Nuova stretta al gas russo, ma l’Europa ha già centrato il target sulle scorte
Gazprom taglia le forniture alla francese Engie e ferma di nuovo il Nord Stream per manutenzioni, ma il prezzo scende
di Sissi Bellomo
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Dalla Russia arriva una nuova stretta alle esportazioni di gas. Gazprom ha tagliato le forniture alla francese Engie, per non meglio precisati «disaccordi tra le parti sull’applicazione di alcuni contratti», e da mercoledì 31 chiuderà di nuovo i rubinetti del Nord Stream: altri tre giorni di fermo per il gasdotto, se tutto va bene, che si aggiungono allo stop di dieci giorni che c’era stato a luglio per le manutenzioni programmate annuali.
Da Mosca – che aveva preallertato i mercati con una decina di giorni di anticipo – spiegano che ora è necessario revisionare l’unica turbina rimasta in funzione nella stazione di compressione di Portovaya, quella che consente al Nord Stream di pompare verso la Germania circa 30 milioni di metri cubi di gas al giorno, un quinto rispetto alla capacità della pipeline e poco meno di metà delle attuali forniture russe alla Ue, che come fa notare un report di Nomura si sono ormai ridotte ad appena il 10% di quanto arrivava prima della pandemia da Covid.
Oggi come a luglio è difficile spegnere il dubbio che il gasdotto del Baltico possa rimanere chiuso più a lungo delle 72 ore previste. Il Cremlino stesso – seguendo il copione ormai abituale – non ha mancato di alimentare le apprensioni, con il portavoce Dmitry Peskov tornato a sottolineare come nulla impedisca a Mosca di esportare più gas attraverso il Nord Stream «se non problemi tecnologici causati dalle sanzioni occidentali». Le sanzioni, ha insistito, «non ci consentono di effettuare i normali lavori di manutenzione e riparazione».
I prezzi del gas nonostante tutto hanno proseguito la correzione al ribasso, aiutati dalla notizia dei forti progressi nell’accumulo di scorte in Europa.
Gli stoccaggi Ue hanno già raggiunto – con due mesi di anticipo – il livello minimo prescritto da Bruxelles per l’avvio dell’anno termico: secondo gli ultimi dati Gie al 29 agosto erano pieni in media al 79,9% e molti grandi importatori superavano l’80% indicato come traguardo per il 1° novembre.


