Morogallo: «I fondi pubblici non bastano serve un progetto»
di Donata Marrazzo
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«Guardo la mia terra da lontano, dal nord, ma senza distacco. Sono una figlia di Gioia Tauro e quando ne parlo c'è sempre una componente emotiva e affettiva che mi guida. E non mi risparmia la sofferenza, tutte le volte che mi soffermo sul mio territorio e lo vedo stentare a prendere il volo». Carla Morogallo, 42 anni, da due mesi è la direttrice della Triennale di Milano. Un incarico che suggella un lungo percorso all'interno di una delle istituzioni culturali più importanti in Europa.
Da lì posa il suo sguardo sulla città della Piana e sulla Calabria. Il suo primo pensiero sono i giovani: l’invito è di «stimolarne la curiosità, nutrirli con forme nuove di intrattenimento culturale, preparandoli ad affrontare le sfide del mondo». E ancora, quello di «mettere a sistema le migliori realtà che stanno emergendo, mapparle e supportarle».
Dentro il suo orizzonte, bellezza, creatività e innovazione sono moltiplicatori di sviluppo per territori e comunità. Una visione globale, maturata in anni di attività all'interno della Triennale, in cui include «a maggior ragione» Gioia Tauro e il resto della Calabria. «In fondo i nostri territori hanno dei vantaggi: la geografia, il paesaggio, la storia sono elementi di grande fascino e attrazione». Ma non basta: «Gioia Tauro ha nella sua conformazione geografica, culturale, sociale, molte potenzialità e lo sforzo è costante ma il decollo è frenato. È come se fosse zavorrata a un destino. Che non si risolve con flussi di denaro pubblico o grandi progetti, ma nella definizione di un modello di sviluppo in grado di garantire un capitale sociale radicato, che guardi al futuro con spirito imprenditoriale».
Punto di partenza per uno sviluppo territoriale coerente, dunque, sono proprio «gli investimenti sul capitale sociale. Servono strategie culturali educative che coinvolgano le nuove generazioni e le loro famiglie – insiste Morogallo –. È necessario che la scuola introduca tematiche legate alla contemporaneità, all'uso dei social, ai divari di genere, che invogli le ragazze a seguire le materie Stem. È necessario scrivere, in senso metaforico, attraverso nuove esperienze multidisciplinari, un libro che parli di futuro ed è importante che questo libro gli studenti se lo portino a casa per mostrarlo ai propri genitori, per condividerne i contenuti».
È stato Stefano Boeri a volerla alla direzione della Triennale. L'archistar, che dell'istituzione milanese è il presidente, l'ha scelta proprio per il suo straordinario percorso intrapreso a partire dal 2005 all'interno del Palazzo dell’Arte Bernocchi, come responsabile, per esempio, dei progetti di mediazione culturale con gli atenei della città, o in qualità di coordinatrice del Triennale Design Museum, di cui ha definito le iniziative internazionali, ma anche fuori: quest’anno, il ministero dell'Istruzione l'ha inserita nella commissione per la redazione delle linee guida delle nuove scuole finanziate nell'ambito del Pnrr.


