoro-Agricoltura-Turismo, dal 1° al 30 novembre 2024, e - per le sole istanze relative al termine del 1° ottobre 2025 per il solo settore turistico-alberghiero - dal 1° luglio al 31 luglio 2025. Le amministrazioni sono tenute a effettuare i «controlli di veridicità» delle informazioni. E ogni datore non potrà presentare un numero di richieste superiore a tre, tetto che non si applica se le istanze sono trasmesse attraverso le associazioni di categoria.

Badanti per disabili e anziani, 10mila ingressi fuori quota

Soltanto per l’anno prossimo si stabilisce che saranno rilasciati visti di ingresso e permessi di soggiorno per lavoro subordinato, entro un massimo di 10mila domande, per i lavoratori da impiegare nel settore dell’assistenza familiare e sociosanitaria a favore di persone con disabilità. Per il disco verde al provvedimento, però, bisognerà attendere «ulteriori approfondimenti».

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