Nasce lo yacht eco-friendly, riciclabili tutti i componenti
La Amer Yachts (Permare) utilizza Filava, materiale derivato dal basalto
di Raoul de Forcade
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Il sogno di uno yacht eco-friendly con scafo e motori completamente riciclabili si avvia a diventare una realtà. Dovrebbe essere pronto per la vendita nel 2022. In corsa per realizzarlo è la Amer Yachts, società del gruppo ligure Permare, che produce barche tra gli 86 e i 120 piedi (da 28 a 42 metri). Con 50 dipendenti, un valore della produzione che si attesterà, nel 2019, sui 28 milioni di euro e cinque unità operative (quattro tra Sanremo e Imperia e una a Viareggio), il gruppo della famiglia Amerio sta puntando decisamente sulla sostenibilità. Tanto che, nel 2019, ha investito 300mila euro sulla ricerca di soluzioni per migliorare i prodotti sotto il profilo dell'impatto ambientale e dell’efficientamento energetico.
L’opportunità di realizzare componentistica per yacht come la timoneria, e poi stampi per la costruzione degli scafi e infine un’intera barca, è arrivata con l’incontro tra il cantiere e la società Gs4c, nel corso di un meeting tra imprese realizzato l’inverno scorso da Ucina Confindustria nautica e Assolombarda.
La Gs4c dal 2012 lavora con Filava, una fibra minerale di origine vulcanica, a base di basalto arricchito, che è in grado di sostituire la vetroresina, materiale composito di punta nella produzione moderna degli yacht. Barbara Amerio, alla guida di Amer Yachts e al vertice di Permare, col padre Fernando e il fratello Rodolfo, spiega che la particolarità di questa fibra «è che parte da gocce di basalto le quali , una volta scaldate, divengono filanti. E dal filamento si fa un tessuto che, abbinato a resina, diventa composito».
Il materiale è già stato utilizzato nel settore dell’aerospazio, ma per quanto riguarda le barche, chiarisce la Amerio, «abbiamo mandato dei campioni ad Enea che lo sta analizzando per arrivare alla certificazione per uso nautico, che non esiste ancora. Saranno necessarie dalle cinque alle otto settimane per fare tutti i test con il salino e il sole e poi per la torsione, per l’usura, per la rottura: sono i test che ci ha richiesto, per certificare il materiale, il Rina (società di engineering, verifiche e controlli che è anche Registro navale italiano, ndr) ». Filava presenta numerosi vantaggi rispetto alla vetroresina. Quest’ultima, ad esempio, non si può riciclare: a fine vita può essere trasformata ma non potrà mai formare nuova fibra di vetro; e lo stesso avviene col carbonio, che può essere riciclato in fibra corta per applicazioni secondarie e non strutturali.
Filava, invece, sottolinea la Amerio, «a fine vita può essere recuperata e ritrasformata in nuove bobine di fibra vergine, secondo quello che viene definito un processo cradle to cradle di riutilizzo totale della materia prima originale. La fibra che useremo per realizzare la nuova barca ha anche un’altra dote, forse una delle più importanti: non è pericolosa da maneggiare come lo è la fibra di vetro, perché è molto più spessa ed è lunga; quindi, a differenza della vetroresina, non rischia di infilarsi, come un ago, nelle mani di chi la lavora. E poi non la respiri perché è più spessa e meno volatile. Per di più, chi è abituato a stampare con la vetroresina non deve cambiare il metodo di lavoro perché anche Filava è in rotoli di mat, come la fibra di vetro».


