Netflix, i segreti della “Star” dei media che batte il Covid-19
Il gruppo realizza serie originali per aumentare gli utenti e utilizza la tecnologia per personalizzare l'offerta. Il Covid-19 blocca gran parte delle produzioni, ma la società dice che ha molti contenuti già pronti per il lancio
di Vittorio Carlini
6' min read
6' min read
La dinamica degli abbonati. È una metrica che, rispetto a società quali Netflix, è molto seguita dagli investitori. Il gruppo statunitense, nel primo trimestre del 2020, ha visto i suoi sottoscrittori netti crescere di 15,77 milioni. Si tratta di un andamento (oltre le stime) che da un lato, dimostrando la resilienza del business alla crisi, il mercato ha apprezzato; ma che, dall’altro, va contestualizzato. Il trend, infatti, è stato agevolato dal “lockdown” per il Covid-19 che, obbligando le persone a casa, ha spinto la domanda di “home entertainment”.
Detto in altre parole: il singolo numero, soprattutto in un periodo d’incertezza come l’attuale, racconta solo parte della storia.
Dinamica di fondo
Ecco quindi che per comprendere il trend di fondo degli abbonati è necessario ampliare l’arco di tempo considerato. Cosa salta fuori? Nel 2015 erano 70,84 milioni. Poi sono progressivamente saliti (139,3 milioni nel 2018 e 167,09 nel 2019) per arrivare ai 182,6 milioni del 31 marzo scorso. I numeri, insomma, descrivono una realtà in crescita dove i mercati internazionali (fuori da Usa e Canada) rappresentano ad oggi circa il 61,8% del totale abbonati. La dinamica al rialzo, a ben vedere, si ripete con il conto economico. I ricavi di Netflix, nel 2015, valevano 6,78 miliardi di dollari. Di anno in anno la voce contabile è cresciuta fino a 20,156 miliardi nel 2019. L’utile netto, dal canto suo, da 122,6 milioni è salito a 1,87 miliardi di dollari al 31/12/2019. Infine la marginalità: il rapporto tra utile operativo e ricavi, nel quinquennio, è passato dal 5% (2015) al 13% dello scorso anno. Poi, nel primo trimestre del 2020, si è assestato al 16,6%. Quest’ultimo dato, impattato da maggiori costi legati alla crisi del Covid-19, è stato inferiore alle stime aziendali. Ciò detto, però, la realtà che salta fuori è comunque di un’azienda in continua espansione.
Business model
Quali, allora, le motivazioni del trend? Per rispondere può essere utile dare un’occhiata, nelle linee essenziali, al modello di business. Vediamo. Nel 2019 i ricavi sono così divisi: 19,86 miliardi vengono ricondotti alle “streaming revenues” e 297,2 milioni alle vendite di Dvd. Quest’ultima attività, residuale nei numeri e circoscritta agli Usa, è un’eredità delle origini di Netflix che, va ricordato, nacque come servizio di noleggio online di Dvd.
Il core business invece è costituito dall’offerta, su diversi device (dalla smart tv agli smartphone fino a pc e console per videogiochi) di contenuti online in streaming. Il modello è il cosiddetto Svod (Subscription video on demand) che prevede: la fruizione a richiesta, e senza limiti, dei prodotti audiovisivi disponibili in un catalogo; un canone fisso periodico e la mancanza di vincoli di orario per accedervi. I ricavi quindi sono, a differenza ad esempio dell’Avod (Advertiding video on demand) fondato sulla presenza della pubblicità, generati esclusivamente dall’abbonamento. Questo, per Netflix, è: mensile; prevede tre opzioni e può essere disdetto in ogni momento senza penale.


