Senato

Milleproroghe, resta la rottamazione ma sparisce il concordato

La Commissione Affari costituzionali vota gli emendamenti. Sul decreto incombe la scadenza del 25 febbraio, per allora dovrà essere approvato da entrambe le Camere (al Senato è ancora in prima lettura)

di Redazione Roma

Articolo aggiornato il 12 febbraio 2025, ore 15:00

Aggiungi Il Sole 24 Ore
ai preferiti su Google
Nuova rottamazione delle cartelle, istruzioni per l'uso

3' min read

3' min read

Dopo aver trovato l’intesa sulla rottamazione, la commissione Affari costituzionali del Senato è tornata a riunirsi mercoledì 12 febbraio. In serata è arrivato l’atteso emendamento riformulato che contiene la riapertura della rottamazione quater per chi è decaduto dal beneficio: l’emendamento riformula un emendamento della Lega. L’approdo del testo in Aula al momento resta previsto per giovedì 13 febbraio.

L’intesa politica tra maggioranza e opposizione sulla rottamazione

Nell’emendamento riformulato non è prevista la parte sul concordato, e in cui viene precisato che la rottamazione riguarderà soltanto chi ha già fatto richiesta. Si chiude così una faticosa opera diplomatica, anche perché le posizioni sono distanti anche nella maggioranza. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha infatti ricordato che, pur essendo favorevole alla rottamazione, la «priorità» è «l’abbassamento dell’Irpef dal 35 al 33% e l’allargamento della soglia fino a 60mila euro».

Loading...

Pressing della Lega, Gusmeroli: avanti rottamazione, Giorgetti ha dato ok

Nel frattempo, comunque, si continua a parlare di rottamazione-quinques. «La proposta è stata vista e va avanti: 120 rate mensili. E il ministro Giorgetti ha detto che la sostiene e che la stanno studiando (con il resto del governo, ndr) e che è possibile portarla avanti». Così il leghista Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera, parlando della rottamazione delle cartelle fiscali a margine del consiglio federale della Lega, che si è svolta a Montecitorio e a cui ha partecipato anche il ministro dell’Economia, Giorgetti.

Giorgetti: d’accordo con la rottamazione? Non smentisco

«Non smentisco». Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine del consiglio federale della Lega a chi gli chiedeva se fosse d’accordo con la proposta del suo partito di una nuova rottamazione delle cartelle.

Il magazzino delle contestazioni

Il magazzino delle contestazioni non riscosse, secondo un calcolo del Sole 24 Ore, a fine 2024 ammonta a 1.275 miliardi di euro, un valore che statisticamente è pari a 21.611 euro per ogni italiano, neonati compresi. In testa alla classifica nazionale Lazio, Campania e Lombardia. A Palazzo Madama i lavori sul Milleproroghe sono cominciati poco prima di pranzo, alle 12. Ma la discussione è partita subito in salita. Intanto perché doveva ancora arrivare il ministro Ciriani. Poi, alla seconda convocazione alle 12.40, perché le opposizioni hanno fatto muro. Pd e Avs hanno ribadito il punto di vista della sera prima: o l’emendamento viene rimosso, oppure si vota tutto. Le proposte di modifica da vagliare sarebbero oltre un migliaio. Allora ci si è dati appuntamento alle 14, ma nel frattempo c’è stata una riunione informale tra ministro, maggioranza e minoranza nell’ufficio del presidente della prima commissione, Balboni. Difficile la mediazione, e come risultato un nulla di fatto e un’ulteriore proroga stavolta a dopo i lavori d’Aula. La promessa: intanto di lavorare «agli ultimi pareri», come ha detto Balboni. Poi, il Governo si è impegnato a fornire «i dati degli effetti che possono avere» rottamazione e concordato, come hanno dichiarato Giorgis (Pd) e Magni (Avs).

Incombe la scadenza

Informazioni arrivate dalla bocca del direttore dell’agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone (le opposizioni avevano richiesto il contributo del viceministro all’Economia e alle Finanze, Maurizio Leo). Dopo quasi tre ore di trattative vis-à-vis, intesa raggiunta: appuntamento alle 8.30 di mercoledì 12 febbraio per cominciare a votare, con l’obiettivo di «chiudere il provvedimento entro domani», come ha dichiarato il presidente di commissione Balboni. Intanto, sul decreto incombe la scadenza del 25 febbraio: per allora dovrà essere approvato da entrambe le Camere (al Senato è ancora in prima lettura).

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti