Milano si chiude con nuove prospettive, da Giorgio Armani ai giovani talenti
Rinnovata armonia, che però non è mai punto di arrivo, per lo stilista. Fra i designer di nuova generazione da tenere d’occhio Gassanoff, Rambaldi, Murano e di Morabito
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La settimana della moda che si è chiusa domenica ha rappresentato in modo evidente la crisi attuale del sistema. Tra identità nebulose, strategie deraglianti e urgenza di acchiappare nuovi clienti, è spesso difficile distinguere una casa di moda dall’altra. Essere se stessi, inequivocabilmente, è fondamentale, ma riesce a pochi: democraticamente, i molto grandi e istituzionali, oppure i piccoli e agili. Ora la scena si sposta a Parigi, che concluderà le settimane della moda, dopo New York, Londra e Milano, per la presentazione delle collezioni dell’autunno-inverno 2025-2026.
Giorgio Armani in questo senso è un colosso invincibile. Pronunciare il suo nome è già descrivere uno stile, prezioso e puro, che cambia poco pur seguendo da vicino i tempi. Ogni nuova collezione, per Armani, non è infatti negazione della precedente, ma affinamento di un codice, aggiunta, editing di idee durevoli perché consistenti. Spiega lo stilista imprenditore: «Ogni collezione per me è il desiderio di trovare nuove prospettive, di offrire nuove letture di uno stile i cui contorni sono chiari e netti. Questa stagione ho pensato alle radici, immaginando abiti che prendono i colori della terra, dei minerali, di certi paesaggi arsi dal sole. Ho voluto immaginare una nuova armonia, perché penso sia quello di cui tutti abbiamo bisogno».
La prova esprime armonia sotto ogni aspetto, dalla regia soffusa e intima, con gli ospiti seduti su divanetti semicircolari, al fluire dei colori, che accolgono nuove nuance terrose, toni bruciati e note di blu che virano verso il grigio polvere anziché verso il navy. Le forme, invece, sono un concentrato di armanesimo: fluide e leggere, toccate da echi di oriente nei tagli a caftano o chimono, armonizzano corpo e abito, vestito e movimento. La sfilata è certamente prolissa, ma nella parte dedicata al giorno la proposta trova un passo particolarmente fresco e felice.
Tra i nuovi autori, Galib Gassanoff, ex metà di Act N.1, georgiano di origine azera cresciuto nella periferia di Tbilisi in un coacervo di lingue e culture, è il più intrigante: per il modo in cui alimenta di esperienze personali la propria pratica e per la maestria tecnica che mostra costantemente nel suo lavoro. In un minuscolo appartamento che funge anche da atelier, è lui stesso a tagliare i cartamodelli e a intrecciare lacci di scarpe per creare forme e frange del suo nuovo progetto, Institution, nato nel 2024 e giunto adesso in passerella. Teatro del primo show sono gli ambienti eclettici del Museo Bagatti Valsecchi: scena ideale per ospitare abiti dalle forme solenni e pulite, dai volumi drammatici, intervallati da pezzi semplici ma vibranti. Colpiscono la sicurezza stilistica, il piglio autoriale nonostante la giovane età.
Susan Fang, giovane designer cinese dal tocco luminoso e ludico, è la nuova ospite del programma powered by Dolce & Gabbana, lodevole iniziativa grazie alla quale i due stilisti italiani – che hanno presentato la loro collezione di pret-à-porter, Cool girls, sabato – offrono a giovani creativi internazionali materiali, risorse e consigli, facendoli poi sfilare nella loro sede milanese. Fang è una decoratrice sognante: la sua moda delicata e piena di rifrazioni prismatiche fa sorridere.



