Nel bianco, si punta al verde: sci e snowboard sono sempre più sostenibili
Materiali di scarto, bioresine brevettate al posto dei rivestimenti in plastica, legnami a chilometro zero. Startup e grandi aziende si affidano all’upcycling per gli sport sulla neve.
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Per l’industria dello sci la sostenibilità non è solo un atto di responsabilità, ma di autoconservazione. Gli ambienti di montagna sono tra i più esposti al cambiamento del clima e alla fragilità degli ecosistemi. Non è una sfida solo per il settore del turismo, ma anche per quello manifatturiero, che in Europa sforna ogni anno 4,8 milioni tra paia di sci e tavole da snowboard. Il paese leader è l’Austria, ma l’Italia, con 300mila paia di sci l’anno, è il terzo produttore continentale, e può fare la sua parte. Ridurre l’impatto di questa produzione è vitale, ed è un impegno che riguarda ogni scala industriale: grandi produttori, startup e ditte artigianali, tutti alla ricerca di un prodotto più durevole, meno inquinante, meno contaminante.
Il punto di partenza della sfida della sostenibilità è ridurre l’uso di materia prima, puntando su eco-design ed economia circolare. È quello che sta facendo una delle aziende europee più grandi e storiche, Salomon, nata sulle Alpi francesi nel 1947, all’alba di questa industria. Dopo due anni di ricerca, è stato presentato nel 2023 il modello Addikt, nel quale i fianchi sono di materiale riciclato da precedenti fasi di produzione. Quando vengono fresati nei processi tradizionali, il 45 per cento della materia prima diventa scarto sotto forma di trucioli. Grazie a una tecnica a compressione termica, questi possono diventare materia prima secondaria, e quindi altri sci. Come spiega Scott Mellin, global chief brand officer di Salomon, «la nostra connessione con l’ambiente naturale è intrinseca e ci spinge a preservarlo per le generazioni future». Chi produce attrezzature da neve ha una responsabilità ancora più profonda nel preservare gli ecosistemi.
Anche le tavole da snowboard hanno obiettivi simili. I designer di LTB, con base in Repubblica Ceca, sono da trent’anni un modello unico in Europa e stanno facendo scuola, perché combinano la sapienza artigianale con l’innovazione da startupper, per creare tavole da snowboard (e da skate) interamente riciclate, usando materiali di risulta (compreso l’acciaio, dove serve) di prodotti trovati e raccolti nel raggio di massimo mille chilometri. Uno dei brevetti chiave di LTB è l’eco-colla prodotta a sua volta da materiali di scarto: una forma di economia circolare integrale, per ridurre al massimo l’impronta. Tra gli altri plus di LTB c’è l’aver ridotto l’uso di plastiche per la superficie delle tavole.
Un risultato al quale è arrivato anche un produttore italiano, Alessandro Marchi, entrato nella manifattura dopo una lunga esperienza sulla neve in diversi ruoli. La sua azienda, che ha dato vita ai marchi Opera Skis (sci) e Sandy Shapes (snowboard), parte da un brevetto sviluppato cinque anni fa, Wood Evolution, tecnica per lavorare il legno con una bioresina naturale, che permette di rimpiazzare i rivestimenti in plastica e che può essere usato anche in altri ambiti, dal tiro con l’arco alle barche.
La superficie in plastica rende sci e tavole maneggevoli, ma anche inquinanti per i residui che vengono lasciati nell’ambiente. Spiega Marchi: «La sostenibilità in questo settore è ancora in bilico tra attitudine, etica e comunicazione. Non ci si può limitare alla ricerca sui materiali, che pure è importante. I nostri prodotti non hanno obsolescenza perché non hanno grafiche. Mi ispiro a quello che diceva Zegna: un maglione senza loghi è sempre un bel maglione, se ha un grosso marchio il prossimo anno non lo metti più». La produzione di Opera Ski e Sandy Shapes è a San Vito al Torre, in Friuli. Qui la ricerca dei legnami adatti si collega a progetti di gestione sostenibile dei boschi nei paraggi, dove si prendono i tronchi ideali: pioppo, frassino e soprattutto paulonia. «Usando la paulonia ne incoraggiamo la crescita, tagliamo le piante a chilometro zero, quando sono ripiantate crescono velocissime, come nessun altro albero alpino, e come nessun altro assorbono CO2». Uno scambio equo tra sci e bosco.





