Lettera al risparmiatore

Nuovi mercati europei nel radar di Esprinet. Giro di vite sulle scorte

Il gruppo, va ricordato, svolge l’attività essenzialmente in tre Paesi: Italia, Spagna e Portogallo

di Vittorio Carlini

5' min read

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Da una parte proseguire nella riduzione delle scorte di magazzino e fare scendere il Capitale commerciale circolante netto. Dall’altra la volontà di guardare - attraverso un eventuale shopping - all’espansione in Europa oltre la Penisola iberica. Sono tra i focus di Esprinet, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.

Attività all’estero

Il gruppo, va ricordato, svolge l’attività essenzialmente in tre Paesi: Italia, Spagna e Portogallo. Ebbene: la volontà è di volgere lo sguardo anche verso altri Stati europei al fine di espandersi. Nel radar della società ci sono diversi mercati: dalla Germania (con l’area di lingua tedesca) alla Francia e Benelux fino alla Gran Bretagna. Certo: l’azienda, che storicamente ha realizzato molteplici acquisizioni, è pronta a cogliere l’occasione solamente se si presenta la giusta opportunità sotto il profilo industriale, strategico e di prezzo. Quindi la tempistica sulla possibile mossa non è definita. Ciò detto, però, l’auspicio di Esprinet è che possa concretizzarsi qualcosa di interessante anche nei prossimi dodici mesi.

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Al di là di ciò quale, allora, l’identikit del potenziale target? Essenzialmente sono monitorati distributori di soluzioni a valore aggiunto. È escluso il turnaround. Vale a dire: si guarda solamente a imprese già redditizie. Infine: deve trattarsi di società con dimensioni sufficienti (per esempio composte da almeno un centinaio di unità) e con un management in grado di porsi l’obiettivo di crescere e aggregare il business nella nuova geografia.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Il capitale circolante

Ma non è solo questione della possibile ulteriore internazionalizzazione. Più nell’immediato, oltre alla crescita organica e al focus sulle soluzioni ad alta marginalità, c’è l’impegno rispetto al Capitale commerciale circolante netto (Cccn). Alla fine del primo trimestre del 2023 lo stock dell’indicatore patrimoniale si è assestato a quota 504,5 milioni. Cioè: un dato in aumento sia rispetto ad un anno prima (257,7 milioni) che al 31/12/2022 (261,6 milioni).

Si tratta di una dinamica - dovuta al mix dei trend di scorte, crediti commerciali e debiti commerciali - la quale fa storcere il naso al risparmiatore. Il disappunto non è condiviso dalla società. In primis il gruppo, pure conscio della situazione, ricorda che la salita dell’inventory è la conseguenza della necessità – comune a tante altre aziende – di gestire i problemi sulle filiere globali di approvvigionamento. Inoltre, viene sottolineato, il processo di riduzione del magazzino è già iniziato nell’ultimo quarter del 2022 ed è proseguito nel trimestre successivo. Da 718,9 milioni di Inventory (al 31 marzo dello scorso anno) si è passati a 672,7 milioni di fine 2022 per arrivare a livello di 597,9 milioni del 31 marzo 2023. In tal senso, anche e soprattutto grazie ai minori acquisti su prodotti a bassa marginalità come i personal computer, la previsione è dell’ulteriore calo del magazzino nell’esercizio in corso. Il target è di tornare, sempre a fine del 2023, a 40-45 giorni di rotazione del magazzino stesso.

RICAVI E GEOGRAFIE

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Al di là di ciò, però, è lecito obiettare ulteriormente che, sempre al 31/3/2023, sono risultati in rialzo gli stessi crediti commerciali. Il che può fare ipotizzare il peggioramento della qualità del credito. Non è così, ribatte la società. La dinamica in oggetto è l’effetto della riduzione dell’attività di factoring. L’azienda - puntando su soluzioni e prodotti ad alta marginalità – interagisce sempre di più con clienti maggiormente efficienti sul fronte dei pagamenti. Dal che, dice il gruppo, da una parte c’è minore bisogno di cedere i crediti (factoring, ndr); e, dall’altra, l’aumento in valore assoluto dei prestiti stessi non significa che la qualità del credito cali. Infine Esprinet sottolinea che, analogamente a quanto accade sulle scorte, l’inflazione ha l’effetto di fare salire il valore nominale dei medesimi prestiti.

