Reddito di cittadinanza, centri per l’impiego senza elenchi: nessun obbligo per 120mila beneficiari
Alla scadenza del 24 giugno, alle regioni ancora non sono arrivati dall’Anpal i nominativi dei percettori del sussidio e dei loro familiari. Nessuno è stato contattato per firmare il Patto per il lavoro, nonostante la legge stabilisca che la convocazione debba avvenire «entro 30 giorni dal riconoscimento del sussidio»
di Giorgio Pogliotti
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Alla scadenza del 24 giugno, alle regioni ancora non sono arrivati dall’Anpal gli elenchi dei percettori del reddito di cittadinanza considerati “occupabili”. Il risultato è che dai centri per l’impiego non sono partite le chiamate per contattare i beneficiari del sussidio, neanche alla prima tranche di 120mila persone che ad aprile hanno ricevuto la Card Rdc con la somma accreditata, che dovranno essere presi in carico. Siamo ben oltre la scadenza della legge che stabiliva la convocazione «entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio».
Le regioni: senza gli elenchi non possono partire le convocazioni
Con i centri per l’impiego che non dispongono né degli elenchi con i nominativi dei richiedenti, né delle informazioni relative ai loro nuclei familiari, le politiche attive del lavoro non possono essere avviate e la misura continua ad essere solo di tipo assistenziale (l’importo medio del reddito di cittadinanza è di 540 euro mensili). «Chiediamo di essere messi nelle condizioni di far operare i centri per l’impiego, forniteci gli elenchi quanto prima», è la richiesta dell’assessore al lavoro della regione Lazio, Claudio Di Berardino. Gli assessori regionali, allarmati sui tempi necessari per la piena operatività, hanno scritto all’Anpal.
Anpal: in 48 ore piena operatività
Attualmente siamo ancora in una fase di “staging”, ovvero i tecnici dell’Agenzia nazionale delle politiche attive e delle regioni stanno testando il funzionamento dei sistemi informatici, per garantire il dialogo con il sistema centrale. Per l’Anpal questa fase transitoria durerà 48 ore, ovvero fino al 26 giugno. A monte è stata fatta una scrematura dal ministero del Lavoro tra quanti non sono occupabili (perchè minorenni, o maggiorenni con carichi di cura, o titolari della pensione di cittadinanza), quanti essendo in stato di disagio sociale sono da assegnare ai comuni per la sottoscrizione di un “Patto di inclusione”, e quanti invece dovranno sottoscrivere un “Patto per il lavoro” presso il centro per l’impiego.
Quando, finalmente, il flusso di informazioni verso le regioni verrà avviato, i centri per l’impiego potranno contattare (telefonicamente, o con un sms o con una email) il percettore del reddito di cittadinanza considerato “occupabile” per convocarlo, insieme ai suoi familiari.
Il primo passaggio: la compilazione della Did
Una volta fissato l’appuntamento, il primo passaggio consiste nella compilazione della cosiddetta Did, la dichiarazione di immediata disponibilità: l’Anpal stima che ne siano in possesso quasi tutti i richiedenti, ma i loro familiari potrebbero esserne sprovvisti (hanno 30 giorni dal primo incontro per mettersi in regola).

