Immigrazione

Migranti, riparte l’operazione Albania. Il pattugliatore Cassiopea prende a bordo 49 persone

Il pattugliatore della Marina Militare è pronto a trasferire i migranti nei centri di Shengjin e Gjader

di Redazione Roma

Aggiornato il 26 gennaio 2025

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La nave Cassiopea della Marina militare nel porto di Reggio Calabria

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Dopo le operazioni di valutazione delle condizioni delle persone intercettate, sono 49 i cittadini stranieri imbarcati a bordo della nave Cassiopea per il trasferimento nei centri in Albania, dove saranno avviate le procedure di accoglienza, trattenimento e valutazione dei singoli casi. Lo fa sapere il Viminale, aggiungendo che altri 53 migranti «hanno presentato spontaneamente il proprio passaporto per evitare il trasferimento: una circostanza di particolare rilievo, in quanto consente di attivare le procedure di verifica delle posizioni individuali in tempi più rapidi anche a prescindere del trattenimento, aumentando le possibilità di procedere con i rimpatri di chi non ha diritto a rimanere in Ue».

Dopo una pausa di oltre due mesi riparte dunque l’operazione Albania. In due precedenti occasioni, ad ottobre e novembre, 20 richiedenti asilo portati furono poi liberati dalle decisioni dei giudici del tribunale di Roma che bocciarono i trattenimenti.

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Riparte il piano Albania

Questa volta il governo spera in un esito migliore. A decidere non saranno più i magistrati della sezione immigrazione, ma quelli della Corte d’appello, come prevede la nuova norma voluta dall’esecutivo all’interno del decreto flussi ed entrata in vigore lo scorso 11 gennaio. Il piano-Albania riparte, dunque. Nel giorno in cui la Casa Bianca avvia l’operazione di espulsione di massa di migranti dagli Usa postando foto di persone in catene.

Effetto deterrenza e sbarchi in calo

Di effetto deterrenza ha sempre parlato il governo spiegando la ratio dell’accordo promosso con il premier albanese Edi Rama. Ed i nuovi trasferimenti avverranno in un periodo di ripresa degli sbarchi, dopo il netto calo registrato nel 2024, quando gli arrivi furono 66mila, contro i 157mila dell’anno precedente. Nei primi 24 giorni del 2025 sono sbarcate 1.742 persone, in aumento rispetto alle 1.298 dello stesso periodo del 2024. Il picco si è avuto il 20 gennaio (494 arrivi), mentre il comandante della polizia giudiziaria libica, Osama Njeem Almasri, si trovava nel carcere delle Vallette a Torino. E’ noto che per contrastare i flussi irregolari occorra un’adeguata collaborazione dei Paesi di partenza delle barche usate dai trafficanti di uomini, Libia e Tunisia in primis.

Come funziona il protocollo contro i flussi irregolari

Il protocollo è sperimentato. Motovedette della Guardia costiera o della Guardia di finanza intercettano in acque internazionali imbarcazioni con migranti diretti verso l’Italia. Quelli con i requisiti “giusti” - maschi, adulti, senza vulnerabilità, in buona salute e provenienti da Paesi sicuri - vengono trasbordati sul Cassiopea, dove si svolgerà un primo screening sommario con una verifica delle loro condizioni. Il pattugliatore li porterà quindi nel porto di Schengjin, dove è stato allestito un hotspot “italiano” ed avverranno le procedure di identificazione. Nella stessa giornata i richiedenti asilo saranno trasferiti nel vicino centro di Gjader, dove saranno trattenuti in attesa dell’esito delle loro domande. Il trattenimento disposto dal questore dovrà però essere convalidato dai giudici della Corte d’appello. La scommessa del governo è che le pronunce saranno diverse da quelli dei magistrati delle sezioni immigrazioni, considerati più sensibili alle ragioni dei richiedenti asilo.

La sentenza della Cassazione

Nel frattempo, il 19 dicembre, c’è stata una sentenza della Cassazione che l’Esecutivo reputa favorevole: ha riconosciuto al governo il diritto di stabilire un regime differenziato delle domande di asilo per chi proviene da Paesi designati come sicuri. E dunque il giudice «non può sostituirsi» al ministro degli Esteri. Può tuttavia valutare se la designazione è legittima ed eventualmente disapplicare il decreto sui Paesi sicuri. Caso per caso, cioè. Maggiori certezze potranno aversi in primavera quando sulla materia dei Paesi sicuri si esprimerà la Corte europea di giustizia.

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