Soluzioni ad alta marginalità

Fin qui alcune suggestioni riguardo all’internazionalizzazione del business e al capitale circolante. L’azienda, però, è focalizzata anche su un altro fronte: quello, per l’appunto, dei prodotti e soluzioni al elevata marginalità. Alla fine del primo trimestre del 2023 queste («Solution e Services») valgono circa il 60% dell’Ebidta adjusted. Si tratta di una percentuale elevata dovuta, da un lato, alla stagionalità del business; e, dall’altro, alla frenata del settore dei personal computer. A fronte di ciò, visto che le stesse vendite di pc attualmente sono piatte e potrebbero nel prossimo futuro riprendersi, nel breve periodo l’incidenza delle soluzioni ad alta marginalità potrebbe calare. Sebbene, nel medio periodo, Esprinet indichi che l’obiettivo è arrivare a mantenere simili livelli.

REDDITIVITÀ NORMALIZZATA E LINEE DI BUSINESS

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Già, mantenere simili livelli. Ma in che modo? La priorità, nelle «Soluzioni e servizi» è su specifici comparti: dalla cybersecurity al mondo del cloud computing fino alle soluzioni software. Si tratta di un’espansione che può fare leva sull’M&A (come mostra il recente acquisto in Spagna di Lidera, distributore attivo nella sicurezza cybernetica). Oppure sull’ampliamento del portafoglio prodotti con realtà che già hanno accordi con Esprinet. Oppure, ancora, grazie alla ricerca di nuove intese. Un esempio? L’accordo, sempre in Spagna, con una società che propone soluzioni per la virtualizzazione dei data center. Non solo. Esprinet guarda anche a start up, che però abbiano già la capacità di generare ricavi, in grado di offrire soluzioni a valore aggiunto. In tal senso, negli Stati Uniti, il gruppo ha un accordo con una piattaforma (Vation ventures) che, da una parte, è in grado di monitorare il mondo delle start up più innovative nel mondo tecnologico; e che, dall’altra, mette in contatto queste realtà con società quali Esprinet.

Dalle «Soluzioni e Servizi» agli «Screen e Devices». Rispetto a quest’ultimi, pure restando importanti per il business, c’è per l’appunto una minore focalizzazione. Al di là di ciò, con riguardo ai devices (dalle stampati ai televisori fino agli elettrodomestici) è possibile una piccola crescita. In tal senso Esprinet indica che la volontà è mantenere le quote di mercato, per quanto un’eventuale diminuzione non è vissuta in maniera drammatica. Rispetto, invece, ai personal computer (che hanno sofferto nella primo semestre dell’anno) il gruppo indica come dovrebbe esserci un miglioramento della domanda nella seconda parte dell’esercizio.

Conti e redditività

Ma non è solo una questione di linee di business. Il risparmiatore volge lo sguardo anche ai conti trimestrali. Al 31/3/2023 i numeri sono, sia a livello di ricavi che di redditività, calati. Certo: il Gross margin (margine commerciale lordo)è salito al 5,34% a fronte del 5,05% di un anno prima. Inoltre il confronto con il 2022, esercizio in cui l’azienda ha realizzato l’utile netto record della sua storia, è sfidante. Ciò detto, tuttavia, c’è il disappunto per la riduzione, ad esempio, dell’Ebitda adjusted (-22%). La società, non condividendo il rammarico, invita a un’analisi approfondita. Dapprima perché, viene spiegato, la dinamica in parte è la conseguenza della voluta transizione verso attività ad alta marginalita. Una strategia la quale, richiedendo investimenti sia in persone che in strutture operative, inevitabilmente incide sulla redditività. Poi perché, dice sempre Esprinet, pesa, per esempio sul costo del lavoro, la recente dinamica inflazionistica. A fronte di un simile contesto l’azienda indica di essere in grado di gestire la situazione e conferma, nonostante le incertezze macroeconomiche e geopolitiche, la stima a fine del 2023 di un Ebitda adjusted compreso tra 85 e 95 milioni (erano stati 90,7 milioni nel 2022).

IL CAPITALE COMMERCIALE CIRCOLANTE NETTO

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Infine il Return on capital employed (Roce). Cioè: il rapporto tra utile operativo e il capitale investito. Il gruppo dà rilevanza a questo indicatore è ha il target di mantenerlo superiore al Waac. Il Roce, al 31/3/2023, è calato al 9,6% in linea, più o meno, con il costo del capitale. Necessaria, quindi, la sua rimonta. L’andamento è l’effetto del rialzo del denominatore (il capitale investito) dovuto all’aumento del magazzino. L’obiettivo dell’azienda, per l’appunto, è la riduzione dell’inventory. Un impegno che fa dire al gruppo che la traiettoria del Roce, nel 2023, è prevista in miglioramento.

Per approfondire:

L'andamento del titolo

L'analisi tecnica del titolo

L'analisi di Finlabo research

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