Automotive

Northvolt dichiara bancarotta: l’industria europea delle batterie in crisi

Le operazioni in Nord America, Germania e Polonia restano fuori dal processo fallimentare, lasciando uno spiraglio per una riorganizzazione o la vendita degli asset

di Alberto Annicchiarico

La sede di Northvolt a Stoccolma. (Foto EPA/Jonas Ekströmer)

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Il sogno europeo di avere un gigante delle batterie per auto in grado di competere con i colossi asiatici riceve un duro colpo: l’ex startup e pioniera svedese del settore, Northvolt, ha dichiarato bancarotta. Con un debito di circa 7,5 miliardi di euro, l’azienda svedese non è riuscita a ottenere i finanziamenti necessari per proseguire le operazioni. Fondata con l’ambizioso obiettivo di ridurre la dipendenza dell’industria automobilistica occidentale da CATL e BYD, la startup aveva raccolto investimenti per oltre 9 miliardi da colossi come Volkswagen e Goldman Sachs. Ma i problemi produttivi hanno finito per affossarla.

L’impatto sui lavoratori e sulla filiera

Oltre 5.000 dipendenti sono coinvolti in questa crisi, con circa 1.800 lavoratori iscritti al sindacato IF Metall. «Molte cose sono andate storte e ora il prezzo lo pagano i nostri membri», ha commentato amaramente la leader sindacale Marie Nilsson.

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Non tutto, però, si è fermato: le operazioni in Germania, Nord America e Polonia restano fuori dal processo fallimentare, lasciando aperto uno spiraglio per una possibile riorganizzazione o vendita degli asset.

Il fallimento di Northvolt ha scosso profondamente l’industria automobilistica europea. Porsche, che aveva contratti con l’azienda, ha già avviato la ricerca di nuovi fornitori. «L’Europa ha bisogno di sviluppatori di batterie competenti», ha sottolineato Oliver Blume, ceo del Gruppo Volkswagen e di Porsche.

Northvolt ha iniziato a vacillare dopo la cancellazione di un finanziamento da 5 miliardi di dollari per l’espansione di uno stabilimento e, a giugno 2024, la rescissione di un ordine da 2 miliardi da parte di Bmw a causa di ritardi nelle consegne.

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Quale futuro per l’industria europea delle batterie?

Nonostante il fallimento, ci sono ancora soggetti interessati a salvare parte dell’azienda. Scania ha confermato l’intenzione di acquistare Northvolt Industrial, assicurando che la produzione dei suoi camion elettrici non sarà influenzata.

Anche il governo tedesco spera di trovare nuovi investitori per la fabbrica di Northvolt a Heide, come dichiarato dal ministro dell’Economia Robert Habeck. Nel frattempo, i dipendenti delle divisioni canadesi e tedesche continueranno a ricevere i loro stipendi.

Il crollo di Northvolt solleva molte domande sul futuro dell’industria europea delle batterie. Il rischio è che, invece di un’evoluzione verso l’indipendenza tecnologica, l’Europa finisca ancora più dipendente dai fornitori asiatici, in un settore cruciale per la mobilità del futuro.

«L’annuncio odierno - ha commentato Evan Hartley, Research Manager di Benchmark Mineral Intelligence -ha inflitto un duro colpo alle ambizioni regionali di sfidare il dominio di Cina e Asia nel settore. Lanciata con un obiettivo iniziali di 170 GWh di capacità in Europa, tre stabilimenti e la piena integrazione della produzione di catodi e precursori, la società svedese hanno incontrato molteplici ostacoli negli ultimi anni. La rapida crescita della domanda di batterie al fosfato di ferro e litio (Lfp), il crollo dei prezzi delle celle e la generale difficoltà nella produzione di celle sono stati i colpi di grazia per il progetto. Allo stato attuale, Northvolt rappresenta solo il 7% della capacità pianificata in Europa. Nel frattempo, la quota di mercato dei giganti globali come CATL e LGES continua a salire vertiginosamente».

I cinesi investono in Europa

In effetti produttori cinesi di batterie, leader indiscussi del mercato, sono sempre più presenti in Europa con propri stabilimenti. CATL, il più grande produttore al mondo, sta costruendo impianti in Germania, Ungheria e Spagna, quest’ultimo in joint venture con Stellantis. La via per le aziende europee del settore sembra insomma sempre più stretta di fronte a una concorrenza così agguerrita e competitiva dal punto di visto tecnologico e dei costi.

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