Carriera

Musica, dalla produzione al palco cresce il potere delle donne

Dalla manager Marta Donà con quattro vittorie a Sanremo alle artiste prime in classifica, le donne guidano il cambiamento nel mercato discografico

di Nicoletta Labarile

Nella foto:  Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini, Gianna Nannini, Elisa, Emma Marrone. (Maria Laura Antonelli / AGF)

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Anche quando non si vedono, ci sono. E muovono il mercato discografico proponendo nuovi modelli che derivano da un altrettanto nuovo modo di guardare alla realtà e alle persone: le donne nella musica hanno il potere di fare e immaginare “oltre”.

L’esempio concreto arriva dall’ultimo festival di Sanremo: con la vittoria di Olly, Marta Donà è la prima manager ad aver vinto quattro volte il festival di Sanremo con i propri artisti (prima di Olly, i Måneskin nel 2021, Marco Mengoni nel 2023 e Angelina Mango nel 2024); ad aver avuto in gara tutti i suoi artisti all’Eurovision (oltre ai Måneskin, Marco Mengoni nel 2013 e nel 2023 e Francesca Michielin nel 2016) e ad aver seguito anche un conduttore dell’Eurovision Song Contest, Alessandro Cattelan nel 2022. «Non ho mai pensato di poter essere al centro dell’attenzione proprio perché vivo per porre al centro gli altri» ha scritto Donà sui suoi profili social, rispondendo alle critiche che anteponevano presunte “corsie preferenziale” - «È la nipote di Adriano Celentano e Claudia Mori, ha il festival in mano» riportano i commenti più indispettiti - al suo talento.

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Il riconoscimento del successo delle donne nel loro lavoro, compreso il fatto che possano essere le migliori in quello che fanno, non può abdicare davanti alle evidenze. Il settore musicale, in tutta la sua filiera, lo sta dimostrando.

Manager musicali, da Sanremo al mondo rap

«Ho il privilegio di fare del mio lavoro la mia vita» scrive Donà, fondatrice dell’agenzia LaTarma Management. Insieme a lei, lavorano una decina di giovani collaboratrici, tutte donne, under 40, all’opera in tre divisioni: “Latarma Records”, etichetta discografica pronta a scoprire e lanciare artisti e artiste emergenti, “Latarma Entertainment” che progetta, organizza e produce eventi, spettacoli e mostre, e “Latarma Management” che si occupa degli artisti e dei personaggi.

Lontana dall’essere un’etichetta di “genere” o verticale, Donà firma e segue mondi diversi tra loro: «Ciascun artista ha un’anima diversa ed è compito nostro tirarla fuori, esaltarla, per quanto grezza, immatura o nascosta possa essere, facendola diventare qualcosa che lo rappresenti sempre di più» si legge nel posizionamento dell’agenzia.

Nella musica italiana, e in particolare nel mondo della discografia, la presenza femminile è in costante aumento. Le prime a farsi strada sono state Caterina Caselli e Claudia Mori. Loro hanno aperto le porte a tante altre: Adele Di Palma (nella sua scuderia si leggono i nomi di Gianna Nannini ed Enrico Nigiotti); Fabrizia Cerciello, personal manager di Laura Pausini; Ginevra Gulinelli, che segue il cantautore Cesare Cremonini.

Anche in mondi musicali dominati dalla presenza maschile come il rap, le donne hanno modificato le regole: Paola Zukar, senza mai scrivere una rima, ha cambiato la storia contemporanea del rap. Inizia con progetti indipendenti come “Aelle”, rivista specializzata sulla cultura hip hop. Dopo la chiusura della rivista, si occupa di musica black e mondo urban per Universal: qui dà vita al dipartimento “Urban Ring”, aprendo al genere le porte del mainstream con una lungimiranza e una visione all’epoca ancora inedite per l’Italia. Passando per altre collaborazioni in campo discografico, da MP3.com alle major BMG Ricordi e Universal Italia, nel 2005 fonda Big Picture Management che produce artisti come Fabri Fibra, Marracash e Madame. Oggi è “dietro” tutti i maggiori obiettivi raggiunti dal rap italiano degli ultimi 20 anni, un traguardo che la identifica nel mondo discografico come “la signora del rap italiano”.

Dal management al palco, le artiste spingono il cambiamento (e il Pil)

«Se Taylor Swift fosse un’economia, sarebbe più grande di 50 Paesi» ha affermato Dan Fleetwood, presidente di QuestionPro Research and Insights, in un articolo per GlobalNewsWire. Il 2023, con Taylor Swift capofila, è stato un anno di svolta che ha aperto al potere delle donne nel pop. Incluso quello economico. Secondo alcune stime l’Eras Tour di Taylor Swift avrebbe comportato un aumento complessivo dei consumi di 4,6 miliardi di dollari grazie a tutte le tappe nel Nord America. In Italia, uno studio di Confcommercio, riporta che i concerti a San Siro avrebbero generato un giro di affari di 180 milioni di euro, tra ristoranti, alberghi, biglietti e costi di trasporto.

