Nel 2032 ci saranno medici in eccesso, ora si punta agli specializzandi
Gli indicatori in uno studio Anaao Assomed, su dati Ocse, Onaosi ed Enpam. Le cifre che porteranno ad avere un numero di medici in entrata superiore a quello di quanti usciranno
di Redazione Scuola
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Pochi oggi, troppi domani. È la paradossale parabola della professione medica in Italia che, nell'arco di un decennio, potrebbe uscire completamente ridisegnata da un turnover generazionale effettuato senza programmazione. Così, quegli stessi professionisti al momento richiesti e talvolta introvabili potrebbero trovarsi entro il 2032 di fronte a un “imbuto lavorativo” e a un “mercato sanitario” con “forza lavoro a basso costo e con un potere contrattuale azzerato. Il trionfo del lavoro precarizzato, ma con retribuzioni e diritti molto più bassi di oggi”. È l'allarme che arriva da uno studio Anaao Assomed, su dati Ocse, Onaosi ed Enpam.
«Non mancano medici, ma specialisti»
«Abbiamo sempre detto che nel nostro Paese non mancano medici, ma specialisti in alcune branche. Il nostro studio prospetta una situazione critica», dice il segretario nazionale di Anaao Assomed Pierino di Silverio.
La proiezione
Secondo lo studio, tra il 2023 e il 2032 quasi 109mila camici bianchi lasceranno la professione attiva: oltre 40mila medici dipendenti del servizio sanitario, più di 21mila medici di famiglia, 17mila del privato; e poi 4.400 pediatri di libera scelta, 6.300 specialisti ambulatoriali, 7.000 dottori di strutture equiparate al pubblico, 6.500 titolari di guardia medica, 2.800 medici della riabilitazione, 4.000 medici universitari.
Nello stesso periodo, però, l'ingresso di nuove leve nel mondo del lavoro sarà oltremodo ricco: tra il 2023 e il 2032 si attendono 141 mila laureati in Medicina e Chirurgia; con l'incremento dei contratti specialistici effettuato dal precedente Governo ci saranno poi 150 mila medici in formazione specialistica e 25 mila in medicina generale.
Il surplus
A conti fatti, secondo Anaao, il 2032 ci troverà con un surplus di circa 32 mila medici. Un numero di professionisti che rischia di essere troppo alto per la capacità di assorbimento del sistema sanitario venturo. Con questo trend, l'abolizione del numero programmato a Medicina e Chirurgia è un provvedimento che peggiorerebbe la situazione. «La carenza di medici in Italia è oggi - dice di Silverio -. Per combatterla bisogna fare subito uscire i 50 mila specializzandi dal “limbo” in cui vivono, contrattualizzandoli come medici in formazione e facendoli lavorare negli ospedali, dove potranno affiancare formazione e assistenza», aggiunge. La misura, secondo l'esponente sindacale, comporterebbe, a fronte di un contenuto aumento di spesa, importanti ricadute sia per il servizio sanitario sia per i professionisti. «Se ci limitassimo a fare entrare negli ospedali, contrattualizzandoli, il biennio finale, potremmo dare subito un sollievo al Servizio sanitario nazionale - dice - e garantire agli specializzandi diritti di retribuzioni adeguate - oggi percepiscono una borsa di specializzazione -, prospettive di pensione e una formazione di qualità. Chiediamo quindi - conclude - che intervenga il ministero della Salute e che il Mur capisca che è il momento che l'università dia una mano».
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