Niente grano dal Mar Nero, frena l’export russo di metalli e petrolio
Guerra e sanzioni cominciano ad avere un impatto concreto sugli scambi di materie prime. E i prezzi volano
di Sissi Bellomo
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Il gas russo per ora continua a scorrere verso l’Europa. Ma mentre i riflettori sono puntati su Gazprom, il commercio di altre materie prime si sta già fermando. Ad essere colpiti sono soprattutto i cereali, di cui anche l’Ucraina è un produttore chiave e per cui il Mar Nero – oggi teatro di guerra – è uno nodo logistico cruciale.
Sta diventando più difficile anche procurarsi metalli, dai prodotti siderurgici (che spesso transitano nella stessa area geografica) a nickel e alluminio, di cui Mosca è un importante fornitore. Persino il settore dell’energia, in teoria risparmiato dalle sanzioni, comincia ad essere toccato.
Ora la Russia fatica a vendere Gnl. E il suo petrolio viene snobbato, tant’è che il greggio Ural tratta con uno sconto record di oltre 11 dollari al barile sul Brent (anche se il danno per Mosca è relativo, visto che il benchmark internazionale vola oltre 100 dollari).
Le difficoltà più gravi e concrete al momento riguardano comunque i cereali: il grano prima di tutto, che in Europa scambia a livelli senza precedenti, oltre 320 euro per tonnellata sulla piazza di Parigi (il record storico, toccato la settimana scorsa, è 344 euro). Russia e Ucraina sono responsabili di un quarto delle esportazioni globali e di quasi un quinto di quelle di mais: forniture dirette in gran parte in Europa,ma anche in Medio Oriente e Nord Africa, dove i rincari alimentari rischiano di fomentare rivolte, come quelle della Primavera araba, all’inizio dello scorso decennio.
Le attività dei porti del Mar Nero e delle ferrovie adiacenti è bloccata dalle operazioni militari (salvo il terminal marittimo russo di Novorossiysk, che lunedì 28 risultava ancora operativo). E le poche navi cargo rimaste nell’area rischiano di essere bombardate: da giovedì 24 ne sono già state colpite tre, per fortuna senza vittime, di cui una noleggiata dalla statunitense Cargill proprio per spostare cereali (le altre due erano destinate al trasporto di prodotti petroliferi e di carbone).


