I tentativi estremi di rianimare i negoziati tra Usa e Iran
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
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«Ero consulente per Sempio già nella prima indagine su di lui. Dissi allora quello che ripeto oggi: le tracce di Dna trovate sotto le unghie della povera Chiara non erano idonee per un’identificazione personale. Siccome le tracce sono sempre quelle, per quanto mi riguarda non è cambiato niente: come non erano idonee nel 2016 non sono idonee nel 2025».
Lo ha dichiarato l’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano, consulente in pectore della difesa di Andrea Sempio, nel caso Garlasco, in una intervista a Repubblica. Chiara Poggi, una giovane di 26 anni laureata in econonia fu uccisa a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007. Chiara fu uccisa con un oggetto contundente mai ritrovato, nella villetta in cui viveva con la famiglia. Gli inquirenti hanno sempre ritenuto che conosceva l’assassino. Infatti gli aveva aperto la porta di casa in pigiama e in maniera spontanea, visto che non furono rilevati segni di effrazione all’interno dell’abitazione. Chiara era sola in casa, mentre i genitori e il fratello erano in vacanza.
La comparazione del Dna di Andrea Sempio, ritornato sotto i riflettori della Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, dovrà essere effettuata non solo con «il profilo genetico estratto dal materiale biologico rinvenuto sotto le unghie» della giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, ma anche con «le ulteriori tracce di natura biologica rinvenute sulla scena del crimine», ha scritto il gip di Pavia Daniela Garlaschelli nel provvedimento con cui ha disposto la convocazione per il prelievo coattivo della saliva e dei capelli del 37enne, la cui posizione era già stata archiviata nel 2017 in quanto era stata esclusa “categoricamente” qualsiasi sua responsabilità.
Il Dna, spiega l’ex comandante del Ris di Parma, «era pochissimo, e talmente degradato che non era possibile fare alcuna considerazione né in tema di identità né in tema di esclusione. È vero, oggi esistono nuove tecnologie, ci può magari essere un’interpretazione più precisa, ma le tracce sono e rimangono tali. È un profilo parziale e incompleto».
Sulla decisione della Procura di indagare di nuovo Sempio «sono perplesso», sottolinea l’ex comandante del Ris. Il ragazzo era «amico di Marco Poggi, frequentava assiduamente quella casa: sono sicuro che se oggi analizzassimo degli oggetti di casa troveremmo il Dna di Sempio e anche quello di Chiara. Un Dna da oggetti toccati. Se ci sono reperti che non sono mai stati analizzati è giusto e doveroso farlo. Ma se i reperti sono sempre gli stessi, non ci sono nuove tecnologie che tengano». In generale «un caso lo riapri se ci sono novità sul piano scientifico o se ci sono nuove testimonianze. Altrimenti rischia di essere un esercizio narcisistico. Da qualche anno c’è una corsa a riaprire casi dopo sentenze definitive».+ Perché Sempio si era rifiutato di farsi prelevare la saliva? «Credo sia stata una reazione istintiva, per la serie: ma cosa volete ancora da me? Non credo al rifiuto per sottrarsi alla giustizia, sarebbe stato stupido». Adesso «la cosa antipatica è che mediaticamente è come se Sempio fosse già colpevole e Stasi in procinto di uscire dal carcere».