Northvolt dichiara bancarotta: l’industria europea delle batterie in crisi
Le operazioni in Nord America, Germania e Polonia restano fuori dal processo fallimentare, lasciando uno spiraglio per una riorganizzazione o la vendita degli asset
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I punti chiave
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Il sogno europeo di avere un gigante delle batterie per auto in grado di competere con i colossi asiatici riceve un duro colpo: l’ex startup e pioniera svedese del settore, Northvolt, ha dichiarato bancarotta. Con un debito di circa 7,5 miliardi di euro, l’azienda svedese non è riuscita a ottenere i finanziamenti necessari per proseguire le operazioni. Fondata con l’ambizioso obiettivo di ridurre la dipendenza dell’industria automobilistica occidentale da CATL e BYD, la startup aveva raccolto investimenti per oltre 9 miliardi da colossi come Volkswagen e Goldman Sachs. Ma i problemi produttivi hanno finito per affossarla.
L’impatto sui lavoratori e sulla filiera
Oltre 5.000 dipendenti sono coinvolti in questa crisi, con circa 1.800 lavoratori iscritti al sindacato IF Metall. «Molte cose sono andate storte e ora il prezzo lo pagano i nostri membri», ha commentato amaramente la leader sindacale Marie Nilsson.
Non tutto, però, si è fermato: le operazioni in Germania, Nord America e Polonia restano fuori dal processo fallimentare, lasciando aperto uno spiraglio per una possibile riorganizzazione o vendita degli asset.
Il fallimento di Northvolt ha scosso profondamente l’industria automobilistica europea. Porsche, che aveva contratti con l’azienda, ha già avviato la ricerca di nuovi fornitori. «L’Europa ha bisogno di sviluppatori di batterie competenti», ha sottolineato Oliver Blume, ceo del Gruppo Volkswagen e di Porsche.
Northvolt ha iniziato a vacillare dopo la cancellazione di un finanziamento da 5 miliardi di dollari per l’espansione di uno stabilimento e, a giugno 2024, la rescissione di un ordine da 2 miliardi da parte di Bmw a causa di ritardi nelle consegne.



