«Nella cybersecurity mancano circa 100mila persone, ingenuità e mancati aggiornamenti alla base degli attacchi»
A fare il punto Roberto Baldoni, direttore generale dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale
di Simona Rossitto
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Alla base dei recenti attacchi di hacker all'Italia ci sono il mancato aggiornamento dei software, i difetti di quest'ultimo e l'ingenuità delle persone. A spiegarlo è Roberto Baldoni, direttore generale dell'Acn, l' Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Gli attacchi massicci, che a inizio febbraio hanno colpito prima la Francia, poi l'Italia, sono stati rivolti a aziende e istituzioni, ma grazie all'allerta lanciata dall'Autorità, molte di loro, circa 200, sono riuscite a reagire in tempo e ripristinare la sicurezza. In particolare, si sono registrati attacchi rivolti a fornitori di connettività per realtà pubbliche; senza una loro reazione tempestiva si rischiava di creare un altro caso Regione Lazio. In Italia a soffrire, in particolar modo, sono le Pmi che spesso non investono perché per loro «la cybersecurity – spiega Baldoni - è un costo», senza considerare i risparmi legati all'investimento nella sicurezza informatica. In generale di cybersecurity,dichiara il direttore generale a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e di Digit'Ed, nuovo gruppo attivo nella formazione e nel digital learning, si parla molto, ma non sempre «è informazione di qualità». Intanto, nel campo delle competenze, Baldoni conferma la stima già diffusa l'anno scorso: in Italia «c'è una grave carenza di figure professionali», mancano all'appello circa 100mila figure professionali, 3-4 milioni nel mondo.
Che cosa non ha funzionato nell'ultima ondata di attacchi hacker all'Italia che ha preso di mira i server VMware ESXi?
Molte aziende vengono da un secolo analogico e non hanno ancora sviluppato una piena cultura della sicurezza informatica. Gli hacker malevoli approfittano di tre cose: del mancato aggiornamento di software e sistemi e poi dei difetti del software, ma anche dell'ingenuità delle persone. Negli ultimi attacchi il problema è stato che i software deputati a fare un certo lavoro, a fornire servizi digitali, non erano stati aggiornati. Se il software fosse stato aggiornato come indicato da tempo dal produttore, i criminali non sarebbero riusciti a sfruttarne la vulnerabilità.
I mancanti aggiornamenti sono legati al fatto che le pmi investono ancora poco in cybersecurity? C'è abbastanza informazione sull'importanza di investire in cybersecurity?
Le Pmi non investono perché spesso ritengono la cybersecurity un costo, che però si moltiplica in caso di un attacco. Spieghiamoci meglio. È come l'assicurazione sulla macchina: l'assicurazione ha un costo. Se decido di non pagarla per risparmiare, quando avrò un incidente dovrò spendere molto di più di quanto mi sarebbe costata l'assicurazione. Circa l'informazione, è possibile dire che ormai la cyber è diventata argomento quotidiano, soprattutto, e diciamo, purtroppo, per gli attacchi hacker, ma è anche vero che si sfornano molti libri sull'argomento, ci sono giornalmente convegni ed eventi dedicati al tema, le università offrono corsi, borse di studio e master, sui social se ne parla e tanto. Insomma, non è sempre informazione di qualità, ma l'argomento oramai si è imposto all'attenzione del pubblico.