Già nel 2020, un’indagine di Nuovo Imaie sul contesto nazionale, segnalava che anche se in Italia le donne che hanno un ruolo da artista principale o frontwoman (sono meno del 9,5% del totale), generano un valore economico più che doppio rispetto a quello dei colleghi maschi, più del triplo nella fascia 18-34 anni.

Più visibilità, più potere nel mercato discografico

L’impatto economico traina e dà visibilità alla presenza delle donne nel mercato discografico: il rapporto annuale dell’Annenberg Inclusion Initiative della University of Southern California, nel 2023, aveva evidenziato come il numero di musiciste donne avesse raggiunto il livello più alto mai registrato a partire dal 2012, toccando il 35%.

Nonostante il traguardo del 50% delle donne nella popolazione e nel pubblico musicale non sia stato ancora tagliato, la tendenza è quella giusta se si punta il piede sull’acceleratore. Serve andare più veloci. La percentuale di donne cantautrici nel 2024, ad esempio, si assesta al 18,9%. Un dato che, come sottolinea il rapporto Annenberg, è troppo simile a quello del 2023 (19,5%), anche se significativamente più alto dell’11% del 2012.

I presupposti per accelerare ci sono. La Federazione industria musicale italiana (Fimi), pubblicando le classifiche musicali del 2024, ha segnalato una crescita del 300% della presenza di artiste nella Top 20 degli album. Tra gli album più ascoltati in Italia nel 2024 c’è “Vera baddie” di Anna, classe 2003. Il suo posizionamento interrompe anni di assenza femminile dal podio annuale (l’ultima volta nel 2018) e ottiene il miglior risultato del 2024 con 9 settimane al primo posto nelle classifiche settimanali.

Anche a livello globale, in cima alle preferenze del pubblico, le donne ci sono: trionfa ancora Taylor Swift che, secondo le evidenze Wrapped 2024 rese note da Spotify, si conferma l’artista più ascoltata al mondo per il secondo anno consecutivo, totalizzando oltre 26 miliardi di ascolti e consolidando così il suo ruolo di regina del pop. È di una donna anche la canzone più ascoltata a livello globale nel 2024: “Espresso” di Sabrina Carpenter con oltre 1,6 miliardi di ascolti, primeggia e consacra la cantautrice come l’artista rivelazione dell’anno.

Donne e musica, le italiane riconosciute a livello internazionale

Lo scorso anno Billboard Women in Music - la cerimonia di premiazione promossa dall’omonima rivista, che ogni anno celebra le donne più influenti dell’industria musicale – è arrivata per la prima volta in Europa con un’edizione che ha celebrato il talento delle artiste italiane. Ad essere premiate le star che dominano le classifiche – ad Anna è andato il premio di “Woman Of The Year,” l’artista che più si è contraddistinta nelle classifiche musicali durante l’anno - ma anche le grandi professioniste che operano dietro le quinte: sul palco non solo Anna e altre “frontwoman” riconosciute come Laura Pausini (premio Icon), Elodie (Performer of the year), BigMama (Breakthrough, artista rivelazione del 2024), Clara (Rising star, la nuova stella della musica italiana) e Rosa Villain (premio Impact per essersi esposta su temi fondamentali). Ma anche la stylist Ramona Tabita, la producer Marta Salogni – che a soli 35 anni ha già lavorato con nomi come Björk, Depeche Mode e Bon Iver - e la manager Marta Donà. A Federica Abbate, invece, il premio di “Songwriter Of The Year”: è lei la firma più prolifica dell’ultimo festival di Sanremo, autrice di ben sette canzoni in gara. Ma come sottolinea Equaly, realtà italiana che si occupa della parità di genere all’interno del music business, si possono ampliare ulteriormente gli spazi e i nomi: «Ci sono veterane e prolifiche autrici (come Giulia Ananìa), produttrici/autrici (come Marta Venturini), e che ci saranno altre autrici e compositrici che potrebbero seguire una strada simile».

Talento è potere, ma alle artiste viene chiesto di più

Se a decidere il successo di una canzone è il pubblico, composto almeno al 50 per cento da donne, perché il riconoscimento artistico delle donne avviene con più fatica e in più tempo? Il doppio standard, esattamente come il talento delle donne in tutta la filiera, rimane una realtà: «Facciamo fatica perché ci mettiamo più tempo a dimostrare la nostra credibilità di autrici - rispondeva nel 2021 Annalisa al lancio di Equal in Italia, progetto Spofity per promuovere la presenza delle donne nell’industria musica e di cui è stata la prima ambassador - A frenare è il pregiudizio per cui se sei donna puoi fare solo la cantante. E per convincere devi impegnarti il doppio». Qualche anno dopo, nel 2024, avrebbe vinto il Best Italian Act agli Mtv EMAs.

«Sembra sempre che le donne devono fare le capriole, poi non è mai abbastanza – ha ribadito Elodie durante l’ultimo festival di Sanremo, commentando il mancato podio di Giorgia - Noi siamo sempre in minoranza e fa arrabbiare perché non siamo inferiori artisticamente»: oggi Giorgia, con la sua “La cura per me” è la seconda canzone più ascoltata in Italia dopo il vincitore Olly. Il brano di Elodie è undicesimo. Il pubblico arriva prima a scardinare gli stereotipi di un’industria che sta già cambiando, guidano le donne.


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