Nuova fiammata dei prezzi agricoli globali, cereali ai massimi con la crisi nel Mar Nero

Indice Fao a +1,5% da agosto e +6% rispetto a un anno fa. Oltre alle difficoltà logistiche pesano shock climatici e caro-energia. Cresce la pressione per i paesi importatori

3' min read

3' min read

I prezzi globali delle principali materie prime agricole sono aumentati a settembre dell’1,5% rispetto ad agosto e del 5,8% su base annua. Lo indica il rapporto mensile che monitora i mercati delle commodity più scambiate pubblicato oggi dalla Fao, il cui indice ha registrato lo scorso mese una media di 136 punti. Ad alimentare i rialzi, spiega il rapporto, sono stati principalmente le interruzioni nella catena dei trasporti e le preoccupazioni legate al meteo che hanno limitato le disponibilità in uno scenario di quotazioni già storicamente elevate.

«Stiamo vedendo un aumento persistente e sempre più diffuso dei prezzi delle materie prime a livello globale, poiché le interruzioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Nero si combinano con shock climatici, mettendo pressione sull’energia, sui trasporti e sulle principali materie prime alimentari – ha detto il capo economista della Fao, Maximo Torero –. Se queste pressioni continueranno, presto si rifletteranno sui prezzi alimentari per i consumatori, soprattutto nei paesi dipendenti dalle importazioni di cibo ed energia».

Loading...

L’indice dei prezzi dei cereali è aumentato del 5,1% rispetto ad agosto, con una media del 17,2% più alta rispetto al livello di settembre 2025. I prezzi mondiali del grano sono aumentati del 6,3%, a causa dei problemi logistici nella regione del Mar Nero e della siccità in alcune aree del Nord America prima della semina, mentre i prezzi globali del mais sono aumentati del 5,6% rispetto al mese scorso a causa delle preoccupazioni sulle rese negli Stati Uniti, della ridotta disponibilità all’export in Brasile e delle interruzioni nel commercio del Mar Nero. L’incertezza continua sulle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz ha fornito un supporto aggiuntivo ai prezzi delle materie prime per biocarburanti come il mais.

L’indice dei prezzi di tutto il riso della Fao è aumentato dell’1,4%, trainato dal rialzo delle quotazioni dell’Indica dovuto a incognita meteo e a forniture stagionali più limitate.

In aumento anche le quotazioni degli oli vegetali, cresciute dello 0,9% rispetto ad agosto, riflettendo l’aumento dei prezzi mondiali dell’olio di palma legato a una forte domanda globale di importazioni e alle preoccupazioni sull’impatto del clima secco sulle prospettive di produzione nel Sud-Est asiatico.

In controtendenza i prezzi delle carni, con l’indice Fao diminuito dell’1,1% in media, zavorrato dalla discesa dei listini di carni suine e avicole a fronte di un’abbondante offerta destinata all’esportazione. Le quotazioni delle esportazioni di carni bovine del Brasile sono aumentate, sostenute da una domanda di importazione più forte da parte degli Stati Uniti, mentre i prezzi delle carni ovine sono rimasti sostanzialmente stabili.

Sostanzialmente stabile l’indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari (-0,1% a settembre), con i cali delle quotazione dei formaggi che hanno compensato gli aumenti dei listini del latte in polvere, mentre i prezzi del burro sono rimasti pressoché stazionari.

In forte aumento infine i prezzi dello zucchero, +6,1% rispetto ad agosto, spinti dalle aspettative di una riduzione delle forniture globali di nella stagione 2026-27. Tra i fattori che hanno contribuito, spiega la Fao, ci sono la previsione di una produzione di zucchero più bassa in Thailandia, le preoccupazioni sulle prospettive delle colture in India a causa di piogge inferiori alla norma e del rafforzamento del fenomeno El Niño, le forti piogge nella regione di coltivazione Centro-Sud del Brasile e la diminuzione della superficie coltivata a barbabietola da zucchero nell’Unione europea.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti