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Nucleare Made in Italy: un vantaggio per l’ecosistema produttivo

La ex Centrale nucleare di Trino Vercellese in Piemonte

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Il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare anche in Italia è quotidiano, e avviene a vari livelli: politico, economico, tecnico e tecnologico. Questo già di per sé è un segnale positivo ed è indice di un’apertura che fino a qualche anno fa forse era impensabile. E’ imminente il disegno di legge delega per il nucleare sostenibile che dovrebbe favorire anche in Italia la produzione di energia nucleare con la tecnologia dei mini reattori.

Fenomeni globali e irreversibili come l’aumento complessivo della domanda di energia e la necessità di accelerare il cammino verso la decarbonizzazione, utilizzando fonti di energia pulita e sicura, suggeriscono scelte razionali e con una visione di lungo periodo.

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A questi possiamo aggiungere anche l’opportunità, per paesi come il nostro, di una maggiore autonomia energetica, allentando la dipendenza da fornitori stranieri e mitigando il rischio di crisi geopolitiche imprevedibili.

L’idea di fondo è che il nucleare si aggiunga a quel mix energetico il più possibile diversificato che sarebbe auspicabile adottare per supportare adeguatamente la crescita complessiva del nostro sistema industriale, oggi zavorrato da bollette energetiche elevate.

Il nucleare ha tutte le caratteristiche per essere un ideale complemento per le energie rinnovabili e non sostituirle, naturalmente. Secondo un recentissimo rapporto dell’International Energy Agency, oggi sono oltre 40 nel mondo i paesi che stanno investendo o adottando politiche favorevoli nei confronti del nucleare.

La tecnologia basata sull’uso dei SMR-Small Modular Reactor è quella su cui può svilupparsi una nuova era per il nucleare. Questi piccoli reattori di terza generazione oggi probabilmente si presentano come la soluzione più futuribile per capacità di produzione di energia pulita, affidabilità, sicurezza e “accettabilità” sociale – grazie anche alle ridotte dimensioni e all’impatto visivo - e risultano molto adatti per l’impiego in settori particolarmente energivori come l’industria pesante, i data center e il trasporto.

Quattro SMR verranno utilizzati ad esempio nel nuovo sito nucleare di Darlington, in Canada, il primo impianto realizzato al di fuori di Russia e Cina, in cui Accenture sta lavorando: la costruzione del primo SMR inizierà proprio quest’anno.

Secondo il recente white paper intitolato “Accordo quadro di collaborazione per accelerare l’impiego di nucleare avanzato e SMR” del World Economic Forum, realizzato in collaborazione con Accenture, sono oltre ottanta i progetti nel mondo che si trovano attualmente in fasi di sviluppo diverse. La realizzazione del primo SMR in Italia entro il 2035 è una possibilità concreta.

In merito alle competenze da sviluppare, secondo l’IAEA - Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica - oltre 30 paesi stanno considerando il nucleare per la prima volta e devono sviluppare le competenze tecniche necessarie per costruire e operare nuove centrali.

Un aiuto importante per velocizzare i tempi può arrivare dalla tecnologia e dalla digitalizzazione: l’uso dell’Intelligenza Artificiale, ad esempio, può ridurre il tempo necessario per i processi approvativi di una centrale fino al 90%. Oppure ancora, pensiamo ad esempio all’uso di robot autonomi per compiti ripetitivi e potenzialmente pericolosi, come operazioni di ispezione, manutenzione e monitoraggio in aree a rischio.

Nuove competenze, formazione e nuove tecnologie sono cruciali anche nelle fasi di pianificazione ed impostazione dei programmi, dalle fattibilità economico/finanziarie a quelle ambientali e tecniche, e per tutto il processo di compliance e permitting, fino alla pianificazione esecutiva dei progetti. Un ruolo fondamentale per il successo dei programmi di sviluppo del nucleare lo giocano tutti i servizi a progetto, a partire dall’ingegneria d’impianto, un settore che è a tutti gli effetti un’eccellenza italiana poco conosciuta ma che vale ben l’11% del nostro Pil.

Nel nostro paese, secondo alcune stime, l’impiego di energia nucleare potrebbe coprire una quota compresa fra il 10 e il 20% del nostro fabbisogno energetico: sono numeri molto alti, che danno una chiara idea della rilevanza del tema e della magnitudo della opportunità di sviluppo.

Ad oggi sono circa 170 le aziende italiane che lavorano nel settore ma lo sviluppo di questa tecnologia potrebbe generare oltre 110 mila posti di lavoro, dando un ulteriore impulso alla filiera italiana, già ben posizionata e solida per il know-how tecnologico.

Le imprese italiane si stanno muovendo. A essere precisi non hanno mai smesso, dal momento che grandi aziende del mondo dell’energia come Ansaldo Nucleare ed Enel sono molto attive all’estero in paesi come Spagna, Slovacchia, Romania o la vicina Slovenia, come fornitori di tecnologie o direttamente nella gestione degli impianti.

Cosa è necessario quindi per un cambio di passo? Noi crediamo che si debba partire innanzitutto da uno sforzo sistemico importante, in cui istituzioni e aziende lavorano fianco a fianco, accompagnato da un altrettanto imponente slancio comunicativo, per “raccontare” in modo trasparente e chiaro alla cittadinanza le opportunità offerte da questa tecnologia.

(*) Responsabile dell’area Energy, Utility, Chimica e Risorse Naturali di Accenture per l’Italia, l’Europa Centrale e la Grecia

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