Musica

Morto Sam Moore, l’altra metà del duo soul Sam & Dave

Aveva 89 anni. Con Dave Prater compose la seconda colonna portante della Stax Records di Memphis. Cantò le hit «Hold on, I’m comin’» e «Soul Man»

A sinistra Sam Moore, scomparso a 89 anni, assieme a Dave Prater nel duo Sam & Dave, ensemble di punta della Stax Records

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Se parliamo di soul music, la Stax Records è stata il faro che ha illuminato il mondo. E in quella meravigliosa avventura discografica che, nella Memphis degli anni Sessanta, metteva a lavorare fianco a fianco neri e bianchi, subito dopo Otis Redding venivano Sam & Dave, il duo che importò nella popular music il «call and response», quel botta e risposta tipico della musica gospel. All’età di 89 anni è morto Sam Moore che, assieme a Dave Prater, scomparso nel 1988, componeva quel prodigioso duo vocale.

L’esplosione negli anni Sessanta

Nei Sixties fecero ballare l’america su hit come Hold on, I’m comin’ e Soul Man, registrarono alcuni tra i più duraturi successi della musica soul, tra cui You Don’t Know Like I Know, When Something is Wrong With My Baby e I Thank You, Grammy per la miglior performance R’n’B nel ’69, poi anni di oblio prima che, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, i Blues Brothers riportassero in auge alcuni loro classici. E a dirla tutta quei diavolacci di John Belushi e Dan Aykroyd si ispirarono non poco alla loro line-up, prima per il Saturday Night Live e poi per il cinema. Moore è deceduto venerdì mattina a Coral Gables, in Florida, a causa di complicazioni dovute a un intervento chirurgico. Assieme a Prater ha influenzato innumerevoli musicisti di primo piano come Michael Jackson, Al Green e Bruce Springsteen. Nel 1992, in quanto membro di Sam & Dave, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. Si stima che, al momento del trapasso, il suo patrimonio si aggirasse sui 2 milioni di dollari.

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La maggior parte dei successi di Sam & Dave furono scritti e prodotti da Isaac Hayes e lo stesso David Porter e suonati dalla backing band di casa Stax, ossia Booker T. & the MGs, un supergruppo che poteva contare, oltre che sull’organo Hammond del leader Booker T. Jones, anche sulla Telecaster di Steve Cropper (a lui è rivolto quel «Play it, Steve!» che si sente in Soul Man) e sul Precision Bass di Donald «Duck» Dunn. Inevitabilmente Sam & Dave ispirarono il film Soul Men del 2008 che raffigurava una coppia di cantanti neri del Sud, invecchiati e impoveritisi dopo i fasti di gioventù. Moore sosteneva che in quel film i riferimenti alla loro storia reale fossero molto più che casuali e allora fece causa al produttore, un certo Harvey Weinstein. Ma perse.

Una carriera, tre vertenze legali

Non era la prima volta che ricorreva alle vie legali: negli anni Ottanta, per esempio, si era scagliato senza successo contro l’ex socio Prater dopo che quest’ultimo aveva assunto come suo sostituto tale Sam Daniels ed era andato in tour con il nome di New Sam & Dave. In più nel ’93 aveva fatto causa a diverse case discografiche e all’American Federation of Television and Radio Artists sostenendo di essere stato defraudato dei suoi benefici pensionistici. Si mosse dopo aver appreso che l’intero ammontare dei contributi a lui spettanti si aggirava sui 2mila dollari, nonostante milioni di copie di dischi vendute. «Duemila dollari per tutta la mia vita?», commentò. «Se state guadagnando su di me, datene un po’ anche a me. Non datemi pane di mais dicendomi che si tratta di biscotti». Con la sentenza del 2002 portò a casa una transazione da 8,4 milioni di dollari. La fortuna in tribunale, una volta tanto, era stata dalla sua.

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Il contratto per la Atlantic

Di fortuna ne ebbe certo nel 1961, quando a Miami incontrò Prater, come lui cantante habitué dei locali night club. Moore aiutò Prater a scrivere il testo di una canzone e i due divennero rapidamente un popolare duo del giro della Florida. Nel 1965, dopo aver firmato con l’Atlantic Records, il leggendario produttore Jerry Wexler li mandò a incidere alla Stax di Memphis.

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Un duo «instabile»

Moore e Prater litigavano spesso e Moore nel 2006 dichiarò che il vizio della droga, rinnegato soltanto nel 1981, ebbe un ruolo centrale nei problemi della band e fece sì che che le case discografica non volessero concedergli una seconda possibilità. Il duo si fermò negli anni Settanta e nessuno dei due membri fondatori ebbe altri grandi successi. Tolta l’ospitata in territorio fusion nell’omonimo di Jaco Pastorius (1976) sul brano Come on, come over, di gloria per loro non ce ne fu tanta. «Ho fatto molte crociere e molti spettacoli di revival», dirà in un’intervista, raccontando che gli era persino capitato di dividere il palco con un gruppo di sosia di Elvis. Ma era una persona pragmatica: «Tieni la bocca chiusa, vai lì a cantare e a esibirti il più possibile, prendi pochi soldi, vai avanti per i fatti tuoi e cerchi di pagare le bollette. Ora ci rido su, ma all’epoca era davvero una cosa seria». Con la presidenza Obama arrivarono gli inviti a cantare alla Casa Bianca e quegli onori che per decenni erano mancati. Hold on, I’m comin’ - qui da noi negli anni Ottanta trasformata da Adriano Celentano ne Il contadino - doveva infatti suonare come uno slogan meraviglioso per il primo afroamericano presidente degli Stati Uniti.

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