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Musica, linguaggio e violenza: a Casa Sanremo le generazioni “In TRAPpola”

Presentazione del libro, edito dal Sole 24 Ore, sulla violenza di genere fra i giovani a firma di Chiara Di Cristofaro, Simona Rossitto e Livia Zancaner

di Nicoletta Labarile

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«Molte informazioni, poca consapevolezza: è questa la trappola che vivono oggi i giovani»: a pochi passi dall’Ariston si parla di giovani e trap chiamando all’appello la responsabilità del linguaggio rispetto alla crescente violenza di cui sempre più giovani sono vittime e autori. Così Livia Zancaner, giornalista di Radio 24, da Casa Sanremo apre la presentazione del libro “In TRAPpola. Giovani, parole e linguaggio. Come liberarsi da stereotipi e modelli sessisti”, edito dal Sole 24 Ore e scritto insieme alle giornaliste - impegnate da anni sul tema della violenza di genere – Chiara Di Cristofaro e Simona Rossitto.

«La musica trap ha un linguaggio violento e spesso sessista – sottolinea Zancaner - L’abbiamo analizzata perché negli ultimi mesi, dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, è montata la polemica. Dal ministero della Cultura che ha definito i testi sessisti e misogini “un’emergenza” alle discussioni su Tony Effe. Volevamo capire che impatto ha la musica trap sui giovani che l’ascoltano».

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L’esigenza di indagare l’impatto nasce dai numeri. Nel 2024 Geolier è l’artista più ascoltato in Italia su Spotify. Dietro di lui Sfera Ebbasta e Lazza. Chiudono la top 5 Tedua e la “vera baddie” ascoltata dalle giovanissime: Anna Pepe. Ad accomunarli la loro musica, rap e trap.

Linguaggio e violenza

Per capire senza polarizzare il dibattito, le autrici di “In TRAPpola” hanno scelto la postura dell’ascolto raccogliendo le “provocazioni” dai ragazzi e dalle ragazze che hanno incontrato nelle scuole: «Perché quando parlate di violenza sulle donne e di giovani, non vi confrontate prima con noi? – riportano nel libro - Cosa sapete di quello che pensiamo, di come parliamo, della musica che ascoltiamo, di quello che facciamo? Ce lo avete chiesto?».

La frattura generazionale è uno dei temi che emerge dall’indagine e tra i motivi per cui ragazzi e ragazze trovano voce e spazio nella trap. Lo sottolinea, nel dibattito moderato da Umberto Labozzetta, il ceo della Federazione Industria Musicale Italiana Enzo Mazza: «La percezione che abbiamo avuto dal mondo dell’urban è che la pandemia abbia sancito una frattura tra i giovani e gli adulti che avevano stabilito regole precise a discapito dei giovani».

Un passaggio che, sottolinea Mazza da Casa Sanremo, hanno attraversato anche altri paesi: «I testi della musica urban sono narrazioni di fenomeni che esistono. Il rap, ad esempio, racconta una violenza che esiste». Ed è l’autenticità degli artisti a conquistare i più giovani: «Se vieni percepito come non autentico, il messaggio non passa» afferma Mazza, aggiungendo che «Il linguaggio può cambiare» mantenendo l’autenticità.

La spirale della violenza e la responsabilità della musica

L’atto violento contro le donne, gli abusi e gli esercizi di potere di cui rap e trap raccontano non si limitano al momento in cui le azioni vengono compiute. Ma arrivano da lontano: “In TRAPpola”, che il rapper Lucariello definisce nel dibattito «un libro necessario», traccia ogni tappa della spirale in cui la violenza parte e degenera. «È qualcosa che arriva da lontano, in famiglia quando vediamo le disparità, sui banchi di scuola tra le battute pesanti dei compagni» scrivono Di Cristofaro, Rossitto e Zancaner – La violenza inizia lì, trova nei social network una cassa di risonanza. Cresce e si nutre di quelle parole». Le parole diventano azioni e anche il linguaggio è specchio della parità: «Anche io in passato ho utilizzato linguaggio violento perché inconsapevole – aggiunge Lucariello, ora parte del laboratorio artistico della fondazione Una Nessuna Centomila - Ma si possono sperimentare nuovi linguaggi ed evitare che la violenza sia uno stereotipo artistico ancora considerato dirompente».

Nuovi modelli, nessuna censura: i ragazzi di Kayros

L’esperienza pratica e diretta, come l’urgenza di un riconoscimento della responsabilità degli adulti, è un punto centrale che emerge dall’inchiesta: le autrici portano l’esempio della comunità Kayros, a Vimodrone, che dal 2000 accoglie giovani tra i 14 e i 25 anni con procedimenti penali in corso.

«I ragazzi ritengono l’adulto irrilevante. Per entrare dentro il loro mondo dobbiamo partire anche dalla loro musica – spiega al pubblico di Casa Sanremo don Claudio Burgio, che gestisce la comunità - Quello che abbiamo fatto è dare loro spazio e possibilità di fare musica in modo serio».

La violenza nasce quando non si hanno le parole e, aggiunge don Burgio, «Per me è stato possibile entrare nella loro vita ascoltando le loro canzoni attraverso si scoprono i limiti e le incoerenze degli adulti».

I ragazzi di Kayors, coinvolti al Fesitval di Sanremo in un progetto con Achille Lauro che con loro ha già girato il video di “Banda Kawasaki”, non si autocensurano e spiegano che per loro la trap «è un mondo, una possibilità di esprimersi e dire le cose come stanno realmente. Anche nella maniera più cruda possibile. Ma trasparente».

Affrontare il peso delle parole e sceglierle. Più che rimuovere ciò che esiste, serve creare nuovi strumenti capaci di creare nuovi linguaggi: «La scuola, con le famiglie come alleate, può fare la differenza. Insieme alla nascita di nuovi luoghi di aggregazione per i giovani, oggi sempre più soli, e di una rete sul territorio» concludono le giornaliste, chiudendo l’indagine con un messaggio preciso: «Noi adulti, com’è naturale in ogni cambio generazionale, non capiamo gli adolescenti, forse non li capiremo mai fino in fondo, ma più di questo conta stare dalla loro parte. Noi, come madri di cinque figli (tutti maschi) che presto si affacceranno all’adolescenza, siamo dalla vostra parte».

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