Munich Security Conference: «Sulle reti serve posizione univoca dell'Occidente»
Parla Toomas Ilves, ex presidente dell'Estonia e membro dell'advisory council di Msc in vista dell'appuntamento del 18 febbraio a Monaco
di Simona Rossitto
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(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - La sicurezza delle reti in fibra è un problema più facile da risolvere; quella del 5G, dove il software gioca un ruolo importante, è più complessa e sono nati dubbi relativamente al principale vendor che è Huawei. In vista dell'accelerazione dell'infrastrutturazione digitale in Europa, e della Munich security conference (Msc) che si terrà il 18 febbraio, fa il punto con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) Toomas Ilves, ex presidente dell'Estonia e membro dell'advisory council di Msc, l'annuale conferenza per la Sicurezza che si tiene a Monaco dal 1963.
Secondo Ilves ci vorrebbe una posizione univoca da parte dell'Occidente: «la battaglia per il dominio tecnologico non sarà tra Stati Uniti e Cina, ma tra una tecnologia progettata per una società liberale e democratica, basata sulle libertà e lo stato di diritto, e una tecnologia basata sull'autoritarismo degli algoritmi».
In vista dell'apertura della Munich Security Conference, qual è la posizione dell'Occidente rispetto a temi fondamentali come gli attacchi hacker crescenti e la sicurezza nelle reti?
Il problema è che non c'è una posizione univoca dell'Occidente quando si parla di sicurezza nello spazio digitale. Non c'è un reale consenso su come affrontare la cybersecurity, dato che i vari Paesi hanno sensibilità e livelli di preoccupazione differenti basati sulle priorità nazionali e su precedenti esperienze con gli attacchi cyber. Se ormai è diventata pratica consolidata analizzare attentamente tutte le nuove policy e i regolamenti per i loro possibili effetti sul cambiamento climatico, la stessa attenzione non viene dedicata ad assicurarsi che tutte le azioni intraprese dall'UE siano "a prova di sicurezza", nonostante molti Stati Membri desiderino un'Unione europea più solida su questo fronte. Oggigiorno, le questioni fondamentali relative alla sicurezza nazionale e internazionale devono necessariamente essere prese in considerazione durante la formulazione, negoziazione e attuazione di nuove policy. Valutare le normative da ogni punto di vista per assicurarsi che non generino conseguenze indesiderate, effetti a catena problematici, o che addirittura possano aumentare le possibilità di attacco da parte di coloro che mirano a minare l'integrità e i valori delle società liberali, deve essere una priorità. In questo senso, uno degli obiettivi del report della Munich Security Conference è quello di spingere le persone a pensare di più alla cybersecurity. Nel 21° secolo i conflitti saranno principalmente digitali. Più le nostre vite diventano digitali, più la nostra vulnerabilità aumenta. Dobbiamo prestare molta più attenzione nell'affrontare queste vulnerabilità per non indebolire la coesione della nostra alleanza o rafforzare le forze dell'illiberalismo.


