I tentativi estremi di rianimare i negoziati tra Usa e Iran
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
4' min read
4' min read
Mentre il mercato dell’arte cerca conferme af Art Basel Hong Kong, dove le vendite si fanno più lente per i 240 galleristi che osservano collezionisti meno frettolosi di chiudere già il primo giorno gli acquisti e in attesa di capire quale sarà la direzione che la nuova amministrazione Trump imprimerà alla fiscalità sull’arte, in Italia finalmente viene presentato a Roma a Palazzo Wedekind nell’incontro sul «Mercato dell’arte in Italia. Le sfide per competere in Europa» l’atteso rapporto Nomisma su «Arte: il valore dell’industry in Italia» in collaborazione con Intesa Sanpaolo promosso dall’Associazione Gruppo Apollo. Nel suo intervento il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha assicurato che le coperture per ridurre l’Iva verranno trovate e l’aliquota verrà ridotta per competere con la concorrenza europea. All’evento hanno partecipato Roberto Marti, presidente della Commissione Cultura del Senato della Repubblica, Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Stefano Lucchini – Group Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo, Roberta Gabrielli, Head of Marketing di Nomisma e Alessandra Di Castro, presidente del Gruppo Apollo. Il ministro contro il dumping della Francia ha affermato: «La riduzione del regime fiscale è una battaglia storica che l’attuale governo ha ingaggiato da tempo perché è evidente che l’Italia rappresenta un’eccellenza, non solo dal punto di vista del patrimonio ma anche della dinamicità - ha spiegato Giuli -. Oggi siamo a un bivio che rischia di diventare un punto di non ritorno. Per cui posso dire senza indugio che siamo vicini a ottenere quel risultato che tutto il settore del mercato dell’arte sta aspettando da tempo. Vinciamo per creatività, qualità umana, credibilità e capacità storica di essere centrali se messi in condizione di competere ad armi pari. Il Mef è d’accordo con noi: le coperture verranno trovate per abbassare l’Iva sulle cessioni di beni d’arte, attualmente al 22%». Ora si tratta di trovare il veicolo per far passare la riforma fiscale in Parlamento.
L’analisi dei principali attori e dei trend nel mercato dell’arte in Italia nell’evoluzione dei player dal 2011 sino al quadro nel 2023 (ultimi dati sui fatturati) e del 2024 mostra l’intera filiera artistica italiana, in un momento in cui la sua tenuta economica e la sua competitività internazionale sono messe seriamente alla prova dalla lenta erosione del business e dalla mancata riduzione dell’Iva. I numeri che ci dicono che è un ecosistema articolato, ricco, ma fragile; come già anticipato da Plus24 e arteconomy il numero di gallerie attive è in progressiva diminuzione, così come quello degli antiquari e delle case d’asta. «Una selezione naturale che riflette la pressione esercitata da fattori esterni - dalla crisi economica al cambiamento delle abitudini di consumo, dai costi operativi crescenti alla concorrenza internazionale - ma anche da un contesto normativo interno che oggi risulta penalizzante» dichiara Roberta Gabrielli Responsabile del marketing di Nomisma. Nel 2023, le case d’asta e il commercio al dettaglio di opere d’arte hanno registrato un calo del fatturato reale rispetto al 2019, rispettivamente del -0,7% e -1%, che al netto dell’inflazione testimonia un mercato in fase di assestamento. Tra gallerie d’arte, antiquari e case d’asta si somma un giro d’affari di 720 milioni di euro al quale si aggiungono 640 milioni prodotti dalle attività legate alla logistica dell’arte (quota museale/fondazioni), alle riviste dell’arte, alle assicurazioni ramo arte (stipulate da fondazioni/privati), alle fiere (esclusione delle spese sostenute dagli espositori), all’istruzione universitaria e post universitarie comprese accademie e conservatori e, infine, a restauratori e artisti. Tutto ciò genera secondo le analisi di Nomisma 2,35 miliardi di euro di impatto diretto e indiretto sulla produzione e 1,51 miliardi di impatto indotto sull’economia. In pratica parliamo di 3,86 miliardi di euro di impatto economico complessivo con un effetto moltiplicatore di 2,8: e come amano scrivere gli economisti per ogni euro di giro d’affari nel mercato dell’arte si generano complessivamente 2,8 euro.
Con la manovra Finanziaria per il 2024 il governo francese ha esteso l’aliquota ridotta dell’Iva al 5,5%, applicabile sinora sulle importazioni e sulle cessioni di opere da parte degli artisti, a tutte le transazioni a partire dal 1 gennaio 2025. La Germania nel giugno dello scorso anno ha introdotto la medesima riduzione portando l’IVa su tutta la filiera al 7%. In Italia, la cessione di beni d’arte è soggetta ad un’aliquota del 22%, percentuale massima in Europa. L’aliquota si riduce al 10%, qualora l’importazione e la cessione siano effettuate direttamente dall’artista o dai suoi eredi. Anche l’importazione da paesi extracomunitari è soggetta ad Iva pari al 10%. In questo nuovo scenario competitivo per un collezionista il costo di un’opera d’arte in Italia sale del 18% rispetto alla Francia. Dove si sposterà il mercato? Facile indovinarlo.
Le coperture la proposta nel luglio 2024 di legge AC 1981, a firma di Alessandro Amorese sulla riduzione dell’aliquota stimava una copertura finanziaria (art. 3) degli oneri derivanti in 90 milioni di euro a decorrere dal 2024, attraverso la corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto per il 2024 nel Fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del MEF. Secondo i calcoli di Nomisma la manca revisione dell’aliquota Iva porterebbe a un impatto sull’industry dell’arte, in particolare l’impatto diretto sul giro d’affari degli operatori dell’arte ammonterebbe a -40% in termini di fatturato tra il 2025/23 e a -7% per gli antiquari. Al contrario se l’Italia decidesse di adeguare l’Iva sulle transazioni al 5%, nel 2027 al termine del triennio, il fatturato complessivo generato da gallerie, antiquari e case d’asta crescerebbe sino a raggiungere circa 1,5 miliardi di euro, con un effetto complessivo sull’economia italiana di 4,2 miliardi di euro preventivando un costo di copertura nella manovra nel 2025, a parità di fatturato dell’industry, di 10 milioni per far crescere l’impatto economico del sistema da 3,8 a 4,2 miliardi di euro. Se poi osserviamo i valore dell’Iva all’importazione, nel 2023 al 10% ammontava a 34,7 milioni di euro, la l’adeguamento al 5% porterebbe il mercato a crescere del +45% e a raggiungere una variazione di valore a 50,4 milioni. I conti e i costi di questa piccola rivoluzione fiscale che potrebbe sviluppare in modo significativo l’industria dell’arte ora ci sono, vedremo la classe dirigente si assumerà il compito di difendere il mercato dell’arte italiano dalla competizione dei Paesi vicini al fine di sostenre non solo gli scambi ma tutta la produzione artistica e la sua filiera economica.