La top manager italiana numero due del gruppo Kering: Francesca Bellettini
Chi è l'italiana alla guida di Yves Saint Laurent e nella lista delle 25 donne più influenti al mondo, che Francois Henri Pinault ha scelto come sua vice e responsabile per il brand development dell'intero gruppo?
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Grande riassetto ai vertici Kering: Francesca Bellettini, presidente e ad di Yves Saint Laurent dal 2013, accanto al ruolo attuale, viene nominata vicepresidente e responsabile per il brand development dell'intero gruppo: tutti gli amministratori delegati dei marchi riporteranno a lei.
Chi è l'italiana al vertice del gruppo - il secondo al mondo per fatturato - che Pinault ha scelto di avere come vice al suo fianco? Per conoscerla da vicino, pubblichiamo il racconto dell'incontro di HTSI con la top manager avvenuto in primavera, quando Bellettini era ancora “solo” l'ad di YSL, il marchio Kering che registra la crescita maggiore.
Nel mondo della gestione d'impresa, quando s'incontra un fuoriclasse, ci sono minimi dettagli che chiedono attenzione. Il primo è la schedule, l'ora in cui il manager si rende disponibile per l'intervista. Con Francesca Bellettini ci vediamo alle 8 in punto, per avere davanti tutto il tempo e nessuna fretta in una giornata - la sua - che proseguirà con l'apertura di una conferenza internazionale sul lusso alle 10, un paio di meeting a Milano fra le 11 e le 13, e un volo per Tokyo nel primo pomeriggio. Il secondo è l'abito: quello della presidente e amministratore delegato di Saint Laurent è semplice ai limiti della ricercatezza, un nulla perfetto, camicia girocollo bianca e una giacca che ha la precisione di una linea retta. Il terzo è la lingua: l'italiano di una delle 25 donne più influenti al mondo è un combinato di affabilità organica, fluidità romagnola e pura solidità. Suona spontaneo quanto è netto e si coniuga solo al plurale, tutt'al più al duale. La qualità della leadership comincia dalla grammatica, si fa squadra anche nei verbi. Poi ci sono dettagli che sono chiavi di affinità. La massa bruna di capelli ricci dove convivono ordine e disordine, sforzo di controllo e resa alla natura impossibile da controllare, apre questa conversazione con un sorriso a specchio.
Cominciamo da una curiosità: la cronaca economica raramente si esprime in termini emotivi. Invece la crescita del brand, sotto la guida di Francesca Bellettini e la direzione artistica di Anthony Vaccarello, vanta epiteti esuberanti: impetuosa, spettacolare, irrefrenabile sono i termini più frequenti con cui vengono descritti numeri e profitti esponenziali, arrivati a contare nel 2022 il 16 per cento delle vendite complessive del gruppo Kering (di cui fanno parte colossi come Gucci). «A me fa piacere essere descritti con questi aggettivi dall'esterno, ma non sono quelli con cui noi ci descriviamo, noi parliamo della nostra crescita come solida: crescere, fin dall'inizio, ha voluto dire costruire delle basi salde che potessero sostenerci». Era il 2013 quando Bellettini fu scelta da François-Henri Pinault per guidare una maison prestigiosa, ma i cui ricavi si aggiravano intorno ai 500 milioni di euro (precisamente 472 milioni di euro nel 2012). A distanza di dieci anni, il target dei 3 miliardi è stato raggiunto e già ci si proietta verso il prossimo: 5 miliardi. «Quando sono arrivata, la prima cosa che abbiamo fatto è stata sederci tutti insieme e definire quello che poteva essere un obiettivo di medio-lungo periodo, e soprattutto crederci, essere tutti convinti che ci si poteva arrivare. Anzi, comportarsi come se fossimo già là».
L'immagine della linea retta calza a pennello non solo il fisico minuto, ma la tempra di visione di questa manager-da-un-miliardo-di-euro (altro epiteto ricorrente). Un semplice, eppure infinito, insieme di punti allineati lungo la stessa direzione: il linguaggio geometrico sintetizza la determinazione a un percorso corale verso una destinazione chiara. Porsi traguardi corretti è metà della strada per realizzarli. «Il principio è capire quello che sei e che hai, stabilire in modo chiaro dove arrivare, e costruire il resto intorno, in primis la struttura che ti consenta di arrivarci in modo agile». Semplice a dirsi, quantomeno articolato da realizzare. «Il lusso è un settore aspirazionale. La priorità è essere desiderabili e ci riesci quando sei autentico, quando giochi in territori che sono coerenti con te. La nostra è stata una strategia di posizionamento. Con l'arrivo di Anthony, abbiamo spinto su prodotti qualitativamente sempre più elevati, sul fashion show, sulle campagne pubblicitarie. Ci è stato subito chiaro che il brand, la creatività e il posizionamento non dovevano essere sacrificati per un euro di fatturato in più, un euro di profittabilità in più». Organizzativamente le tappe sono state precise. «Abbiamo creato una business unit per le calzature, una per la pelletteria, una per il ready-to-wear: il responsabile segue tutto, dallo sviluppo prodotto fino alla consegna in negozio, in modo che non ci siano inciampi nella filiera e ogni fase sia seguita con la stessa attenzione. Un'altra mossa fondamentale è stata l'autonomia delle regioni. Prima del mio arrivo, i presidenti erano dei retail director, io li ho voluti responsabili di tutte le funzioni e a mio diretto riporto: sono i miei occhi e le mie braccia sui mercati, perché non conosci mai un luogo bene come le persone che ci vivono».





