Intervista

«Negli indici azionari sempre più intelligenza artificiale e rischio clima»

Henry Fernandez, ad di Msci, ritiene che gli investimenti passivi non portino rischi sistemici e che il rischio clima, invece, vada affrontato subito

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Msci (Morgan Stanley Capital International) è una società nota soprattutto per la costruzione e l’offerta di indici sui mercati finanziari, in particolare azionari. L’Msci World All Country è l’indice più diffuso sull’andamento delle azioni globali, al quale sono parametrati 4.900 miliardi di dollari di investimenti. Al totale degli indici Msci fanno riferimento 16.500 miliardi di dollari di investimenti.

L’importanza degli indici nell’industria degli investimenti aumenta, anche perché cresce la diffusione degli strumenti passivi, cioè che replicano così com’è la composizione degli indici.

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Abbiamo chiesto a Henry Fernandez, amministratore delegato di Msci, se sono fondati i timori per la crescita a livello globale degli investimenti passivi. Il fatto che gli investitori acquistino gli indici come un unico pacchetto, anziché selezionare i titoli, infatti, fa sì che il valore di mercato dei titoli più importanti salga sempre di più, in un circolo virtuoso, che però rischia di sbilanciare il rischio del mercato azionario per via di una eccessiva concentrazione degli investimenti su pochi titoli.

Mr.Fernandez, come principale fornitore di indici azionari, siete preoccupati del rischio sistemico per via della crescita degli investimenti passivi?

Si parla dell’investimento passivo in antitesi con l’investimento attivo. Tuttavia, bisogna considerare che, innanzitutto, gli indici sono costruiti in modo attivo. Attualmente, gli investimenti attivi sono molto maggiori di venti o trent’anni fa e gli investitori si focalizzano soprattutto sul processo di asset allocation del portafoglio, cioè sulla scelta del tipo di attività finanziarie (azioni, obbligazioni ecc.) e delle aree geografiche. La storia dimostra che il valore aggiunto degli investimenti viene dall’asset allocation, che si può fare molto più facilmente con degli strumenti, dei panieri di titoli, che con la selezione di singole azioni o obbligazioni. Quindi, non bisogna mettere troppa enfasi sugli indici come causa della concentrazione dei mercati, perché gli investimenti passivi sono effettuati con moltissime decisioni attive di investimento nella scelta di mercati, settori, attività finanziarie. Dei 16 trilioni di dollari che fanno riferimento agli indici Msci, appena un terzo, circa 5 trilioni, sono gestiti passivamente.

Che ruolo ha l’intelligenza artificiale in un mondo di investimenti che utilizza indici e strumenti finanziari complessi e che deve monitorare l’opportunità delle scelte e i rischi?

L’industria degli investimenti, del risparmio gestito, si basa su un enorme ammontare di dati, di modelli matematici e di tecnologia. I modelli nell’industria degli investimenti sono relativi alle performance, ai rischi, all’asset allocation, alla liquidità ecc. e la tecnologia serve a raccogliere i dati, a trasformarli in software per costruire i prodotti, per distribuirli e in generale per lavorarci. L’intelligenza artificiale è un elemento di forte rottura per l’industria, per la raccolta, l’analisi e la conservazione dei dati, nel senso che migliora e amplifica la capacità di lavorare con i dati e con i modelli. Dunque, l’intelligenza artificiale sta portando grandi cambiamenti nell’industria degli investimenti e nella nostra attività di fornitore di indici e di strumenti finanziari, perché forniamo dati, modelli e tecnologia. In Msci possiamo usare cervelli umani e artificiali per servire al meglio i nostri clienti. Per fare un semplice esempio, con i modelli possiamo fare un esame diagnostico ai portafogli dei nostri clienti in modo che siano più efficienti e meno rischiosi.

Vi state orientando molto anche alla gestione del rischio climatico nei portafogli, che è un altro tema di discussione all’interno dell’industria. Registrate una domanda crescente per il suo controllo da parte dei clienti?

Il cambiamento climatico c’è, è un problema destinato a rimanere, anzi, ad accelerare. Inizia a essere percepito come un rischio di breve termine, ma di certo è un problema per il medio e per il lungo termine. Il mondo degli investimenti è più concentrato su rischi impellenti, come le guerre, le elezioni, le tensioni Usa-Cina, le politiche monetarie ecc. e ha diminuito l’attenzione sul rischio climatico, che però aumenta, come si vede soprattutto negli Stati Uniti. Se il rischio climatico non viene gestito nei portafogli adesso che sta aumentando rapidamente, potrà avere un impatto molto maggiore in futuro. Dunque, possiamo gestirlo adesso con gradualità o avere un problema molto più grande da gestire in seguito.

A proposito di Cina, il peso delle azioni di Shanghai e di Shenzhen salirà nei vostri indici? Ad oggi nell’Msci China il 78% delle azioni sono quotate a Hong Kong.

Anche Hong Kong è Cina e ha un mercato azionario più accessibile. Pechino sta aprendo il mercato interno dei capitali, ma molto lentamente. Siamo ancora lontani da raggiungere la stessa flessibilità.

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