NuraxiFigus, da miniera ad hub energetico
La conversione
di Davide Madeddu
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Le rinnovabili in superficie e il deposito nelle gallerie. La transizione energetica passa per la miniera di carbone, ormai ferma, di Nuraxi Figus nella Sardegna sud occidentale. E mette assieme energia pulita e infrastruttura industriale mineraria. Quella della miniera di proprietà della società Carbosulcis, azienda controllata interamente dall’assessorato regionale dell’Industria.
Per dare un futuro al sito carbonifero, caratterizzato da quattro pozzi che si spingono a centinaia di metri di profondità e gallerie che attraversano il sottosuolo, la dirigenza dell’azienda ha dato vita a un programma di riconversione con una serie di iniziative e progetti. Istanze che puntano anche a sfruttare le risorse messe in campo sia da Pnrr sia dal Just transition fund che per il Sulcis Iglesiente vale circa 370 milioni. Uno dei punti di forza della conversione della miniera è proprio la realizzazione dell’hub energetico. Si tratta dell’Energy Storage, un modello integrato che «cattura l’energia discontinua delle Fonti Energetiche Rinnovabili, l’accumula in maniera efficiente e la fornisce alle utenze energivore». Tutto dovrebbe iniziare in superficie con la cattura dell’energia attraverso il parco eolico e quello fotovoltaico. La seconda parte, invece, è quella relativa all’accumulo. Una delle ipotesi è trasformare le gallerie chiuse in serbatoi per l’aria compressa da utilizzare successivamente per produrre energia. Un campo su cui ancora gli esperti e i tecnici dell’azienda mineraria stanno lavorando. C’è poi un altro aspetto che colloca l’azienda mineraria al centro della transizione energetica. Si tratta del progetto dei cosiddetti «accumuli gravitazionali» che permettono di produrre energia sfruttando i dislivelli sia delle strade che arrivano sino a 500 metri di profondità, sia quelli dei pozzi. «Su questo versante si sta ancora lavorando e ci sono numerosi studi in corso - dice Francesco Lippi, amministratore unico - di sicuro una delle strade che si stanno battendo in questo momento è proprio quella delle energie rinnovabili». E poi dell’hub energetico regionale che, come sottolinea il manager prevederebbe la « produzione in superficie da fonti rinnovabili di 35 MWp (fotovoltaico e eolico), un potenziale stoccaggio in sottosuolo di almeno altrettanta potenza e la gestione intelligente per smart greed, guardando alle potenzialità aggiuntive sulla produzione di idrogeno verde».
