Aspetti giuridici

Nuove norme e invasi per salvare la viticoltura

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Le torride estati degli ultimi anni, la riduzione delle precipitazioni e delle scorte di risorsa idrica inducono anche i produttori di vino dell’Alto Piemonte a confrontarsi su come risparmiare e utilizzare in modo più efficiente l’acqua.

Il tema è stato al centro del convegno dal titolo “L’uso efficiente dell’acqua in viticoltura in Alto Piemonte: stato dell’arte e spunti tecnico-giuridici” , che si è svolto al Podere ai Valloni di Boca (Novara), organizzato dall’Ugivi (Unione dei giuristi della vite e del vino), in collaborazione con l’Accademia di agricoltura di Torino, l’associazione Le donne del vino, l’Oicce (Organizzazione interprofessionale per la comunicazione in enologia) e la Regione Piemonte.

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«La mancanza di acqua determinata dalla siccità sta portando all’attenzione del legislatore la necessità di modificare gli aspetti giuridici e normativi che regolano l’uso dell’acqua in viticoltura. I disciplinari, per esempio, prevedono solo un’irrigazione di soccorso - spiega l’avvocato Anna Sertorio, titolare dell’azienda vinicola Podere ai Valloni e vicedelegata regionale di Donne del vino per il Nord Piemonte –. Il deficit idrico si concentra nei mesi da giugno ad agosto: se è vero che per il momento non è a rischio la sopravvivenza delle piante adulte, la siccità può inficiare sia la quantità sia la qualità dell’uva, mentre le barbatelle appena piantate corrono anche il rischio di non sopravvivere alle annate di grande siccità e calore. Le quantità di acqua attese scendono ma in un periodo più concentrato, facendo sì che si creino momenti in cui la pianta può andare in stress idrico». L’enologo Massimo Bellocchia ha portato la propria testimonianza di come in Valle d’Aosta l’irrigazione sia ormai diventata essenziale per la coltivazione della vigna, riportando numerose esperienze di irrigazione condotte in modo efficiente.

Anna Sertorio. Vicedelegata regionale di Donne del vino Nord Piemonte

Dal confronto con quanto avviene all’estero, emerge che in Italia gli interventi per affrontare le conseguenze della siccità in viticoltura sono ancora affidati alla buona volontà dei privati.

«La strada è che le aziende possano mettersi in rete per creare degli invasi per la raccolta di acqua, da utilizzare in caso di necessità - aggiunge Sertorio -. È necessario anche che le istituzioni assieme agli istituti di credito facilitino questo passaggio: sono opere che richiedono tempi di realizzazione lunghi e presentano costi molto elevati: non si possono realizzare senza una forma di sostegno». L’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa ha sottolineato che «il tema siccità rimane centrale, in quanto tra le principali criticità della nostra agricoltura e ci richiama ad un continuo confronto per trovare soluzioni, partendo dai contributi che arrivano dalla ricerca ma anche dall’esperienza diretta dei produttori».

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