Milano in controtendenza, diminuisce il numero dei lavoratori inattivi
A Milano un 2024 positivo per il lavoro (+28 mila occupati, disoccupazione giovanile in calo), ma non basta per ridurre i gap di genere
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I dati comunicati dall’Istat descrivono un ottimo andamento generale del mercato del lavoro nel 2024: a livello italiano sono 352mila gli occupati in più rispetto al 2023, corrispondenti ad un incremento percentuale del +1,5%. Il trend appare ancor più positivo a Milano, dove i 28mila posti di lavoro che si sono aggiunti nel corso dell’anno rappresentano un +1,9%, più della media nazionale e oltre il doppio del +0,8% registrato in Lombardia.
All’aumento nel mercato milanese contribuisce esclusivamente il settore dei servizi (+29mila), in particolare il comparto vendita e accoglienza (+19 mila occupati), sufficiente a compensare il lieve calo dell’industria a sua volta determinato dalla discesa delle costruzioni (-2mila) e dalla sostanziale tenuta del manifatturiero (+1mila, +0,4%, in linea con il +0,6% italiano a fronte del -0,4% lombardo).
Circa la metà dei 28mila nuovi posti di lavoro è occupato da donne: grazie alle 13mila lavoratrici in più rispetto al 2023, la componente femminile a Milano supera per la prima volta la soglia delle 700mila unità. L’incidenza delle donne sul totale degli occupati è pari a 45,9%, una percentuale invariata rispetto al 2023 ma superiore sia a quella nazionale (42,5%), sia a quella lombarda (44,1%).
Nel 2024 il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa, ossia tra i 15 e i 64 anni, raggiunge a Milano i valori massimi dal 2018: 71,7% per la popolazione totale (dal 71,2% del 2023), 76,9% per la componente maschile (dal 76,5% dell’anno precedente) e 66,4% per quella femminile (era 65,8% 12 mesi fa). Il gender gap scende quindi a 10,5 punti percentuali e rimane inferiore a quello italiano (17,8 punti) e a quello lombardo (14,0 punti), ma gli 8,8 punti percentuali del 2020 rimangono un traguardo lontano.
Se nel 2024 il numero di occupati aumenta, quello dei disoccupati invece non diminuisce e il lieve assestamento verso il basso del tasso di disoccupazione (al 4,6%, dal 4,7%) è un effetto dell’aumento del denominatore (la popolazione attiva, cresciuta grazie al maggior numero di occupati).
