Next Generation EU, cos'è e come funziona
Il maxi-piano da 750 miliardi di euro dovrebbe rilanciare un’economia affossata dalla crisi pandemica. Mancano gli ultimi piani nazionali. Ma bisognerà accelerare prima che sia tardi
di Alberto Magnani
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Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo, temeva che un accordo Ue su un piano di ripresa si sarebbe rivelato «una missione impossibile». Come sperava lui stesso, è andata diversamente. Il 18 dicembre 2020, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un’intesa finale su Next Generation EU, il programma da 750 miliardi di euro per il rilancio di un’economia Ue travolta dalla crisi pandemica. L’Italia ha avuto accesso a una quota di 209 miliardi, fetta che equivale al 27,8% dell’intero importo.
La prima erogazione di fondi è prevista verso luglio, con lo sblocco di una quota pari al 13% dei fondi totali. Sempre che tutto fili liscio, visto che la tabella di marcia da qui all’estate è abbastanza fitta. La scadenza più ravvicinata è al 30 aprile, quando tutti gli stati membri dovranno aver inviato alla Commissione il proprio piano nazionale di ripresa e resilienza: un documento che illustri nel dettaglio le azioni da intraprendere con i soldi in arrivo da Bruxelles. Poi scatteranno le valutazioni sulle strategie dei vari governi nazionali e, nel caso, il via libera del Consiglio della Ue.
Cos’è e come funziona Next Generation Eu
Next Generation Eu (NGEU) è uno strumento per il rilancio dell’economia Ue dal tonfo del Covid-19, incorporato in un bilancio settennale 2021-2027 del valore di circa 1.800 miliardi di euro (i 750 di Next Generation più gli oltre 1000 miliardi a budget). Il nome scelto evoca un piano proiettato, appunto, sulla nuova generazione e le nuove generazioni della Ue, ma col tempo si è finita per creare una certa confusione terminologica fra espressioni simili o quasi identiche fra loro: Next Generation Eu, Recovery fund, Recovery plan, Piano nazionale di ripresa e resilienza. Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.
Next Generation Eu, come si è visto, è il piano per il rilancio Ue da 750 miliardi. Viene spesso chiamato con l’etichetta - erronea - di Recovery fund, ereditata dal progetto embrionale di un «fondo per la ripresa» e, oggi, frutto della sovrapposizione che si crea con il Recovery and resiliency facility: il Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza, programma cardine di Next Generation Eu con la sua dotazione di 672,5 miliardi di euro spartiti fra 360 miliardi di prestiti e 312,5 miliardi di sovvenzioni. Si chiama così perché l’obiettivo è di stimolare investimenti che spingano al ripresa (recovery) e riforme che aumentino la sostenibilità delle singole economie europee, rendendole più «resilienti» ai cambiamenti che incombono negli anni di ripresa dalla crisi del Covid (resiliency).
Un capitolo a sé è rappresentato infine dai Recovery and resiliency plans, in italiano piani nazionali di ripresa e resilienza (o Pnrr): i piani che i vari Paesi devono sottoporre a Bruxelles per spiegare come e dove spenderanno i soldi in arrivo dalla Ue.

