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Molestie sul lavoro, rafforzare consapevolezza e repressione

di Barbara Nepitelli

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Tra le modifiche legislative rimaste incompiute nella scorsa legislatura c’è la legge sulle molestie nei luoghi di lavoro. Non è andato a buon fine infatti il tentativo di approvare in Senato il testo-base che si stava discutendo nelle commissioni Giustizia e Lavoro a partire dalle proposte presentate da diverse forze politiche. Valeria Valente, senatrice del Pd e presidente della commissione Femminicidio nella passata legislatura, ha ripresentato un Ddl sulle molestie sessuali e nei luoghi di lavoro. E un primo segnale è arrivato dall'inserimento del tema fra quelli che saranno sul tavolo della commissione bicamerale sul femminicidio la cui istituzione ha avuto ieri il sì unanime dell’Aula di Palazzo Madama e passa ora al voto della Camera.

L’Italia non è all’anno zero nelle norme di contrasto a discriminazioni e molestie ma questo tassello si aggiungerebbe a quanto già presente nel quadro giuridico nazionale: dal testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro al codice per le pari opportunità che fa riferimento all’articolo 2087 del codice civile e inserisce le molestie, incluse quelle sessuali, tra i comportamenti discriminatori. Inoltre è da poco entrata in vigore la Convenzione 190 della Organizzazione internazionale del lavoro sulla eliminazione della violenza e delle molestie sul lavoro, incluse quelle basate sul genere, che era stata ratificata lo scorso anno: uno strumento da accompagnare con misure nazionali di modifica, completamento e raccordo con le norme già esistenti.

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La Convenzione dell’Oil punta alla ‘tolleranza zero’ verso il fenomeno e il suo preambolo è chiaro: violenza e molestie nel mondo del lavoro «possono costituire un abuso o una violazione dei diritti umani», «rappresentano una minaccia alle pari opportunità» e «hanno ripercussioni sulla salute psicologica, fisica e sessuale, sulla dignità e sull’ambiente familiare e sociale della persona». Il raggio di azioni percorribili è ampio e riguarda tanto la repressione quanto la prevenzione.

Il Ddl Valente (così come il più ampio ‘testo base’ della scorsa legislatura) punta a rafforzare entrambi gli aspetti. Da una parte c’è l’introduzione di una fattispecie di reato ad hoc per le molestie sessuali con una aggravante se in ambito di studio o di lavoro. Dall’altra la promozione di campagne di comunicazione per “informare e sensibilizzare”; il rafforzamento del ruolo dell’Ispettorato del lavoro a tutela di chi presenta denuncia; la previsione per la Pa di piani formativi di prevenzione e l’adozione di codici etici o di condotta. Previste anche deleghe al Governo per il riordino degli organismi e comitati per le pari opportunità e per il contrasto delle molestie, con l'introduzione di misure premiali per chi adotta modelli di organizzazione aziendale che rafforzano il monitoraggio e la prevenzione.

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