Nexi, fondi in manovra. Bain e Advent alla finestra per l'uscita
I due private equity sono soci storici della società di pagamenti e sondano il mercato per un possibile alleggerimento delle proprie quote, complessivamente pari al 18%
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Il nuovo patto su Nexi ha confermato per altri tre anni l’alleanza tra Cdp e fondi, ma i private equity sondano il mercato per un’uscita dall’investimento quando le condizioni di prezzo lo consentiranno. Se l’accordo parasociale, scattato a gennaio e riguardante il 55,27% del capitale, ribadisce la centralità di Cassa Depositi e Prestiti (che detiene il 14,5% ed esprime cinque consiglieri di amministrazione) accanto ai fondi di investimento raccolti in diversi veicoli, la volontà dei private equity, in particolare dei soci di lunga data Bain Capital e Advent (titolari complessivamente di un 18%), è di guardare con attenzione alle opportunità per una exit strategy, principalmente attraverso vendite sul mercato.
Il titolo ai minimi storici e le opzioni dei fondi
Certo, il prezzo di Borsa – il titolo Nexi è ai minimi storici sotto quota 5 euro (dai 9 euro della quotazione in Borsa della società di pagamenti avvenuta nel 2019, nel 2021 in parallelo alla fusione con Sia aveva sfiorato quota 20) – non aiuta. Allo stesso tempo, secondo alcune case d’affari, il recente rinnovo del patto ha raffreddato le speculazioni sia sul delisting sia su possibili rimescolamenti nell’azionariato. Ciò non toglie che i fondi, secondo quanto ricostruito da Radiocor, siano alla finestra per un possibile alleggerimento delle proprie quote. Con quali tempistiche? Fino a questo momento si sono mossi tutti insieme e alcune fonti sostengono che quest'orientamento sarà mantenuto anche nelle scelte sull’exit. Tuttavia, le storie dei private equity nel capitale di Nexi sono diverse: Helman&Friedman, che ha il 21% attraverso il veicolo Evergood Lux, è entrata con l’opa del 2018 sulla danese Nets, poi confluita in Nexi nel 2020, e non ha mai ridotto la quota iniziale ancora in carico a livelli elevati: per questo motivo la sua è la posizione più scomoda della compagine. Bain e Advent, invece, hanno investito in tre tranche (2013 in Nets, 2015 nell’allora Icpbi poi divenuta Nexi, 2018 in Concardis) e ora attraverso quattro veicoli possiedono circa il 18%, ma negli anni hanno già avuto modo di realizzare incassi nei vari passaggi come il delisting del gruppo danese, l’Ipo a Piazza Affari e alcuni collocamenti sul mercato. Per questo, potrebbero essere i primi a muoversi.
L'opzione buyback da 500 milioni
La strada per il progressivo disimpegno dei private equity, a meno dell’arrivo a sorpresa di un investitore strategico, potrà passare da collocamenti in più tranche o vendite sul mercato. Viste le quotazioni attuali di Borsa, un supporto al titolo utile a prendere tempo potrebbe venire dalle scelte del consiglio di amministrazione sulla remunerazione dei soci. Dopo il buyback da 500 milioni di euro concluso a settembre, che ha portato la società a detenere circa il 6,5%, gli analisti di Intermonte si aspettano che, in occasione dei conti a fine febbraio, il management dia indicazioni per una politica strutturale di remunerazione degli azionisti varando un nuovo piano di acquisto di azioni proprie simile al precedente.



