Negli investimenti, equilibrio fra intelligenza artificiale e umana
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È già stato diffusamente argomentato, anche su queste pagine, l’impatto della intelligenza artificiale (Ai-artificial intelligence) sulla nostra vita privata ma soprattutto sul futuro di alcuni processi e profili lavorativi.
Senza dubbio negli ultimi decenni, Ai ha rivoluzionato diversi settori, impattando sulla vita quotidiana di ciascuno di noi, in modo diretto o indiretto ma significativo. L’evoluzione esponenziale del suo utilizzo ma anche l’affinamento della relativa “tecnologia” crea un flusso continuo di innovazioni e applicazioni ad ogni livello.
Il termine Ai è stato coniato nel 1956 da John McCarthy. È stata definita «la teoria e lo sviluppo di sistemi informatici in grado di svolgere compiti che normalmente richiedono l’intelligenza umana, come la percezione visiva, il riconoscimento vocale, il processo decisionale e la traduzione tra lingue».
C’è da chiedersi se sia tutto finito per l’uomo. L’evoluzione esponenziale a cui stiamo assistendo e il cosiddetto machine learning sono processi irreversibili e distruttivi? La nostra convinzione è che per quanto il suo contenimento non sia più possibile, tuttavia pensiamo non sia solo Ai ma debba sempre accompagnarsi all’Hi (human intelligence).
Analizziamo un settore in particolare, quello degli investimenti.

