No alla riforma delle pensioni, sempre più francesi scendono in piazza
I sindacati uniti esultano per l’accresciuta partecipazione, anche se cala la percentuale di lavoratori in sciopero. Governo compatto: «La maggioranza sarà unità»
di Riccardo Sorrentino
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La Francia torna in piazza. Come il 19 gennaio, come nel 2020, nel 2010, nel 2003, nel 1995: sempre contro la riforma delle pensioni. La partecipazione è stata più elevata rispetto alla precedente giornata di proteste, e non solo in base alle stime dei sindacati, quest’anno uniti per la prima volta dopo 12 anni.
La riforma delle pensioni piace poco ai francesi, consapevoli della necessità di semplificare un sistema inutilmente complicato, ma contrari decisamente sia all’aumento dell’età legale – quella che permette la pensione piena, suscettibile però di essere aumentata se si continua a lavorare – sia dell’incremento dei contributi sociali.
La partecipazione
La partecipazione è apparsa alta anche nei numeri ufficiali. A Parigi sono scese in piazza 87mila persone, contro le 80mila stimate per il 19 gennaio (500mila contro 400mila per il sindacato Cgt); a Marsiglia 40mila persone, contro 26mila; a Nantes 28mila (contro 25mila); 25mila a Montpellier (15mila), ma anche in città più piccole. A Tolosa si sono contati invece 34mila manifestanti, da 36mila. «Una marea arancione!», ha scritto su Twitter Laurent Berger, segretario della Cfdt, uno dei grandi sindacati francesi.
Numerosi, e creativi gli slogan: «Piccolo presidente, piccole pensioni»; «Elisabeth, hai superato il limite» (borne, in francese, come il cognome della prima ministra; «Non batterermo in ritirata» (retraite, in francese, che significa anche pensione).
Nell’amministrazione pubblica, l’adesione allo sciopero è stata inferiore al 19 gennaio: il 19,4%, secondo il ministero, contro il 28%. Un centinaio di comuni, compreso quello di Parigi guidato dalla socialista Anne Hidalgo, ha però chiuso i battenti, scatenando qualche reazione da parte del governo: «Confondono le loro convinzioni con le loro funzioni», ha detto un ministro al quotidiano Le Figaro.

