Giustizia

Caso Sala: rilasciato Abedini, è già rientrato in Iran

In mattinata il Guardasigilli Nordio aveva deposito la richiesta di scarcerazione alla Corte di Appello di Milano

(COMBO) Cecilia Sala e Mohammad Abedini. ANSA

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È stato liberato domenica mattina poco dopo le 9, ed già arrivato a casa, in Iran, Mohammad Abedini Najafabadi, l’ingegnere iraniano che era stato arrestato per l’estradizione lo scorso 16 dicembre a Malpensa su richiesta degli Stati Uniti, con l’accusa di essere un trafficante d’armi. Da quanto si è appreso, stamane, non appena arrivata la richieste di revoca della misura cautelare firmata dal ministro Nordio, si è riunito d’urgenza un collegio della quinta Corte d’Appello che ha rimesso in liberà l’ingegnere 38enne, poco dopo decollato per Teheran.

Nel tardo pomeriggio il ministero degli Esteri di Teheran ha confermato che Abedini è rientrato in Iran, dopo essere stato rilasciato dall’Italia. «Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri, ha annunciato il rilascio del signor Mohammad Abedini Najafabadi, un cittadino iraniano detenuto in Italia, ed il suo ritorno in patria», ha fatto sapere il ministero in una nota.

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«Il ministro Nordio ha depositato alla Corte di Appello di Milano la richiesta di revoca degli arresti per il cittadino iraniano Abedini Najafabadi Mohammad», questo il testo della nota ufficiale del ministero della Giustizia nel primissimo pomeriggio ha reso nota la decisione del ministero che chiude la vicenda intrecciata con la liberazione di Cecilia Sala, la giovane giornalista italiana detenuta illecitamente per 21 giorni nel carcere di Evin a Teheran.

«La decisone presa dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ci ha felicemente sorpresi. Ora il mio cliente è persona libera e potrà riprendere a sorridere e sperare. Mi ha sempre ripetuto che lui credeva e aveva fiducia nella giustizia», lo ha detto l’avvocato di Abedini.

Il ministero della Giustizia iraniano, intanto, ha affermato: «Grazie al monitoraggio del ministero degli Affari Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran e alle trattative tra i servizi di intelligence della Repubblica Islamica dell’Iran e i servizi di intelligence italiani, il problema è stato risolto e ha portato al suo rilascio e al suo ritorno», ha annunciato Mizan Online, l’agenzia ufficiale della magistratura iraniana.

«Un reato non previsto in entrambi i Paesi»

Questa la motivazione ufficiale: «In forza dell’articolo 2 del trattato di estradizione tra il governo degli Stati Uniti d’America e il governo della Repubblica italiana possono dar luogo all’estradizione solo reati punibili secondo le leggi di entrambe le parti contraenti, condizione che, allo stato degli atti, non può ritenersi sussistente». È quanto fa sapere il ministero della Giustizia in una nota in merito alla richiesta depositata dal ministro Nordio alla Corte di Appello di Milano sulla revoca degli arresti per il cittadino iraniano Abedini Najafabadi Mohammad. La prima condotta ascritta al cittadino iraniano di “associazione a delinquere per violare l’Ieepa (International emergency economic powers act - legge federale statunitense) non trova corrispondenza nelle fattispecie previste e punite dall’ordinamento penale italiano”, viene precisato.

«Nessuna prova del supporto ai terroristi»

«Quanto alla seconda e terza condotta, rispettivamente di “associazione a delinquere per fornire supporto materiale ad una organizzazione terroristica con conseguente morte” e di “fornitura e tentativo di fornitura di sostegno materiale ad una organizzazione terroristica straniera con conseguente morte”, nessun elemento risulta ad oggi addotto a fondamento delle accuse rivolte emergendo con certezza unicamente lo svolgimento, attraverso società a lui riconducibili, di attività di produzione e commercio con il proprio Paese di strumenti tecnologici avente potenziali, ma non esclusive, applicazioni militari» continua la nota del ministero della Giustizia in merito alla richiesta depositata dal ministro Nordio alla Corte di Appello di Milano sulla revoca degli arresti per il cittadino iraniano Abedini.

Mohammad Abedini avrebbe dovuto rendere dichiarazioni spontanee in aula a Milano all’udienza del 15 gennaio sull’istanza per i suoi domiciliari. L’iraniano bloccato in Italia il 16 dicembre su richiesta degli Stati Uniti, nel carcere di Opera a Milano, avrebbe dovuto ribadire di persona la sua disponibilità al braccialetto elettronico e l’intenzione di non voler fuggire dall’Italia. Tutto questo è stato superato dall’iniziativa di Nordio che lo libera e non procede all’estradizione dell’ingegnere iraniano verso gli Stati Uniti.

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