Fino al 3 marzo

Moda donna, sfilate al via: l’obiettivo è ripartire dall’export

Supermodel Naomi Campbell walks the runway during the Dolce & Gabanna collection show at the Milan Fashion Week Womenswear Autumn/Winter 2024-2025 on February 24, 2024 in Milan. (Photo by Marco BERTORELLO / AFP)

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La prima è sicuramente una delle più attese: la sfilata di Gucci per l’autunno inverno 2025-26, che si tiene oggi alle 15 e apre ufficialmente il calendario della settimana della moda donna di Milano, sarà curata dall’ufficio stile interno e sarà il primo banco di prova per l’era post Sabato De Sarno del marchio della doppia G che, dopo un 2024 di forte crisi, punta a un cambio di passo. E non è l’unico: sono diversi le maison in calendario al centro di indiscrezioni su cambi ai vertici (e di proprietà).

Il test con i buyer sulla possibilità di ripresa

La fashion week, che si concluderà il 3 marzo, è un test importante per marchi grandi e piccoli: qualcuno festeggia un secolo di storia (Fendi, con uno show co-ed in programma domani), qualcun altro, come Susan Fang, talento promosso da Dolce&Gabbana, il debutto su un palcoscenico internazionale che si sta rivelando sempre più importante anche per gli emergenti. La manifestazione è soprattutto un momento di conferme o smentite per il settore che punta alla ripresa, seppure rimandata al secondo semestre, ma che di fatto continua a essere in balia di una serie di incertezze: i costi dell’energia, gli effetti indiretti ed eventualmente diretti dei dazi Usa, il cambio di priorità dei consumatori. La moda italiana ha archiviato un anno complicato: secondo i Fashion Economic Trends di Camera nazionale della moda i ricavi del sistema moda allargato nel 2024 sono calati del 5,3% sull’anno precedente, tornando a 96 miliardi di euro (di cui oltre 91 miliardi realizzati all’estero). Alcuni comparti strategici hanno sofferto un calo molto più marcato: il fatturato del calzaturiero - stando ai dati di Assocalzaturifici - ha registrato un -9,4% fermandosi a 13,2 miliardi di euro, mentre l’export è diminuito dell’8,4 per cento.

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L’export della moda donna continua a crescere

Stringendo il focus sulla moda donna, secondo le ultime elaborazioni dell’Ufficio studi economici di Confindustria Moda, l’export rimane un driver importante e nonostante le turbolenze è in crescita: nei primi 10 mesi del 2024 le vendite oltre confine hanno segnato un +2,4% superando i 10 miliardi di euro a testimonianza del fatto che le produzioni made in Italy continuano ad avere consensi all’estero. La Francia si è confermata il primo cliente e un mercato dinamico (+8,2%) e gli Stati Uniti, terzo compratore della moda donna made in Italy, hanno messo a segno un +5,8 per cento. Tra i Paesi che hanno segnato le crescite più marcate sullo stesso periodo del 2023 spiccano la Cina (+21,8%), che ha una quota di mercato superiore all’8%, la Polonia (+25,2%) e gli Emirati Arabi (+45,1%), un mercato che lo stesso presidente di Ice Matteo Zoppas ha definito «strategico» e dove, per esempio, Zegna andrà a sfilare a giugno (disertando Milano). Di contro, invece, la Svizzera, hub logistico per alcuni dei più importanti gruppi del lusso, ha confermato una flessione del 43,8 per cento.

Il mix di brand e il coinvolgimento della città

L’obiettivo dei brand è cavalcare la tenuta dell’export e accelerare su alcuni mercati che potrebbero riprendersi: i compratori stranieri - alcuni dei quali invitati a Milano nell’ambito del programma di incoming a fiere e show promosso da Ice - saranno in prima fila a sfilate e presentazioni. Nel complesso gli eventi sono 153 di cui 62 tra sfilate fisiche e digitali (sei, tutti concentrati il 3 marzo) pensati all’insegna del bilanciamento tra nomi importanti - come Prada, Armani, Dolce&Gabbana, Ferragamo e Versace, solo per citarne alcuni – ed emergenti, tra cui Francesco Murano, Marco Rambaldi, Giuseppe Di Morabito, Francesca Liberatore. La città intera, forse mai come prima, è il palcoscenico della kermesse: dalle ex aree industriali di Rubattino e Calabiana, passando per le nuove architetture dell’Allianz Cloud e di Piazza Lina Bo Bardi (Porta Nuova), si arriva agli storici palazzi del centro: Palazzo Carmagnola , il Pac, la caserma San Luca. E ha molto da guadagnare: l’impatto economico stimato dal centro studi di Confcommercio Milano, Lodi e Monza e Brianza, è poco sotto ai 185 milioni di euro, in crescita del 2,3% rispetto all’anno scorso, di cui 85 milioni di euro (46%) in shopping, 72 milioni (39%) in pernottamenti e ristorazione e 27,7 milioni (15%) nei trasporti.

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