Mali, giunta e mercenari russi in bilico dopo il maxi-attacco di Jnim e ribelli
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Lello Naso
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Una comunità energetica rinnovabile, che in realtà è costituita da 46 comunità autonome fondate dai singoli comuni e poi messe in associazione, e che avrà come cappello una cooperativa che gestirà per tutti i servizi amministrativi e tecnici. GardaUno è la comunità energetica rinnovabile nata su iniziativa dell’omonima multiutility operativa sul versante lombardo del Lago di Garda che già gestisce l’energia e i servizi dei comuni coinvolti nella Cer. Alla fine del percorso la comunità produrrà 23,5 milioni di chilowattora: il 52% sarà autoconsumata, il 31% condivisa nella comunità e il 17% ceduta alla rete. Saranno usate tre fonti rinnovabili: idroelettrico, fotovoltaico e teleriscaldamento. I comuni e i cittadini che si associeranno (sono 270mila gli abitanti del territorio), potranno risparmiare fino a un terzo sulla bolletta. L’investimento è di 41 milioni.
«Il progetto», spiega il direttore operativo di GardaUno Massimiliano Faini, «è nato un paio di anni fa quando abbiamo capito che la comunità energetica rinnovabile era lo strumento ideale per consentire ai nostri soci di risparmiare sulla bolletta utilizzando energie rinnovabili». La prima fase, è stato un lungo viavai tra Brescia e Roma per mettere in piedi l’architettura normativa di GardaUno. «Solo da gennaio», racconta Faini, «con l’emanazione del decreto attuativo, siamo diventati operativi. Abbiamo costituito le 46 Cer su misura dei comuni progettando le delibere esecutive e le strutture tecniche».
Per ogni comune sono state studiate potenzialità e strumenti migliori utilizzando solo superfici di proprietà pubblica. Per i 23 sotto i mille abitanti sono stati messi a terra un centinaio di impianti fotovoltaici utilizzando anche i finanziamenti del Pnrr. La potenza sviluppata sarà di 2,5 megawatt. Per gli altri Comuni, GardaUno sta aspettando la pubblicazione dei bandi per i finanziamenti regionali. In ballo ci sono altri 150 progetti per un totale di 3,5 megawatt. «Uno dei primi passi», dice Faini, «è dimensionare i 250 impianti ai fabbisogni del Comune. Lo abbiamo fatto mettendo in fila le disponibilità di lastrici solari pubblici e di corsi d’acqua adatti per micro-impianti idroelettrici».
La filosofia è quella della mutualità. «Tra il 40 e 50% dell’energia prodotta», spiega Faini, «sarà utilizzata all’interno del comune. Il rimanente sarà messo a disposizione della Comunità. Acquafredda, mille abitanti in provincia di Brescia, per esempio, produce 150 kilowattora da fotovoltaico ma gli abitanti hanno aderito per 1 megawattora».
Ci sono anche ipotesi per progetti in teleriscaldamento e idroelettrico. «Cerchiamo le soluzioni più adatte al comune», dice Faini. «A Valvestino, per esempio, c’è un progetto per utilizzare le biomasse ricavate dalla pulizia del bosco per alimentare tre impianti di teleriscaldamento. In molti paesi andremo a sfruttare i salti di quota e a installare turbine sulla rete per costruire impianti idroelettrici. È il caso di Limone del Garda, Magasa, Salò e Tignale».